V Domenica di Quaresima (Anno C)

Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei

Lectio divina sulla Parola V Domenica di Quaresima (Anno C)

Il brano con il racconto dell'incontro di Gesù con la donna adultera, pur collocato nel vangelo di Giovanni, presenta diversi problemi dal punto di vista storico e letterario. È opinione comune degli studiosi che questa pericope non sia giovanneo e - anche se conserva certamente un racconto molto primitivo - sia stato aggiunto successivamente al vangelo di Giovanni.

Innanzitutto questo testo non si trova nei papiri e nei codici più autorevoli, quelli che lo riportano lo collocano sempre in posizioni differenti. Qui dove si trova, interrompe la sequenza dei discorsi tenuti nell festa delle capanne (che in questi giorni stiamo ascoltando nelle messe feriali).

Lo stile letterario e il vocabolario non corrisponde a quello di Giovanni, è sicuramente più affine a quello di Luca. Un motivo per cui può essere stato collocato qui sta nel fatto che l'episodio è una illustrazione di quanto Gesù dirà in Gv 8,15: «Voi giudicate secondo la carne, io non giudico nessuno».


Bisogna anche dire che la storicità dell'episodio non è, però, contestabile; anzi, l'evento può essere considerato come una testimonianza molto viva ed autentica del Gesù della storia e del suo costante atteggiamento verso peccatori ed emarginati.


Struttura

Possiamo dividere il nostro testo in tre parti:

  • ambientazione della scena (7,53-8,2);
  • accusa degli scribi e dei farisei contro l'adultera (8,3-9);
  • dialogo tra Gesù e la donna con sentenza di assoluzione (8,10-11).

vv. 7,53-8,2 

 

53E ciascuno tornò a casa sua. 1 Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.

«tornarono ciascuno a casa sua»: La situazione presupposta in questo racconto originariamente indipendente sembra essere che Gesù avesse insegnato per tutto il giorno nel recinto del Tempio (vi farà ritorno cfr. v. 2). Questa situazione si trova effettivamente nei resoconti sinottici degli ultimi giorni di Gesù in Gerusalemme (Lc 20,1; 21,1.37; 22.53).

«Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi»: Il monte degli Ulivi, in Gv non è mai menzionato. Mente i sinottici narrano che Gesù con i discepoli è andato più di una volta su questo colle, anzi Lc c'informa che questa era un'abitudine di Gesù, soprattutto nell'ultima settimana della vita di Gesù quando pernottava sul monte degli  Ulivi (cfr. Lc 21,37; 22,39 At 1,12).

«all'alba si recò di nuovo nel tempio»: Ὄρθρου (Orthrou), all’alba, non è mai usato in Gv, mentre si trova in Lc e in At. La notizia che Gesù era mattiniero e si levava prima dell'alba, trova riscontro in Mc 1,35 (Al mattino presto si alzò quando ancora era buio).

«sedutosi, li ammaestrava»: è Luca che annota più di una volta che il Maestro insegnava seduto (cfr. Lc 4,20; 5,3) mentre il Cristo giovanneo ammaestrava in piedi (cfr. Gv 7,28.37).

vv. 3-9

3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». 8E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo.

«scribi e farisei»: La combinazione «scribi e farisei» è comune nei vangeli sinottici, in Gv si trova solo qui e le altre volte gli scribi sono ignorati del tutto. Qui non dobbiamo intendere due gruppi distinti come se questi scribi non appartenessero al partito dei farisei.

«una donna»: γυνή (gynḗ), significa semplicemente donna di qualsiasi età, vergine, sposata o vedova. Qui si intende una donna sposata, poiché l’adulterio nella Legge riguardava l’infedeltà da parte della moglie, e non le relazoni tra mariti e donne non  sposate.

«sorpresa in adulterio»: L'adulterio nella cultura giudaica, come negli ordinamenti sociali dei più antichi codici legislativi (cfr. ad es. codice di Ammurabi), era considerato una colpa da punire severamente specie nei riguardi della donna, vista come proprietà del marito. La donna sposata, infatti, è la garante dell'integrità familiare e della stirpe e l'adulterio violava, oltre al proprio matrimonio, tutto questo.

L'uomo, invece commetteva adulterio solo quando si univa con una donna sposata o con una fidanzata di un altro uomo (il fidanzamento era il primo atto del matrimonio), perché ciò ledeva la sfera dei diritti di proprietà dell'altro. Nel caso di una fanciulla vergine, che non fosse cioè fidanzata, era possibile un accomodamento meno sanguinario (Dt 22,28-29).

Nella legge ebraica la conddi qualsiasi età, vergine, sposata o vedovaanna assoluta dell'adulterio e il richiamo alla fedeltà totale della donna fin dall'antica alleanza sono stati sempre posti in relazione al patto dell'alleanza, tanto che la fedeltà coniugale della donna nel mondo giudaico simboleggia la fedeltà che Dio si aspetta dal suo popolo eletto.

I profeti spesso presentano l'alleanza di amore fedele che unisce l'uomo a Dio sotto il simbolo di un matrimonio indissolubile (cfr. Os 2,21-22; Is 54,5-6).

L'infedeltà di Israele all'alleanza con Dio è, infatti, biasimata dai profeti come un adulterio e una prostituzione (cfr. Os 4,10; Ez 23,43-45; Is 57,3).

