Un coro

Davide Sottile

Essere coro vuol dire essere una sola cosa, cantare ad un’unica voce, esprimere con un solo palpito un’emozione, un pensiero, una preghiera. Significa dare insieme un significato alle parole, ai testi proclamati e annunciati. Vuol dire far meglio percepire a chi ascolta un messaggio. Il canto permette di stare sulle parole, di sostare sulle stesse sillabe per un tempo indefinito.

Coro vuol dire unirsi, mettere da parte la propria voce, il proprio “io” per dar suono ad un noi, significa allontanare la solitudine di una singola voce che canta e metterla insieme a tante altre a formarne una sola. Non ci sono più io che canto, con una bella o brutta voce, e non conta neanche più il mio, il tuo, il suo, vale solo il noi espresso coralmente durante una prova o durante un’esecuzione.
Se una singola voce basta a far arrivare un messaggio cosa potranno fare decine di voci cantando insieme lo stesso messaggio? Pensateci, l’effetto è stupefacente.
Partecipare ad un coro vuol dire accogliere, abbracciare un gruppo non solo formato da sezioni corali ma da tante donne e uomini, mettersi a fianco e camminare insieme: solo così la vocalità prodotta potrà essere definita “corale”. Essere coro significa essere famiglia, vuol dire condividere esperienze, vissuti, emozioni, momenti tristi e felici. Nel coro si piange sempre con chi è nel pianto e si gioisce sempre con chi è nella gioia. Proprio dei musicisti e cantori è immedesimarsi in ciò che si vive e in ciò che si canta.
Un coro è condivisione, è fiducia, è appoggiarsi sulla voce di chi ti sta di fianco nella tua sezione.
Scegliere di cantare in coro vuol dire scegliere spesso di mettersi da parte e dare la possibilità ad altri di esprimersi, di imparare, di fare il loro primo passo, dandogli la possibilità di spiccare il volo. Nel coro ci si deve ascoltare, non basta sentire il compagno di fianco a te o posto di fronte, e non basta udire un insieme di suoni: ascoltare non è una scelta opzionale, occorre imparare a farlo.
In qualsiasi momento si entri a far parte di un coro si è abilitati ad apprendere ed imparare tutto il repertorio che il coro già possiede, con una modalità che solo chi ha provato ad essere coro può percepire.
Ogni coro è una realtà viva che può offrire tanto, musicalmente certo, ma non ci si ferma solo alla condivisione di un pentagramma. Le sezioni sono una famiglia nella famiglia: soprani, contralti, tenori e bassi non condividono tra loro solo un registro vocale. Essi condividono sensazioni, pensieri e intenzioni che confluiscono tutte nell’unica voce prodotta nel momento di un attacco vocale.
Cantando in coro si impara a condividere il respiro, sì anche il respiro va messo in condivisione, solo così chi ascolta potrà percepire il coro e non le singole voci che arrivano da ciascun corista.

Questo vale per ogni coro, che sia a voci pari o dispari, femminile o maschile, di voci bianche o virili, che canti musica antica o contemporanea. Ma questo vale ancor di più in un coro che offre il suo servizio per la Musica Sacra, per la Liturgia, per le Celebrazioni che si susseguono durante tutto l’anno liturgico.
Un coro all’interno di una Celebrazione non solo canta, ma accompagna, proclama, racconta, da un contesto, prepara gli ascoltatori alla comprensione, offre spunti soffermandosi su alcuni momenti, allunga aspetti salienti di un rito, evidenzia e scandisce ogni momento.
Se cantare un verso poetico o di prosa richiede impegno, studio e conoscenza, cantare un testo sacro o ancora la stessa Parola di cosa necessita? Ciascuno potrà facilmente rispondere comprendendo quale sia l’importanza del servizio. Innumerevoli fonti, agiografiche, storiche, anche canoniche segnalano quanto sia fondamentale cantare e quale sia il ruolo del canto all’interno della Liturgia. Non per ultima la Bibbia, in particolare nei Salmi, richiama il ruolo della musica e del canto nella lode al Creatore. Pensiamo proprio ai Salmi, e lascio a ciascuno la risposta a questa domanda: leggere, proclamare o cantare un salmo sono la medesima cosa? La Liturgia delle Ore è un esempio concreto di meditazione sul canto. Per brevità non mi dilungo sull’argomento rimandando ad altra sede l’approfondimento di questi aspetti.

