Non ti abbandonerò, mia perla, tesoro inviolato!

Canepanova

Nella nostra chiesa, tra i tanti tesori che vi sono contenuti, richiama l’attenzione di molti il pregevolissimo paliotto in legno che si trova all’altare maggiore. La scena rappresentata è quella dell’Assunzione della Vergine, in un particolare che non viene citato esplicitamente nella formulazione del dogma proclamato da Pio XII nel 1950 ma che è riportato in tutta la tradizione precedente che si rifà principalmente ai vangeli apocrifi.

Ancora oggi, i nostri fratelli della Chiesa d’oriente celebrano, prima dell'assunzione del corpo di Maria in cielo la sua dormizione, ossia il momento della sua morte quando la sua anima fu presa tra le braccia di Gesù. In quel momento, il corpo di Maria rivolse a suo figlio Gesù questa preghiera: «Ricordati di me, re della gloria; ricordati che sono una tua creatura, ricordati che ho custodito il tesoro affidatomi». Il Signore rispose: «Non ti abbandonerò, mia perla, tesoro inviolato! No, mai abbandonerò il tesoro sigillato». Secondo i testi apocrifi, il corpo di Maria fu portato in un sepolcro nella valle del Cedron; il suo corpo rimase nella tomba per tre giorni, trascorso questo tempo, gli angeli vennero a prendere il suo corpo per portarlo in cielo e ricongiungerlo con la sua anima che si trovava già lì.

La solennità dell’Assunzione di Maria Vergine in cielo è la festa della speranza per questa nostra umanità. Il dogma che definisce questo mistero esprime nella maniera più intensa la posizione ottimista del cattolicesimo di fronte al pessimismo riguardo l’uomo. Senza mettere in discussione il primato della grazia, questa solennità ci ricorda che la gloria di Dio viene a coincidere con la vita piena della creatura (ci ricorda Sant’Ireneo che la gloria di Dio è l’uomo vivente). È nelle nostre possibilità glorificare Dio con la nostra vita, custodendo il tesoro grande che ognuno ha ricevuto. Nella misura in cui viviamo in pienezza e con gioia la nostra vita, già assaporiamo quell’anticipo di eternità che ci è riservata, perché perle preziose ed amate da Dio. Siamo nati e non moriremo mai più (cit. Chiara Corbella).

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