Uniti dal suo Spirito

di fr. Giambattista  (Gibo)

Nella preghiera iniziale che si chiama colletta, ovvero quella preghiera che raccoglie le intenzioni presenti nel cuore dei fedeli e il messaggio contenuto nella Parola di Dio di quel giorno elevandola al Padre come richiesta di grazia, abbiamo chiesto al Signore di rinnovare nel nostro cuore i prodigi che aveva operato agli inizi della predicazione del Vangelo.

Chissà cosa abbiamo pensato… Probabilmente ai miracoli che hanno accompagnato l’annuncio della Parola degli apostoli, oppure al dono dello Spirito santo così come è stato descritto negli Atti degli apostoli attraverso il fragore, il vento impetuoso e le lingue di fuoco che si posano sugli apostoli e che rendono loro capaci di annunciare i prodigi del Signore in altre lingue. 

In questi giorni abbiamo letto durante la nostra preghiera corale un brano preso da un autore africano del VI secolo. Egli diceva questo: “se all’inizio il dono dello Spirito nella Pentecoste aveva avuto il prodigio di far parlare gli apostoli in altre lingue perché tutti potessero comprendere nella loro lingua nativa l’unica Parola di Dio, oggi, diceva, non c’è più bisogno di questo prodigio, perché la Parola del Vangelo è già annunciata in moltissime lingue. 

Ma nell’oggi il dono della Pentecoste è quello di aiutarci a capire che apparteniamo tutti ad un’unica Chiesa, siamo tutti membra dell’unico corpo di Cristo. Mi pare bella questa suggestione, per noi che siamo alla ricerca dei miracoli, ma che ci perdiamo il primo grande miracolo: quello dell’unità attorno ad un unico capo e ad un’unica Parola in un solo battesimo. 

Allora, come dice l’apostolo Paolo nella seconda lettura ciò che è diverso non divide ma è l’espressione di un unico Spirito. Egli parla di varietà di carismi, di ministeri, di attività, ma è un solo Dio che opera tutto in tutti. E poi aggiunge: “A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune”. 

Il dono dello Spirito non è un dono omologante, ma è un dono diversificante in vista di un bene comune, che è la diffusione del Vangelo.La questione mi pare è duplice: da un lato capire qual è la manifestazione dello Spirito in me a partire dalla mia storia, ovvero come può operare lo Spirito nella mia identità di uomo o donna di oggi, dentro le mie caratteristiche e particolarità; e dall’altro capire che questa molteplicità di doni non è fatta per dividere, ma è fatta per stare in relazione e mostrare il volto unico di Dio. 

Se ci pensate bene Dio stesso è questa realtà: tre persone in unità. Domandare il dono di una rinnovata Pentecoste non significa chiedere al Padre di renderci capaci di fare o dire cose straordinarie, ma di aiutarci a lasciare agire lo Spirito nelle sue manifestazioni in noi a partire da ciò che siamo e renderci sempre più Chiesa unita nelle sue varie espressioni e particolarità. 

Proprio come a Corinto: non c’è chi è di Cefa, di Apollo, di Paolo, ma tutti siamo di Cristo. Mi sembra che in un tempo come il nostro in cui emergono particolarismi e individualismi ci sia bisogno di costruire reti e relazioni, di sottolineare non ciò che divide ma ciò che unisce, di raccontarlo, di dire quei percorsi di pace e buona novella che sono presenti ovunque! 

Non siamo chiamati a parlare tutte le lingue del mondo ma a renderci conto che noi siamo una piccola porzione dell’unico Corpo che è la Chiesa, reso vivo dall’azione dello Spirito; che Colui che è più grande di Te si prenderà cura anche di te e anche di quelle cose che tu non vedrai risolte ma solo avviate grazie a te. 

Chiedi il dono dello Spirito perché ti aiuti a capire a cosa sei chimato, qual è la tua missione, qual è la tua vocazione. 

Buona Pentecoste!

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