«Il nostro chiostro è il mondo». Questa è l'espressione che troviamo in un famoso testo del primo francescanesimo dove i frati presentavano a Madonna Povertà il luogo dove abitavano: il mondo intero. Da qui possiamo capire il significato dell’itineranza di noi frati vivo ancora oggi, oltre al comando del Risorto di andare in tutto il mondo. Questa estate, l'itineranza ha toccato anche la nostra Fraternità, con lo spostamento di fr. Celestino che nei prossimi giorni si trasferirà a Monza. Abbiamo chiesto a fr. Celestino di condividere la sua testimonianza a conclusione di questi sei intensi anni vissuti a Canepanova.

Grazie di cuore a tutti voi!

Sei anni fa mi è stato chiesto di venire a Pavia per diventare responsabile della mensa del povero, con titubanza e paura per il nuovo incarico. Arrivato a Pavia con Fra Giampaolo, quindi con un punto di riferimento e sostegno che conoscevo, mi sono buttato a capofitto nel nuovo incarico, confidando nell'aiuto di Dio e del suo Spirito. Era un'impresa non facile, ma una sfida dove mettermi a disposizione dell'altro - e quando parlo dell'altro, parlo del bisognoso - con le mie capacità manuali e mentali. Passo dopo passo, sono entrato nella gestione di questa realtà aiutato dai volontari che già prestavano servizio nella mensa, un aiuto prezioso e cordiale, da cui avere un altro punto di partenza su cui muoversi. Con il tempo ho imparato a conoscere gli ospiti e i loro nomi, a gestire il servizio per portare miglioramenti a ciò che era già stato fatto; a conoscere i benefattori, senza i quali la mensa non andrebbe avanti; a diventare amico e compagno di viaggio dei volontari… insomma a prendere in mano il tutto con la responsabilità di cui sono stato capace per essere di aiuto a chi collaborava con me e a chi bussava alla porta del convento. Gli anni sono passati e tante cose sono state fatte: dall’introduzione del turno unico a rotazione, al prezioso centro di ascolto per provare ad ascoltare ed aiutare economicamente e nell’assistenza sanitaria i nostri fratelli. Ci siamo infatti resi conto che ogni nostro ospite/fratello ha bisogno di essere ascoltato ed aiutato sotto tutti i punti di vista propri di una persona. In modo particolare ci siamo resi conto con i volontari del centro di ascolto che tanto c'è da fare: tanti fratelli vanno accompagnati, tanti vanno accolti. Del resto questo ci insegna Gesù nel Vangelo, del quale sono orgoglioso testimone! Tanto c'è ancora da fare e tutto si può con una grande famiglia quale quella composta dai tanti e generosi volontari che mi hanno sopportato e supportato.

Unitamente a questo incarico, c'è stato il servizio alla fraternità, che inizialmente era manuale, secondo le mie competenze e inclinazioni che mi venivano dall’esperienza del lavoro, ma che tre anni fa è diventato ancora più serio con l'aggiunta dell'incarico di economo della comunità. Ho quindi cercato di mettermi in ascolto delle esigenze concrete della nostra vita e del santuario e con l’aiuto di tutta la fraternità abbiamo lavorato per il bene del convento. Mai come in questi tre anni ho fatto esperienza di unità e cordialità, direi in modo quasi unico: “erano un cuor solo e un’anima sola” (cf. At 4,32). Vita non sempre facile, ma fruttuosa, e in continuo cammino di accoglienza e condivisione reciproca. Vita vissuta attraverso l'ascolto della Parola di Dio settimanalmente, accolta e amata da e con l'aiuto di Dio. Vita vissuta con ritiri mensili, gite fuori porta, visite ad altri conventi e monasteri di Sorelle clarisse per condividere la medesima scelta in Dio.

Non ultima, e soprattutto cosa tanto importante per me, è stata la nascita di un coro chiamato “Con un cuore solo" (tanto per rimanere in tema con l’opera di Dio per coloro che credono!), con il quale ho vissuto momenti di preghiera e fraternità, avendo come fondamento la lode a Dio. Ragazzi e ragazze che si sono avvicendati in questi sei anni, che hanno faticato insieme a me (e anche parecchio!), per far apprezzare con il canto la lode a Colui che ci dona un grande dono, la voce, per esprimere la passione per Dio-Amore-Bellezza. Abbiamo accompagnato i momenti liturgici e non del nostro essere Chiesa presso il nostro Santuario, nella diocesi e ad alcuni matrimoni. Abbiamo trasmesso l'amore per il canto, arrivando a ricevere apprezzamenti per aver trasmesso la gioia nella preghiera così espressa. Grazie ancora di cuore a tutti coloro che mi hanno supportato e sopportato in questi anni, come dicevo sopra.

Il Signore vi ricompensi e continui a vegliare su di voi, donandovi la sua pace, quella vera.

Fra Celestino