Lectio Ascensione del Signore (Anno B)

Proclamate il Vangelo
a ogni creatura

Ascensione del Signore (anno B)

Il Vangelo che viene proclamato in questa domenica, solennità dell'Ascensione del Signore, è quello che viene detta “finale canonica” del vangelo di Marco. Infatti, i codici più antichi fanno terminare il testo di Marco al versetto 8 del sedicesimo capitolo con lo «stupore» delle donne davanti al sepolcro vuoto e all'annuncio che Gesù è stato risuscitato da morte. Ugualmente, questi versetti sono ritenuti ispirati e pertanto, appunto, canonici; riportano il racconto dell’ultimo incontro del Risorto con gli Apostoli (cristofania) e del mandato missionario che essi ricevono. Il penultimo versetto, in modo succinto, riporta il momento dell’ascensione.

L’ascensione al cielo non è l'abbandono di Gesù, viene detto che il Signore continuava ad agire con loro confermando la «Parola con i segni che la accompagnavano».

Gli Apostoli vengono rivestiti di un compito di rappresentanza «vicaria» del Cristo, da realizzare ed estendere per tutto l'arco della storia. È attraverso degli uomini che Cristo verrà ormai «annunciato» ad altri uomini! È questo il suo mandato «testamentario»: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato» (16,15-16).

Si sottolineano due aspetti di questo comando del Signore:

  1. l’universalità dell’annuncio del Vangelo («in tutto il mondo», «a ogni creatura»);
  2. la fede e il battesimo di chi accoglie il Vangelo, sono le vie che portano alla salvezza.

Per meglio comprendere il testo, leggiamo anche il versetto che precede:

14 Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto.

Dunque è la terza volta che il Risorto nel vangelo di Marco. Vi è stato un crescendo, prima si è mostrato ad una persona, (Maria di Magdala, 16,9), poi a due persone (i due di Emmaus?, 16,12), a queste apparizioni gli undici Apostoli non credettero. Ora appare direttamente agli Undici riuniti che vengono rimproverati per la loro incredulità e durezza di cuore. Il verbo rimproverare (ὀνειδίζω, oneidízō), è forte, in Marco viene usato per indicare gli scherni che subì Gesù da parte degli altri due crocifissi (15,32). Qui è il Risorto che se la prende con i propri discepoli! Ognuno di noi deve comprendere che per essere al riparo da tali rimproveri deve credere. Il tema del credere ritorna anche nei nostri versetti, in particolare nel 16. Pare proprio che non ci sia più spazio per i dubbio.

Solo a questo punto passiamo all’inizio del versetto 15 con la formula «e disse loro» che opera un passaggio: dopo il rimprovero violento viene l’invio in missione. Sono le due facce dell’intervento del Signore risorto. L’appello alla fede conduce a una vita con un mandato. Chi crede diventa ipso facto un missionario. Chi ha incontrato il Risorto diventa parola che testimonia.

 

v. 15

15 E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura.

«Andate»: è il verbo della missione apostolica (cfr. Mt 10,7; 28,19) che non è più limitata ai confini della Palestina e neppure ai soli figli di Israele (cfr 6,7-13; 7,27) ma tòn kósmo il mondo intero e ad «ogni essere creato» (ktísei). È così rivelato che la salvezza è destinata universalmente agli uomini, interpella tutti, e nessuno esclude. 

«proclamate il Vangelo»: vangelo, come sappiamo, è buona notizia perché era l’annuncio di una vittoria. Proprio come aveva fatto Gesù iniziando il suo ministero pubblico (1,14);  i discepoli devono ripetere il suo messaggio di salvezza, tuttavia mutato rispetto l’inizio, proprio a motivo della vicenda di Gesù. Infatti Gesù, nella sua missione, non ha annunziato primariamente se stesso, ma l’azione di Dio, ora invece il contenuto del vangelo è Gesù stesso.

Il verbo kērýssō (proclamare, annunciare) adesso specifica anche l’attività della comunità credente, pertanto il programma di Gesù, espresso all'inizio del vangelo («Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”», 1,14-15) viene portato avanti dai discepoli.

«a ogni creatura»: il termine ktísis significa sia «creazione» sia «creatura», si vuole sottolineare il carattere cosmico dell’annuncio del Vangelo.

 

v. 16

16 Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.

Il Risorto prospetta una duplice reazione di fronte alla predicazione cristiana: accoglienza o rifiuto. Torna l’importanza del credere o non credere. La predicazione apostolica non ha per scopo la formazione delle intelligenze, ma la salvezza delle anime.