«postala in mezzo»: Non si è in grado di stabilire se il processo contro la donna sia già avvenuto, e quindi gli scribi e i farisei stiano conducendo l'adultera fuori della città per lapidarla, oppure se la stiano accompagnando in tribunale. Quindi si possono proporre solo ipotesi: probabilmente non era stato pronunciato il giudizio ufficiale del tribunale religioso. Bisogna tener presente che dal 30 d.C. era stato tolto al sinedrio lo «jus gladii» (cfr. Gv 18,31), però poteva trattarsi di un caso di linciaggio spontaneo al quale Gesù è invitato a dare la sua adesione. In ogni modo il tranello posto a Gesù è temibile

«Tu che ne dici?»: l'interrogativo posto a Gesù dagli scribi e dai farisei è volutamente insidioso; se Gesù si associa alla condanna richiesta dalla legge mosaica, si ribella al potere romano e nello stesso tempo contraddice la parte più sovversiva del suo insegnamento che parla di un Dio di misericordia. Ma se non lo fa, si oppone a Mosè, l’autorità suprema. Questo tranello ricorda molto da vicino l’episodio del tributo a Cesare (Mc 12,13-17).

«si mise a scrivere col dito per terra»: γράφω (gráphō), scrivere, questo verbo può significare scrivere, annotare, registrare. Cosa scriveva Gesù con il dito per terra? Ci sono tante ipotesi, anche molto ingegnose, ma poco probabili ne riportiamo due:

  1. una tradizione che risale a S. Girolamo sostiene che Gesù voleva ricordare simbolicamente Ger 17,13 dove si dice che i nomi dei peccatori sono destinati alla morte («…quanti si allontanano da te saranno scritti nella polvere…»);
  2. Altri pensano all'usanza romana, secondo cui il presidente del tribunale scriveva per sé la sentenza, prima di pronunciarla.

Non pretendiamo tuttavia di voler leggere nel testo sacro ciò che non si trova; l'evangelista non dice nulla sul contenuto della scrittura di Gesù. Non possiamo fare a meno di pensare che, se il testo scritto da Gesù fosse importante sarebbe stato riportato.

Non è improbabile che Gesù, con il gesto di scrivere, abbia voluto manifestare il suo desiderio di non intervenire («Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno» 8,15) o mostrare la sua imperturbabilità e l'indignazione per l'ipocrisia così evidente. Sarebbe allora un gesto profetico quindi che si riferirebbe non ai peccati, ma ai peccatori.

«chi è senza peccato scagli per primo la pietra»: viene riecheggiato il versetto di Dt 17,7 (e Dt 13,10), dove si ordina che i testimoni oculari devono dare inizio all'esecuzione della condanna a morte e poi tutto il popolo: «La mano dei testimoni sarà la prima contro di lui per farlo morire». Interessante che nel Talmud babilonese (il Talmud è la raccolta di commenti e pareri alle norme etiche, giuridiche e rituali del giudaismo, quello babilonese è redatto dalle scuole rabbiniche della Mesopotamia) cita il principio secondo cui la prova di colpevolezza della moglie sarà valida solo se il marito è esente da colpa.

Paolo dichiara che tutti sono sotto il dominio del peccato, non c'è nessuno giusto, nemmeno uno (Rm 3,9s); Dio ha rinchiuso tutti nella disubbidienza (Rm 11,32) e nel peccato (Gal 3,22).

«Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani»: se ne vanno sconfitti. I più anziani si ritirano per primi, forse perché più saggi nel riconoscere la loro condizione peccatrice e forse è anche vero che più crescono gli anni e più si accumulano i peccati. La prova è terminata

«Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo»: la traduzione più letterale dovrebbe essere: «e lo lasciarono solo con la donna, che continuava a stare lì in mezzo» è un versetto di una ricchezza e bellezza estrema. Sant’Agostino commenta «Due sono rimasti, la miseria e la misericordia».

vv. 10-11

10Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più»

 Rimasto solo con la peccatrice, Gesù si alza in piedi e con bontà fa notare alla donna che nessuno degli accusatori l'ha condannata. Il racconto potrebbe finire qui come nel caso dell’episodio del tributo a Cesare. Però qui l’esca tesa a Gesù non è una moneta, un oggetto, ma un essere umiliato, una donna senza avvenire, chiusa in un cerchio di morte. Gli accusatori se ne sono andati via senza aver mai rivolto la parola alla donna. L’anno chiusa nel cerchio del loro giudizio. Il cerchio si è aperto, ma essa vi resta chiusa dentro: «La donna stava nel mezzo». Perché ne esca occorre qualcuno che le parli e le permetta di spezzare la prigione del suo peccato:

«Va’ e non peccare più»: la donna è diventata una persona che ha un avvenire. La legge non è stata cancellata ma è di venuta più umana, un cammino di  vita e di riscatto.

Il Maestro in questo caso si mostra come il Dio che non vuole la morte del peccatore, ma desidera la sua conversione, affinché possa vivere felice (cf. Ez 18,23; 33,1 l; Sap 11,23.26; Sal 103,8.13-14).

In realtà Gesù è il Figlio dell'uomo venuto per salvare ciò che era perduto (cf. Lc 15,24.32; 19,10 ).

Il silenzio del testo sui sentimenti della donna non soltanto mette in evidenza la gratuità dell'assoluzione da parte del Signore, ma lascia tutto lo spazio all'azione salvatrice di Gesù. La conversione è proprio questo taglio netto col passato e nell'incamminarsi sulla nuova via.

Dio, ancora una volta, si pronuncia a favore della vita dei suoi figli; per questo ognuno di noi, come scrive Paolo, può «dimentico del passato e proteso verso il futuro, correre verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù» (II Lett).

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