Carlotta Nobile: “Eppure vivere!”

La testimonianza dei genitori di Carlotta e del fratello Matteo nella Notte dei Santi il 31 ottobre alle ore 21 alla Chiesa di Santa Maria del Carmine.

Per il terzo anno consecutivo, insieme alla Diocesi di Pavia, vi proponiamo di vivere la notte del 31 ottobre, la notte di Tutti i Santi, in preghiera e ascolto di una testimonianza di vita santa e di fede dei giorni nostri. Dopo Chiara Corbella Petrillo e Chiara Luce Badano conosceremo la storia di Carlotta Nobile, giovane musicista nata a Roma nel 1988 e morta di cancro, a soli 24 anni, il 16 luglio del 2013. Nel febbraio 2018 viene inserita tra i “Giovani Testimoni” del Sinodo dei Vescovi, indetto da Papa Francesco nel 2018 sul tema "I giovani, la fede e il discernimento vocazionale".

Carlotta diceva di sé e della sua malattia:

«Io sono guarita nell’anima. In un istante, in un giorno qualunque, al risveglio da una crisi. Ho riaperto gli occhi ed ero un’altra. E questo è un miracolo.». E aggiungeva: «Perché vuoi dimostrare prima di tutto a te stessa che si può avere un melanoma metastatico che non si arrende, eppure VIVERE, con tutto ciò che questa parola vuol dire. Vivere tutte le gioie, i progetti, i dolori, le lacrime che la vita di 23enne ti regala ogni giorno. Perché c’è un E poi per cui non smetterai mai di combattere, perché nessuno può toglierti l’assoluta certezza che – nonostante tutti i tagli, le cicatrici, gli aghi nelle vene, i controlli, i liquidi di contrasto, gli interventi e i dolori – c’è una gioia immensa che ti aspetta, c’è il tuo più grande sogno che ti guarda da un tempo futuro e non vede l’ora di raggiungerti. Perché tutto quello che stai vivendo ti verrà un giorno riscattato. Perché in fondo il modo che hai ora di guardare alla vita non potevi che raggiungerlo così».

La Notte dei Santi inizierà alle ore 21 e sarà presieduta dal Vescovo Corrado. Il ricordo di Carlotta sarà portato dai suoi genitori e dal fratello Matteo. Al termine della testimonianza la chiesa del Carmine  rimarrà aperta sino alle ore 24 per un momento di Adorazione personale e sarà possibile accostarsi al Sacramento della Riconciliazione.

Le celebrazioni per la ricorrenza di Tutti i Santi proseguiranno il 1° novembre con le Sante Messe che seguiranno l’orario festivo: la mattina alle ore 11.30; il pomeriggio alle ore 18.30 (preceduta alle ore 18 dai Secondi Vespri Solenni).

Il giorno 2 novembre, tradizionalmente dedicato alla Commemorazione dei Defunti, le Sante Messe seguiranno l’orario feriale del sabato: alla mattina alle ore 8.15, preceduta dalle Lodi alle ore 7.55; nel pomeriggio alle ore 18.30 preceduta dai Vespri alle ore 18. Pur essendo sabato la Santa Messa delle ore 18.30 non sarà prefestiva ma sarà destinata alla celebrazione per i Defunti.

 

Santi , santità

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Contro i vizi usa le virtù

Dal 13 marzo al 10 aprile in Santuario alle ore 21 catechesi quaeresimale sui vizi capitali. 

Tante virtù ci attribuiamo, ma quali sono i nostri vizi? Nel tempo della Quaresima il momento è propizio per guardare a noi stessi, ai nostri comportamenti, per liberarli dall’inganno delle illusioni che abilmente costruiamo e giustifichiamo, complice una realtà virtuale dei social e del web che altera e nasconde le nostre identità. È il momento di fare spazio e riportare la Verità nella nostra vita. Ma come? Opponendo ai vizi le virtù. I vizi capitali nascono dalla continua ripetizione – quasi sempre consapevole – di uno stesso peccato, dall’abituarsi a quel peccato che diventa il nostro comportamento, il nostro modo di vivere e di essere 

Le virtù si oppongono a questo comportamento con lo stesso movimento ma verso il bene, offrendoci un percorso graduale di “purificazione”, possibile grazie al discernimento di ciò che è male e alla volontà di fare ciò che è bene, di giungere ad un nuovo modo di agire in se stessi, per se stessi e nella relazione con gli altri. Ecco che allora alla superbia si oppone l’umiltà, all’avarizia la generosità, all’invidia la carità, alla gola la temperanza, alla lussuria la castità, all’accidia la diligenza e all’ira la pazienza. Nei cinque appuntamenti lungo tutto il periodo di Quaresima rifletteremo sui vizi e sulle virtù e sulla possibilità di compiere in noi stessi questo percorso. Un’opportunità che durante questo tempo forte di conversione e preghiera che ci condurrà alla Pasqua assume un significato ancora più profondo. Gli incontri di catechesi si terranno in Santuario, ogni mercoledì di Quaresima, alle ore 21, dal 13 marzo al 10 aprile.