Alla predicazione deve corrispondere l'adesione personale degli ascoltatori; come già all'annunzio di Cristo seguiva l'esortazione a «credere al Vangelo» (1,15).

La fede, pur importante, da sola non basta: l’adesione passa attraverso un atto nel quale ci si lascia immergere nell’acqua. Si richiede pure il rito esterno del battesimo. 

«sarà salvato... sarà condannato»: nella netta opposizione dell'uno all'altro, i due verbi fanno comprendere che davanti al messaggio evangelico non esistono che due modi di reagire ad esso: o la fede o l'incredulità. 

il verbo sṓzō (salvare) è usato nel vangelo di Marco spesso in relazione ai miracoli (3,4; 5,23.28.34; 6,56; 15,30.31), tuttavia, sempre per indicare una salvezza che non si esaurisce con essi, ma che è adesione al vangelo di Gesù (8,35; 10,26; 10,52; 13,13.20).

Il verbo katakrínō (condannare), sebbene ricorra altre due volte nel vangelo di Marco (10,33; 14,64), non è mai posto sulla bocca di Gesù quando si rivolge ai suoi interlocutori. In questo caso è un’eccezione. Risulta strano che proprio le parole del Risorto, in discontinuità con quelle deli Gesù terreno, contengano una condanna.

 

vv. 17-18

 17 Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, 18 prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

Nel prospettare una comunità in missione il Risorto indica anche quali sono i segni di questa salvezza.

«segni»: il termine sēmeîon in Marco non indica mai i miracoli di Gesù. Al contrario, egli rifiuta di compiere un segno (8,11.12), caratteristica dell’attività dei falsi messia (13,22). Nel linguaggio di Marco, i segni diventano l’elemento caratterizzante la comunità credente

I segni sono cinque. Alle estremità si trovano il dono dell’esorcismo e il dono della guarigione dei malati. Essi ricordano la doppia attività principale di Gesù in occasione del suo ministero in Galilea (1,34-39) ma anche quello che trasmise ai primi inviati (6,5b-13).

«parlare lingue nuove», «prendere in mano serpenti» e  «bere veleni mortali», sono altri tre segni eloquenti della vittoria annunciata nella buona novella e che passa nella vita di coloro che credono.

Questi segni sono possibili solo a condizione che siano praticati nel «suo nome»

 

v. 19

19Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.

«Il Signore Gesù»: è l’unica volta che il titolo «Signore» viene abbinato a Gesù nei vangeli (Luca lo usa ma negli Atti degli Apostoli). Si vuole specificare che colui che lascia i suoi discepoli, salendo a Dio, non è solo il Gesù che i discepoli hanno conosciuto, ma è il Kyrios - Signore, il Risorto che ormai è entrato in una realtà completamente nuova.

«fu elevato»: analambánō significa «raccogliere, prendere sollevando», è nella forma passivo con un valore teologico, in questo modo si sottintende l’azione di Dio che prende con sé Gesù.

Il sedere alla destra di Dio indica l’ambito salvifico della sua situazione gloriosa e autorevole. È una forma stereotipata ripresa dal Sal 110,1 (Oracolo del Signore al mio signore: «Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi»).

 

v. 20

20 Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

«Allora essi partirono»: Non c’è un'ulteriore specificazione della funzione o dei nomi dei personaggi che si suppongono sulla scena. Discepoli, apostoli, testimoni, semplici credenti sono ormai una cosa sola.

«partirono e predicarono dappertutto»: Non viene detto né da dove partono né dove si dirigono, in modo da inglobare tutto il tempo e lo spazio, compreso il tempo e lo spazio di noi che leggiamo.

«il Signore agiva insieme con loro»: Gesù è più presente tra noi dopo l'Ascensione che prima; sembra un paradosso, ma è vero.

Il Concilio Vaticano II ha provato ad elencare alcune presenze quando dice (SC 7): «Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della messa, sia nella persona del ministro, essendo egli stesso che, «offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso tramite il ministero dei sacerdoti», sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua virtù nei sacramenti, al punto che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura. È presente infine quando la Chiesa prega e loda, lui che ha promesso: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro» (Mt 18,20)».  È presente inoltre nei bambini che sono accolti nel suo nome (Mt 18,5); nei sofferenti, malati, carcerati, forestieri, affamati, assetati (Mt 25,35-40).

L'Ascensione è causa di pienezza, la pienezza di tutte le cose; Lui non è l'assente ma il Presente nello Spirito. Ecco perché la sua ascesa non genera tristezza ma gioia grande!

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