Orari

  • Giorni feriali

    • Ore 7.55 Lodi mattutine 
    • Ore 8.15 Messa
    • Ore 18.00 Rosario
    • Ore 18.30 Messa e al termine Vespri 
  • Giorni festivi

    • Ore 11.30 Messa
    • Ore 17.30 Rosario
    • Ore 18.00 Vespri
    • Ore 18.30 Messa 
  • Adorazione

    • Ogni mercoledì dalle 12.30 alle 13.20 (da ottobre a giugno)
    • L'ultimo lunedì del mese dalle 21 alle 22 (da ottobre a giugno)
  • Confessioni

    • Tutti i giorni (tranne il venerdì pomeriggio)
      dalle 8.45 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00

Avvisi

Sabato 25 maggio

Ore 21:00 In Santuario, Concerto

Lassa far a mi: La Sol Fa Re Mi

Improvvisazione e contrappunto dal XII al XX secolo per due flauti dolci

Info: https://bit.ly/2JWL1FQ

Domenica 26 maggio

Ore 21:00 In Santuario, Concerto

“Ave Dulcissima Maria”

musica ad honorem Beatae Mariae Virgini

INFO

«Amore non conosciuto, perché? Perché mi abbandoni?»

Il 4 gennaio festeggiamo Santa Angela da Foligno, mistica e terziaria francescana, canonizzata a Papa Francesco il 9 ottobre 2013
Si può amare Dio quasi alla follia. Per alcune devote del XIII secolo tra cui Angela da Foligno (1248-1309) e Margherita da Cortona (1247-1297), di cui parleremo in occasione della sua ricorrenza il 16 maggio, l’esperienza mistica può significare amare il proprio Sposo celeste oltre ogni limite. Le vite di queste due terziarie francescane, contemporanee, Angela moglie e madre di più figli, Margherita giovane amante di un nobile di Montepulciano, sola con un figlio illegittimo, dimostrano come la nuova religiosità, basata sulla penitenza, sulla carità e sulla preghiera, offra a tutte una via per unirsi a Dio e aspirare a una possibile santità. Non sono solo fanciulle e vergini, fin da bambine avviate sul cammino della devozione, a votarsi completamente a Cristo, ma anche donne mondane, che hanno vissuto l’esperienza del peccato e si sono liberate degli affetti terreni per donarsi completamente a Dio.

Angela da Foligno (1248 - 1309).
È il 1285 quando Angela, chiamata spesso col vezzeggiativo di Lelle, riceve l’apparizione di San Francesco e si converte alla dottrina dei Frati Minori per seguirne l’esempio di povertà, castità e obbedienza. Ha già trentasette anni, alcuni figli e un marito, un signorotto di Foligno che ha sposato poco più che ventenne. Se sia stata una buona moglie e una madre affettuosa non è dato di sapere. Certo è che la vita nella casa di Foligno, con tutta la sua famiglia, inizia ad esserle estranea, quasi un impedimento. Un fatto singolare ma vero, tanto quanto il senso di consolazione che prova quando, in breve tempo, uno dopo l’altro, i suoi familiari più cari muoiono. Benché senta un grande dolore, che confida al suo confessore frate Arnaldo, Angela è finalmente libera di dedicarsi alla vita che ha scelto per sé: vende tutti i beni in suo possesso, ne dona il ricavato ai poveri e veste l’abito di terziaria francescana, dedicandosi alla penitenza e alla totale imitazione di Cristo. Non si sa di preciso dove abbia abitato, ma non vive da reclusa. Le sole persone con cui è in contatto sono il suo confessore, frate Arnaldo, e una donna.

Il fatto più noto della sua vita accade attorno al 1291 ad Assisi, sulla soglia della basilica superiore di San Francesco, dove Angela si è recata con alcuni pellegrini. All’improvviso, sedutasi per terra e in preda all’agitazione inizia ad urlare: «Amore non conosciuto, perché? Perché mi abbandoni?». Tra lo stupore e la paura delle persone che sono con lei non riesce a dire altro. Grida in modo incomprensibile di voler morire e di essere sopraffatta da ciò che le sta accadendo. Una crisi, forse mistica, cui lo stesso confessore presente alla scena non riesce a dare una spiegazione. Angela vive i propri sentimenti in maniera estrema, contraddittoria, con forti tensioni interiori. Lo ha dimostrato al momento della morte dei figli, della madre e del marito quando, finalmente libera, può sentire Dio. Gli obblighi coniugali e familiari le impediscono di vivere appieno la sua vita spirituale, causandole profonda angoscia. È una condizione di duro disagio interiore che confessa in lacrime al suo confessore: «In quel periodo vivevo con mio marito: che amarezza per me quando mi veniva lanciata una ingiuria o fatto un torto. Tuttavia sopportavo ogni cosa pazientemente, come potevo. Avvenne poi, col permesso di Dio, che mia madre, che mi era stata di grande impedimento, morisse. A questa morte seguì quella del mio sposo e dei miei figli in breve giro di tempo. Poiché avevo iniziato la via della croce e pregato Dio di essere liberata da ogni legame terreno, provai consolazione alla loro morte: pensavo che per l’avvenire, avendo Dio concesso tali grazie, il mio cuore sarebbe rimasto sempre unito al suo e il cuore di Dio sempre unito al mio».
L’amore di Angela per Dio si potrebbe definire unico e irripetibile. La sua esperienza mistica è mossa da incontrollabili emozioni. È il rapporto con il divino, e in particolare con l’umanità di Cristo, a determinare il suo dolore e la sua gioia, i momenti di tenebra, in cui si sente abbandonata da Dio, e di luce, in un personale percorso di devozione che la condurrà alla santità.

È la preghiera ad accompagnare il tormento interiore di Angela. La terziaria francescana fa proprio il martirio di Cristo e le sue esperienze mistiche si concentrano sempre di più sull’evento della crocifissione. La sua è una visione realistica di quanto accade, non simbolica. Ciò che vede Angela non è una immagine nella sua mente, ma il corpo vero di un uomo di trentatré anni, lacerato dalle ferite, coperto dal sangue, che muore sacrificato sulla croce. Nella contemplazione di questo momento sente passare attraverso il suo corpo tutto il dolore. Un amore quasi fisico che si manifesta nei giorni della Passione. Come in un Sabato Santo quando, in rapimento mistico (excessu mentis) si trova distesa nel sepolcro accanto a Gesù: «Dapprima ‒ narra la sua legenda ‒ baciò il corpo di Cristo e vide che giaceva morto, con gli occhi chiusi, poi baciò la sua bocca dalla quale colse come un profumo di dolcezza, impossibile a dirsi. Dopo una breve pausa accostò la sua guancia a quella di Cristo, e Cristo poggiò la sua mano sull’altra guancia di lei stringendola a lui. In quel momento udì queste parole: “Prima che giacessi nel sepolcro, ti tenni così stretta a me”».

La donna che ad Assisi aveva urlato disperata a Dio il suo smarrimento, ora si trova stretta a lui, per sempre, non come sposa di Cristo, ma come sua amata, in una unio passionalis tipica della religiosità francescana. L’itinerario mistico di Angela non è solo un andare verso Dio, ma è un andare dentro Dio. È una esperienza che inizia con la folgorazione di Assisi del 1291, quando Dio le si presenta senza mediazioni: il sentimento è talmente forte da farla gridare, da renderla pazza. La sua storia può essere interpretata, in questo senso, come una “insania” interiore, una coscienza mistica altissima, senz’altro tra le più alte riferibili alle devote italiane del periodo medioevale.

(Gabriella by #CanepaLab)