di FR. MAGGIORINO

Sappiamo tutti molto bene che il Natale, al di là delle luci colorate, dei canti, dei doni, del “siamo tutti più buoni” è la solennità dell’Incarnazione, ma di questa parola - centrale nella fede cristiana - comprendiamo il significato? Il termine “incarnatio” è stata usato, fin dai primi Padri della Chiesa, riflettendo sull’espressione del prologo del vangelo di Giovanni «il Verbo si fece carne» (Gv 1,14), dove con il termine carne si deve intendere l’uomo nella sua totalità. È troppo poco dire che il Verbo si è fatto ossa, nervi, muscoli, tessuti… Dio, si è fatto uomo con tutto quello che l’umanità comporta: emozioni, sentimenti, fame, sonno, gioia, paura, fatica del lavoro. Questa è la notizia sconvolgente del cristianesimo: Dio si è manifestato a noi nella nostra umanità. È una verità non è semplice da accettare. Se si annunciasse che il divino ha in qualche modo “adottato”, inglobato o si sia congiunto all’umano sarebbe forse più facile da comprendere; si potrebbe anche immaginare che il Creatore nella sua onnipotenza abbia creato suo figlio fatto uomo. Ma noi sappiamo e professiamo che il Padre e il Figlio sono della medesima sostanza e che Gesù è Figlio di Dio per natura e non per adozione. Viene da dire che attraverso l’incarnazione, Dio ci mostra il suo aspetto secolare (dal latino saeculum che significa mondo). Questa scoperta, deve spingerci a riconoscere modi nuovi nel nostro agire quotidiano, riconoscere che la fede nell’incarnazione ci obbliga a porre attenzione ad istanze che dicono collaborazione, condivisione, accoglienza, uguaglianza, una parola che riassume tutto è fraternità.

L’utilizzo del termine inusuale “volto secolare di Dio”, è mirato a far riconoscere l’importanza dell’impegno dei secolari nella Chiesa (presenza di Cristo nel mondo). Al posto di secolare utilizziamo pure la parola laico, e allora, la sorpresa grande è che laico e clericale non sono più contrapposti antagonisti, ma sono due nature che - con pari dignità - sono presenti in un medesimo corpo che è la Chiesa.

Il Natale è l’evento dopo di cui possiamo dire con certezza che Dio è entrato nella nostra umanità. Probabilmente lo è sempre stato ma quella notte, in mezzo al caos del mondo, in quella piccola grotta, l’Onnipotente si è manifestato uomo-bambino. Noi non potremmo mai anche solo  solo pensare che il Figlio dell’Uomo e Figlio di Dio sia da tenere fuori dalle stanze dove si decidono le “cose” del mondo.