Il canto liturgico chiede al coro, che interpreta, di farsi voce anche dell’Assemblea, di cantare per tutti coloro che una voce non la possiedono, di rendere presenti con il proprio canto tutti coloro che sono lontani o assenti, e non per ultimo di trainare il popolo che desidera cantare così come può, percependo tutto il bello della lode spontanea di una comunità. Cantare in un coro di musica sacra o in un coro al servizio della liturgia presuppone la consapevolezza di prestare la propria voce per dar voce alla Parola, per dar voce ad un Rito perpetrando così la tradizione, nel senso più alto del termine (da trādĭtĭo), che la Chiesa nei secoli ha offerto a partire dal canto gregoriano. Cantare vuol dire proclamare, inneggiare, a volte anche gridare a tutti quello che un autore ha composto per essere eseguito.

Il coro “Con un Cuore Solo” della fraternità di Canepanova è proprio questo. Un coro che accoglie ed ha sempre accolto tutti come in una famiglia. Ciascuno dei coristi potrà testimoniare lo spirito di fraternità che si vive dentro il gruppo, e come ognuno è stato accolto a suo modo al momento del primo ingresso e della prima nota pronunciata.
Per cantare nel coro non occorre alcuna pregressa conoscenza musicale né vocale, serve solo aver voglia di cantare e dedicare del tempo alla crescita e allo studio, in un contesto sereno, spesso anche scherzoso, che contraddistingue questo gruppo. Il contesto che si respira è proprio quello della fraternità francescana che ci accoglie, in cui ciascuno mette a disposizione ciò che possiede e condivide le proprie esperienze mettendole al servizio degli altri.
Tanti, come me, hanno trovato nel coro una seconda famiglia. Tanti, come me, provenendo da diverse parti d’Italia (o del mondo), raccolti a Pavia per studio o per lavoro, hanno ritrovato una seconda casa all’interno del convento dei Frati Minori di Canepanova. In molti ci ritroviamo a condividere stessi momenti di vita e proviamo a vivere insieme le fasi del cammino che stiamo compiendo sulla terra lombarda. I giovani che studiano o i giovani lavoratori, di cui il coro è composto, sono un’unica realtà desiderosa di continuare a crescere insieme, nel canto e nel cammino di fede. Chiunque ha sempre trovato e troverà la porta aperta per entrare a far parte del coro. Ciascuno potrà narrare quanto ha trovato nel coro: sostegno, appoggio, sicurezza, conforto, preghiera, aiuto concreto... Senza dimenticare le risate e i momenti conviviali che contraddistinguono una realtà giovanile.
Il coro vive dei momenti di prove e della partecipazione alle celebrazioni nel Santuario di Santa Maria Incoronata di Canepanova, partecipando altresì a diversi eventi diocesani in cui è stato invitato.

Il coro continua ad essere una realtà viva anche in questo momento di pandemia in cui abbiamo dovuto sospendere molte delle nostre attività. Anche se con fatica abbiamo colto la possibilità dataci dagli incontri a distanza per curare la nostra formazione, non lasciando scorrere i mesi in attesa di riprendere a pieno le attività in presenza. Nei momenti in cui è stato possibile ci siamo ritrovati a provare e cantare insieme apprezzando l’importanza del contatto umano e vocale.
Nella Settimana Santa appena trascorsa il coro ha mostrato tutto il suo impegno con uno studio personale dei canti polifonici in un momento in cui le prove in presenza sono sospese.

Desidero ringraziare personalmente i frati Claudio, Enrico, Enrico, Franco e Maggiorino per avermi accolto e sostenuto, e per avermi affidato la cura del coro.
Grazie a fra Celestino che fin dal primo istante mi ha accolto e dato la possibilità di inserirmi in questo bel gruppo.
Il grazie più grande va a tutte le ragazze e i ragazzi che compongono il coro, per il loro impegno, per la sollecitudine con la quale partecipano alle attività e per dimostrarmi senza sosta il loro appoggio e supporto, continuando ad edificarmi nel cammino intrapreso insieme.

Il grazie va a tutti coloro che ho incontrato su questa strada: Aldo, Alessandra, Alessandra, Alessandra, Alessandra, Alessandro, Alice, Alice, Andrea, Annalena, Antonietta, Aurora, Barbara, Beatrice, Benedetta, Chiara, Chiara, Claudio, Clotilde, Daniele, Daniele, Daniele, Donato, Eleonora, Emanuela, Enza, Ersilia, Fabio, Ferdinando, Francesca, Francesco, Gabriele, Giacomo, Giovanni, Giuseppe, Ilaria, Lisette, Lorenzo, Lorenzo, Manuela, Manuela, Marco, Marco, Maria, Maria Laura, Marialuisa, Martina, Matteo, Mayeul, Piero, Pietro, Pietro, Rossana, Rossella, Santina, Simone, Tiziana, Tommaso, Ursula, Valeria, Valeria, Valerio.


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