Quaresima, Vizi, Virtù

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Facciamo che sia molto più di un like

La catechesi proposta da fr. Maggiorino per la Veglia di Capodanno ha messo in luce le debolezze del nostro tempo aprendo percorsi di riflessione. Uno è giunto anche a noi.

Eh sì, ha ragione lei Padre, questo anno deve valere più di un like. Il passaggio dal 2018 al 2019 che abbiamo vissuto prima in Convento e poi in Santuario, grazie alla catechesi che ha preceduto la Santa Messa di mezzanotte, ci ha permesso di pensare, se mai non l’avessimo fatto prima, al punto in cui questo mondo - e soprattutto il modo in cui lo viviamo - sono  arrivati. Basta davvero un like su Facebook, Twitter o Instagram, per citare i social network che mettono in relazione milioni di persone del pianeta, per dire che ci siamo e ci stiamo? Basta un click sul pollice blu a qualificare la nostra presenza, la nostra appartenenza, la nostra esistenza? No Padre, un like non basta. È una scorciatoia, un’adesione per vie brevi per dire di essere parte di qualche cosa, senza mai essere parte di nulla, se non di uno spropositato e globale chiacchiericcio. Dove noi non ci siamo affatto. Un parlar dalla superficie, mettendo in evidenza noi stessi, ma senza mai mettersi in gioco veramente. Siamo diventati persone che – come acutamente ha sottolineato lei – non siamo capaci più nemmeno di comunicare, di considerare le parole come dei veicoli di significato, un significato che dia forma al pensiero. Forse perché nemmeno più pensiamo. Passiamo da poche espressioni ripetute, quasi come un ritornello inceppato o uno slogan in loop, a continui fiumi di parole, dove ci sono pause solo per prender fiato e non certo per ascoltare. Dove la ripetizione, quasi si comunicasse tra persone che ci sentono poco, è continua e insistente. Nella notte di vigilia del nuovo anno in Santuario ci siamo domandati il perché di tutto questo. Le parole un tempo hanno smosso il mondo, hanno creato il mondo, sono state e tuttora sono la manifestazione di Dio, qui  e ora, nell’Antico Testamento e nel Vangelo. Ce lo ha ricordato lei facendo riferimento al prologo del Vangelo di Giovanni: “In principio era il Verbo e il Verbo era Dio e il Verbo era presso Dio”. E ai primi versetti dal libro della Genesi. “Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.”. La Parola di Dio dice e fa. E noi la conosciamo per la sua potenza e la sua Verità, perché è una promessa che è certezza.

E le nostre parole, come sono ora? Hanno in sé questo valore? Dove sono finite le parole che sapevano aprire una via, una futuro di senso e non di presente non-senso? Dove sono le parole che davano esistenza, che vivevano veramente di noi e in noi? Il profeta Qoelet, da lei scelto per la catechesi, ci dà una risposta, tanto dolorosa quanto vera: “Tutte le parole si esauriscono e nessuno è in grado di esprimersi a fondo”. Il profeta Qoelet ci lascia testimonianza più di duemila anni fa di ciò che ora viviamo. “Vanità delle Vanità, tutto è vanità” dice all’inizio del suo canto, un canto amaro, di chi ha visto scorrere davanti ai propri occhi la verità che sta lasciando in dono a tutti e che ora, come allora, resta ferma nel tempo. Perché Qoelet ce lo dice apertamente: il tempo non è quello che noi pensiamo, quello che noi viviamo. In noi è stata posta un’eternità che non riusciamo a cogliere. E a far nostra. Viviamo piuttosto una illusione di cambiamento, come la fine di una anno e l’inizio di un anno nuovo. “Quel che è stato sarà e quel che si è fatto si rifarà, non c’è niente di nuovo sotto il sole. C’è forse qualche cosa di cui posso dire: «Ecco, questa è una novità?»”. Questi versi che lei ha letto ci aprono gli occhi su un’ inesorabile visione del mondo, che vive, fatica e si consuma di generazione in generazione “ma la terra - dice Qoelet - resta sempre la stessa”.

E noi dove siamo? Veramente le nostre parole si sono esaurite? E nessuno è più in grado di esprimersi? Pare proprio di sì. E allora la sua esortazione verso questo nuovo anno diventi la nostra via di uscita, perché non basta un like per esserci: “Torniamo ad usare parole vive, che abbiano in sé un atto, che aprano ad una storia, che custodiscano un’eternità senza essere morte o come ha detto lei “nere”, ovvero parole che costruiscono un discorso, ma alla fine non dicono nulla. E impariamo il valore del Silenzio. Che non vuol dire assenza ma pienezza Così lei ce lo ha fatto comprendere con la metafora della musica: cosa sarebbe una melodia se non ci fossero le pause? Quale armonia avremmo in un’ininterrotta sequenza di note? Non sarebbe questo solo rumore? Usciamo dunque dal baccano in cui ci siamo abituati a vivere e riconquistiamo ogni giorno il tempo dell’attesa, che si riempie di significato, che non si esaurisce in un rapido susseguirsi di attimi, ma dà la Pace al nostro vivere. E allora sì che si potrà andare oltre un semplice like, oltre ogni inutile convenzione che ci spinge ad aderire al minimo anziché fare una scelta vera, a essere un piccola parte anziché il protagonista, a spegnere una fiammella anziché accendere la luce che dura per sempre.

