Amati  fino alla fine

di fr. Gibo

Che cosa vedete su questo esagono al centro della chiesa?
Un bacile con dell’acqua sporca, degli asciugamani usati, un calice e una patena….
Che cosa ci verrebbe spontaneo fare in questo caso?
Mettere da parte ciò che è stato usato, ciò che è sporco
e dall’altra mettere ciò che è prezioso, perché le due cose non possono stare insieme.
Non è forse quello che facciamo spesso anche nella nostra vita e con Dio?
Separiamo ciò che è sporco da ciò che è pulito,
separiamo Dio dal nostro limite, dalla nostra fragilità, come dire:
che quello non è il luogo per Dio, non è il momento di presentarsi a Dio.
Perché in fondo in fondo abbiamo sempre paura che ciò che è sporco contamini ciò che è pulito. 
Mi colpisce come il Vangelo di Giovanni a differenza dei sinottici non ci narri nell’ultima cena l’istituzione dell’Eucarestia, ma ci narri la lavanda dei piedi;
un gesto che è rimasto nella sua memoria, come unico, come rappresentativo di tutto ciò che l’ultima cena ha contenuto.
Ciò che è rimasto inciso nel suo cuore è l’immagine del Figlio di Dio chino sui piedi dei suoi apostoli.
Sui piedi di Giovanni, di Giacomo, di Andrea, di Taddeo, di Simone, di Tommaso,
di Giuda Iscariota. Al Getsemani, poco dopo, chiamerà “amico”.
Sui piedi di Pietro che non concepisce tale gesto e non vuole essere lavato.
La salvezza inizia in te quando ti accorgi che non puoi fare tutto da solo, che non sei impeccabile, che hai bisogno di qualcuno che ti ami e che ti salvi dall’abisso del tuo desiderio di perfezione.
Pietro non ammette che colui che è il Maestro, che comanda, che è puro si sporchi con i suoi piedi, si abbassi fino a quel punto.
Ma proprio per questo Gesù si è fatto uomo: per amarci fino alla fine,
direi dalla punta dei capelli fino alla punta dei piedi.
Tutto di te Lui raccoglie.
Se ci pensi bene è quello che Gesù fa nel mistero della croce, nella sua Pasqua che si ripropone ogni giorno nell’Eucarestia.
San Francesco nella Lettera che scrive a tutti i suoi frati dice:
“Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, si rende presente Cristo, il Figlio del Dio vivo.
O ammirabile altezza e degnazione stupenda! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane!
Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, ed aprite davanti a Lui i vostri cuori;
umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati.
Nulla dunque trattenete di voi,
affinché totalmente vi accolga colui che totalmente a voi si offre”.
Per Francesco, questo connubio risulta fonte di stupore e non di separazione.
L’Eucarestia, Corpo di Cristo, presenza di Lui nella storia, per Francesco è memoria perenne dell’umiltà di Dio, della scelta di Dio di farsi umile, di raggiungerci e ogni giorno di consegnarsi nelle nostre e tue mani.
Non è un peccato ricevere l’Eucarestia nelle mani, ma obbedire al desiderio di Dio che si colloca nelle tue mani.
Questa sera ho voluto lavare i piedi ad alcuni di voi, a varie vocazioni: una coppia di fidanzati in cammino, a fr. Francesco consacrato e figlio di Francesco d’Assisi, a uno sposo, e due donne nella loro vocazione laicale.
Come a dire che il Signore ti raggiunge lì, nella tua capacità di donarti e nella tua incapacità di essere dono. Non c’è un luogo, o un tempo, o una scelta privilegiata per il suo manifestarsi, ma tutto è luogo, tempo, scelta per venire da te e, donandosi col Suo Corpo e sangue, lavarti i piedi.
Non c’è una vocazione privilegiata, non c’è,
ma c’è il suo farsi piccolo che attende che tu gli dica sì:
“Sì, o Signore, ho bisogno di te, del Tuo amore, lavami ancora i piedi, donati a me. Sarò tua casa, tabernacolo e dimora”
Ciò che è santo resta santo e rende santo ciò che non lo è! Credi tu in questo?
Vuoi tu questo? Gesù lo dice a Pietro, ma lo dice anche a te questa sera!
Noi non possiamo meritarci il suo chinarsi su di noi… non lo potremmo mai!
Ma possiamo solo aprirci allo stupore della Sua scelta e gratuità!
Allora continuiamo la ns Eucarestia, nella consapevolezza che qui, ora, Dio sceglie di consegnarsi a Te… fino in fondo.
Signore, eterno servo, che non ti levi il grembiule,
aiutaci a stendere le mani al tuo donarti a noi e saremo mondi,
amati e ancora una volta capaci di amare sporcandoci per gli altri. Così sia.

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