Silenzio ladro e silenzio tessitore di pace

di fra Pasquale
Questa volta ho fatto più fatica del solito a ritornare dal "vecchio monaco". Avrei preferito farlo subito dopo le ferie, quando più stanco, di solito, di quando ero partito, stare un poco con lui mi avrebbe certamente dato un po' di carica per ricominciare un altro anno di lavoro. "Hai fatto bene a venire prima di partire" mi dice prima ancora che io possa aprire la bocca, "vedi il tempo è pur sempre un dono e l'uomo viene prima del tempo". Gli rispondo: "così come ha detto Gesù che il sabato è fatto per l'uomo, e non viceversa, l'uomo per il sabato (cf Mc 2, 27)". "Proprio così, mi dice, pertanto stai attento potrebbe essere una grande occasione". "Una grande occasione per cosa?" gli chiedo sempre più incuriosito. E lui: "per i punti di riferimento, non ricordi? (il silenzio, l'ascolto, il Vangelo, la preghiera... l'amore) ma oggi ti raccomando il primo, senza il quale non puoi salire la scala. Abbiamo tanto bisogno di un po' di silenzio, dentro di noi e fuori di noi, non pensi?. "La sua domanda e il suo sguardo mi trafiggono, "non temere, ciò che ti sembra amaro diverrà dolcezza, non fermarti all'apparenza, lascia stare quelle luci che brillano e promettono felicità senza la minima fatica, poi ti lasciano più vuoto e stanco di prima. Dopo il silenzio ti sarà più facile comprendere e scegliere". "Ho paura - balbettai - già ne faccio tanto, spesso sono solo in ufficio, per la strada, nella casa, quante volte mi attacco al telefono, alla radio, agli amici perché questo silenzio... mi uccide. Ora basta! Questa vacanza la voglio tutta per me e sarò io che chiuderò la bocca a questo silenzio". Sono sempre più agitato, il monaco invece no e sia pure dolcemente ma con fermezza mi dice: "vedi, senza accorgerti hai parlato di due modi per vivere il silenzio.


Il primo, quello di cui parla anche Gesù, è il silenzio che prepara al vero incontro con Dio e con te stesso, questo è necessario ed insostituibile; sono momenti rari e bisogna continuamente combattere per esso. Il secondo è il silenzio vuoto e insopportabile che nasce dal profondo del nostro cuore per esserci ancora lasciati giocare dal nostro meschino egoismo, che mette noi stessi al centro e non l'Altro" (è quello che i preti chiamano, tanto per intenderci, peccato). "E' il silenzio interiore che conta, è fin laggiù che ti devi spingere, ma come puoi farlo con tutto questo chiasso?" Sono frastornato, forse avrei fatto bene ad andare da lui dopo le ferie; mi avrebbe con pazienza consolato perché ancora per una volta ho lasciato cadere una grande opportunità. Adesso lo so, già da prima, devo privilegiare il silenzio "interiore", quello che mi conduce alla presenza del Padre, questo è quanto dice il monaco, ma in fondo ho anch'io le mie idee e i miei progetti, le mie aspirazioni, le mie... le mie... e se invece avesse ragione Lui? Dopo tutto fino ad ora non mi ha mai ingannato.

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