A mezzanotte mentre già fuori dal Santuario i primi botti annunciavano l’arrivo del nuovo anno ed eravamo in attesa dell’inizio della Santa Messa ho pronunciato le mie prime parole del 2019. Mentre alcuni sottovoce si scambiavano gli auguri, ho chiuso gli occhi e ho detto: “Padre Nostro che sei nei cieli…”. E le campane suonavano a festa. Ha ragione lei Padre, la nostra parola deve essere riflesso della Parola di Dio, una parola che dice e fa. Il 2019 val molto più di un like. Ci sono ancora parole che non abbiamo esaurito.

(by CanepaLab)

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Parole , capondanno, like, Parola, Qoelet

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Convertiti e credi al Vangelo!

Inizia il Tempo di Quaresima, periodo forte di preghiera, carità e digiuno. 

Durante il Tempo di Quaresima, tempo di penitenza e di conversione, la Parola di Dio ci invita a vivere con intensità e partecipazione i quaranta giorni che conducono alla Passione, Morte e Risurrezione di Cristo. Siamo chiamati ad accompagnare il nostro cammino spirituale con la preghiera, la carità e il digiuno a partire da oggi, Mercoledì delle Ceneri, giorno di inizio del percorso penitenziale con il Rito dell'Imposizione delle Ceneri. Da mercoledì 13 marzo, per cinque settimane, la fraternità vivrà un percorso di preghiera e catechesi dal titolo “L’inganno delle illusioni”, dedicato ai vizi capitali (ira, superbia, gola, lussuria, accidia, invidia avarizia), in chiave 2.0. Gli incontri si svolgeranno ogni mercoledì sera, alle ore 21, in Santuario e sono aperti a tutti. Ogni venerdì alle ore 18.30, non si celebrerà la Messa, ma si svolgerà un momento di preghiera e di meditazione sulla Passione di Gesù Cristo e di adorazione della Santa Croce. Venerdì 15 marzo la Via Crucis cittadina avrà luogo nel nostro Santurario, con inizio alle ore 21. 

Un autentico cammino fraterno, specialmente nel periodo di Quaresima, ci esorta a rivolgere la nostra attenzione verso situazioni che hanno bisogno del nostro aiuto concreto.Quest’anno come Frati Minori del Nord Italia abbiamo scelto di contribuire alla costruzione di una scuola presso una delle nostre missioni in Guinea Bissau. Proponiamo, a chi lo desidera, di unirsi alla nostra colletta riservando una parte della propria elemosina a questo progetto che ci sta molto a cuore. In Santuario saranno  disponibili le buste dove raccogliere le proprie offerte da far giungere il Giovedì Santo.

Preghiera e carità, ma anche digiuno. La Quaresima si caratterizza anche per questo tipo di rinuncia che non va intesa però esclusivamente come strumento di penitenza o di astinenza da ciò che ci piace di più (cibi o altri beni materiali), ma come un aiuto e uno straordinaria opportunità per rimettere Dio al centro della nostra vita.

"Ricordati che polvere sei e in polvere ritornerai"

Preghiera, Carità, Digiuno, Quaresima, Vizi

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Affettività, il senso di una relazione

«Più fallace di ogni altra cosa è il cuore e difficilmente guaribile; chi lo può conoscere? Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori, per rendere a ciascuno secondo la sua condotta, secondo il frutto delle sue azioni» (Ger 17,9-10a)

«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati» (Gv 15,12).

1. Essere testimoni di speranza in ambito affettivo - Dobbiamo sempre ricordarci che il cristiano - colui che incarna le Beatitudini - è quello che vive come “pellegrino e straniero” in questo mondo, che sa a rontare il viaggio della vita consapevole delle di coltà e dei rischi che incontrerà sul suo cammino, ma ducioso e determinato a raggiungere la meta, fonte di senso della sua stessa vita. Parole chiave del suo percorso sono libertà dai condizio- namenti del mondo; coraggio di scommettere sul futuro al di là delle possibilità e dei limiti umani; fiducia in una presenza che accompagna e sostiene, anche nella prova e nell’azione. In altre parole, cristiano è colui che sa sperare. Oggi sembra particolarmente diffcile parlare di speranza: la perdita di un orizzonte escatologico (espressa da un generalizzato appiattimento sul “qui ed ora”), il tramontare dell’idea che la storia abbia una direzione, un senso; la confusione super ciale tra speranza e vago sentimento di ottimismo: tutto tende a banalizzare una dimensione umana che ha un respiro in nito, ossia un’esperienza che solo il Risorto può donare.

PassaParola, PAROLA E PASSI, Affettività , Coppia

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