Orari

  • Giorni feriali

    Ore 7.55 Lodi mattutine
    Ore 8.15 Messa
    ORE 18.00 Rosario
    Ore 18.30 Messa e al termine Vespri

  • Giorni festivi

    Ore 11.30 Messa
    Ore 17.30 Rosario
    Ore 18.00 Vespri
    Ore 18.30 Messa

  • Adorazione

    • Ogni mercoledì dalle 12.30 alle 13.30
    • L'ultimo lunedì del mese dalle 21 alle 22
  • Confessioni

    • Tutti i giorni (tranne il venerdì pomeriggio)
      dalle 8.45 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00

Avvisi

Una storia vera di Fede e di vita di una famiglia davvero speciale
Quando meno te lo aspetti succederà! Tutti almeno una volta ci siamo sentiti dire questa frase, quando ciò che desideravamo di più sembrava non poter più arrivare. Ma che cosa accade quando queste parole non sono pronunciate da una persona amica che ci sta accanto, ma sono sussurrate dalla Fede? In questo tempo di Avvento, tempo di attesa della Luce Vera, una coppia di sposi, Sabrina e Mauro, ci ha fatto un dono bellissimo raccontandoci come nella loro vita questa risposta alla fine è giunta.

Dopo essersi conosciuti poco più che ragazzi e aver speso dieci anni a costruire il loro futuro insieme avviando, con grandi sacrifici e tanto lavoro un’attività in proprio, decidono di sposarsi e qualche tempo dopo di avere dei figli. Hanno tutte e due superato i 35 anni, un traguardo normale per le famiglie di oggi che hanno il primo figlio superata la trentina. Loro sentono però che questo figlio deve arrivare e ciò che prima non avevano cercato per tanti motivi, ora diventa il loro desiderio più grande. È Sabrina a provare su di sé l’attesa più pressante. Passano i mesi, ma i tentativi di concepire un bambino sono vani. La prima risposta viene dal medico di famiglia ed è rivolta a lei: “Signora deve riposarsi- le dice -  lavora troppo, è magrina, deve mangiare di più e fare una vita più tranquilla”. Sabrina segue scrupolosamente i consigli del suo dottore, cerca di evitare stress inutili, ma nulla accade. E l’ansia cresce. Torna di nuovo dai medici, questa volta all’ospedale, al centro per la procreazione assistita. Dai vari esami scoprono che ha una malattia autoimmune che impedisce il concepimento. Lei, sempre insieme al marito Mauro, è determinata ad avere un bambino e si sottopone alle cure necessarie. Una volta stabilizzata la sua situazione affronta il primo ciclo di fecondazione assistita. “Credevo nella scienza - racconta - e mi sono affidata agli specialisti certa che ci saremmo riusciti. Non erano molte le possibilità, il tempo per me passava e quindi era quella la via che dovevamo seguire”. Il primo tentativo purtroppo non ha buon esito. Sabrina non resta incinta e si prospetta dopo un’altra lunga preparazione, un secondo tentativo.

Questo è ciò che stava accadendo nel corpo di Sabrina, ma nel suo cuore e in quello di Mauro, che cosa c’era veramente? “Giorno dopo giorno - confessano - sentivamo sempre più forte il desiderio di avere un figlio, condividevamo le difficoltà, la fatica. Insieme a questo però si rafforzava sempre di più la consapevolezza che da soli non ce l’avremmo fatta. Così noi che da credenti più volte ci eravamo affidati alla custodia della Madonna, a Lei abbiamo guardato nuovamente”. Sabrina e Mauro che prima di avviare la nuova attività gestivano un bar vicino alle Tre Torri erano soliti venire a pregare qui, nel Santuario di Canepanova, davanti all’immagine della Madonna. Ed è a Lei che in quel momento di attesa, sempre più incerto e doloroso, chiedono aiuto. Passato il tempo della preparazione, con nuove visite e terapie per la stimolazione ormonale, Sabrina si sottopone ad una seconda fecondazione assistita e questa volta l’esito è positivo: “Per me e Mauro è stato un momento di gioia incredibile, nel buio finalmente si accendeva una luce”. In quel periodo, su suggerimento di un’amica avevamo programmato di fare un pellegrinaggio a Medjugorje, appena dopo Natale. Tutto è pronto, Mauro è con lei. Ma Sabrina, che è al quarto mese di gravidanza, a seguito di una forte emorragia perde il bambino e  insieme a lui - il piccolo Giovanni - ogni speranza. “Decidemmo di partire lo stesso - spiega Sabrina tornando col pensiero a quei terribili giorni - di recarci dalla Madonna per domandare il perché di quello che era successo. Perché ci stava accedendo e quale significato potesse avere nella nostra vita”. Al rientro a Pavia tocca ancora a Sabrina affrontare il passo più difficile. Si reca in ospedale per il raschiamento. L’operazione è più pesante del previsto e compromette la possibilità per lei di avere ulteriori gravidanze.

È così che Sabrina e Mauro, sempre uniti, sempre insieme, nella vita e nella preghiera, nei mille rosari recitati mano nella mano, piangendo, sentono in loro che forse la vera via da seguire è quella che Dio sta mettendo loro di fronte. E alla Madonna, a cui si sono affidati, rivolgono parole di supplica, tanto vere quanto dolorose: “Ti preghiamo fai in modo di toglierci il desiderio di essere genitori”.

La loro non è una resa ma un guardare in faccia alla realtà accettando la risposta che la vita gli sta dando: non avranno un figlio. Nemmeno l’adozione sembra una via possibile. Il loro amore lo doneranno a chi si trova nella loro stessa situazione, pregando per loro. Passato qualche mese partono per Assisi, un viaggio fatto altre volte. Alla Porziuncola, di fronte alla Madonna, testimoniano il loro impegno di donarsi agli altri: “Provavamo nel nostro cuore uno strano senso di pace, che nasceva dal dolore, ma che ci proiettava in una nuova dimensione. Ci eravamo convinti che un figlio non l’avremmo più avuto”.

Ma la vita non finisce, come non finisce la speranza quando è la Fede a sostenerla. Perché non siamo noi a decidere tutto, perché da ciò che non capiamo, ma sappiamo accettare, nasce una nuova luce. Sabrina e Mauro ritornano da Assisi e dopo qualche settimana lei scopre di attendere un bambino. È vero, i medici lo confermano con una diagnosi certa in tutta la sua forza: “Il suo è stato un concepimento tardivo, ben oltre i suoi giorni di fertilità. La sua è una gravidanza a rischio, ma le confermiamo che una vita sta crescendo dentro di lei”. Una vita forte e bella che nove mesi dopo entra in questo mondo. Nel gennaio del 2015 nasce Tommaso. Chi frequenta il Santuario forse ricorderà il fiocco azzurro con il suo nome ricamato al centro e una preghiera di ringraziamento. Un ex voto per grazia ricevuta: perché ciò che si crede impossibile non lo è nel disegno di Dio. “Ero certa che sarei riuscita a portare a termine la gravidanza”, ricorda commossa Sabrina. “Sentivo la Madonna con me. Ci sono dei segni che non capisci subito, il senso di ciò che ti succede arriva più tardi. Tommaso è un dono che ci è stato dato e in lui ogni giorno vediamo la mano di Dio, la sua impronta e così ci siamo impegnati ad amarlo”.

(Gabriella by CanepaLab)