L'arte di scrivere Icone

Fr. Claudio Bratti

Nei momenti liberi dagli impegni pastorali, fr. Claudio ha una bella attività che lo appassiona: la scrittura delle Icone. Già, perché le Icone non si dipingono ma si scrivono con un linguaggio che ha la sua grammatica e la sua sintassi. Attraverso le Icone è possibile avvicinarsi al mondo soprannaturale, perché sono precedute dalla preghiera, realizzate nella preghiera e servono alla preghiera. In questo articolo, fr. Claudio introduce alcuni elementi essenziali per la corretta lettura di queste "finestre sull'eternità".

L'iconografia

La parola greca icona (ἡ εἰκών [-όνος]) significa semplicemente immagine, il termine in greco viene utilizzato per indicare un’immagine particolare. Così, nel linguaggio del computer si usa il termine icona nello schermo per indicare le figure rappresentative di un determinato programma. 

Nel settore religioso, specie tra i cristiani di rito orientale, ortodossi e cattolici di rito orientale, il termine iconografia indica un’arte particolare che proviene dal mondo bizantino, l’icona è l’immagine sacra che viene prodotta da quest’arte. I cristiani orientali usano il termine Sacre Icone. In questo caso si tratta delle immagini di nostro Signore Gesù Cristo, della Santa Vergine, dei santi oppure di scene bibliche, che nell’esecuzione rispettano determinati canoni.

Queste Sacre Icone hanno una funzione particolare nella Chiesa: 

  • sono oggetto di culto e venerazione, 
  • svolgono un ruolo catechetico e pedagogico. 

Il pittore, prima di accingersi al lavoro, prega e, se possibile, prega anche durante il lavoro pensando al Mistero che sta cercando di plasmare. Di per sé, una Sacra Icona è anonima, non porta la firma dell’autore. Essa appartiene alla Chiesa e viene affidata alla cura di un fedele o a una comunità di fedeli. 

I cristiani di rito orientale, siano essi ortodossi o cattolici, di solito riservano un angolo della casa per le Sacre Icone e, se le condizioni lo permettono, accendono un lumino. Volentieri si accostano per pregare insieme, in famiglia. 

Intendiamoci bene: la cultura è universale, l’arte dell’iconografia appartiene a tutta la Chiesa. 

Un po' di storia

 

Le prime immagini nella nostra storia del cristianesimo si trovano nelle catacombe: una barca (la Chiesa), l’ancora (la speranza), un delfino (in riferimento al cetaceo dentro il quale rimase per tre giorni Giona, quindi la risurrezione), una lampada (Cristo luce: Gv 8,12 - ὁ φῶς −οτός), un pesce (in greco porta il riferimento a Cristo (ἰχθύς), la croce... Alcuni grafiti rappresentano il Cristo, come la sovrapposizione di X e P le due prime lettere greche della parola Cristo (Χριστός−ου). Nelle catacombe non mancano i dipinti: l’Annunciazione, l’Adorazione dei Magi, la Risurrezione di Lazzaro … un giovane pastore circondato da pecore, oppure con la pecora sopra le spalle, rappresentando Cristo buon pastore. 

Si rappresentava Gesù Cristo come un giovane senza barba. Le due immagini più antiche che ci rappresentano il Cristo come lo veneriamo ora provengono della più antica icona conservata nel monastero di S. Caterina al Sinai e la scoperta di un sacello ipogeo, scoperto negli anni ’90 del secolo scorso vicino alla basilica di S. Paolo fuori le mura. 

Dopo il decreto dell’imperatore Costantino si sviluppa l’iconografia. La Chiesa bizantina preferisce le immagini dipinte, in affresco, su tavola all’uovo e tempera, oppure in mosaico. La Chiesa di occidente, Latina, romana, sviluppa di preferenza le immagini scultoree. 

Nei secoli VIII-IX sorse nella Chiesa di Bisanzio un movimento iconoclasta (εἰκών − κλάσις: distruzione di icone). Facevano riferimento alla proibizione di venerare immagini nell’Antico Testamento (Es 20,4-6: Dt 5,8-11). Si scatenò una furia distruttiva verso le immagini. Poche si salvarono; oggi abbiamo le antiche Sacre Icone del monastero di S. Caterina nella penisola del Sinai e qualche altra perché nascosta agli iconoclasti. 

La difesa della vera fede spinse la ricerca teologica a cercare le vere motivazioni, non lasciandosi dominare dal fanatismo. 

Gesù Cristo, Figlio di Dio (Mc 1,1), Dio (Verbo) fatto uomo (Gv 1,14), prese una carne come la nostra (Fil 2,6-7), immagine visibile del Dio invisibile (Col 1,15.19-20), l’ultima parola del Padre, impronta della sua sostanza e riflesso della sua gloria (Ebr 1,1-3); chi ha visto Gesù ha visto il Padre (Gv 14,9). 

Gesù Cristo rivela Dio Padre, è la vera immagine di Dio. Non si tratta tanto di un’immagine tipo fotografia, ma che metta in evidenza le sue virtù, il suo carattere. La sembianza fisica deve esprimere la natura psicologica. Posso dire del Dio invisibile ciò che trovo nel Dio visibile: Gesù Cristo. È il Mistero dell’Incarnazione. 

In base a questo principio (l’Incarnazione), la Chiesa bizantina, dal sec. X, passa a sviluppare una grande scuola denominata Iconografia. Si stabiliscono norme fisse (canoni). 

L'arte iconografica

 Il lavoro viene portato avanti su una tavola di legno (pioppo, cipresso) coperta col gesso (mescolato con colla di coniglio o di Bologna). Il lavoro dell’ingessatura dovrebbe durare 6 giorni, ricordando la creazione, ogni giorno si porta a termine una funzione pensando a Gen 1. La tavola è pronta per la grafia. 

L’icona è una finestra sull’infinito. Dopo aver impresso il disegno (grafia) si passa alla doratura. Per il libro dell’Apocalisse l’oro è il metallo delle divinità e dei re. Il firmamento non ha forma né colore, quindi si applica l’oro (oppure un colore che imiti l’oro, come fondo dell’icona). Per dare il senso di una finestra si fa una cornice che può essere una linea attorno la tavola, pure, meglio, un incavo sulla superficie della tavola, denominata culla. I colori sono di tempera, di tre nature: organici, terre e metallici (ossidi). Per diluire la tempera si usa il tuorlo di uovo, da qui la denominazione: tempera all’uovo su tavola. Nel lavoro di disegno e nel dipingere bisogna essere perfetti, perché si tratta del mondo divino. I personaggi devono godere dei tratti da risorti, appartengono già al mondo dei risorti. 

Di solito, i personaggi rappresentati guardano il fedele che è davanti, in questo caso basta fare gli occhi che guardano diritti (“a squadra”) davanti, allora si ha l’impressione che mi guardi da qualsiasi posto mi trovi (effetto ottico). L’atteggiamento del corpo prende i dati dal simbolismo del libro dell’Apocalisse: in piedi → la risurrezione; seduto → il potere; prostrato → sottomissione. I colori: bianco → risurrezione; rosso → vita nello Spirito Santo; azzurro / giallo / verde (Ap 6,8) → la corruzione, la vita transitoria. I numeri: 3 → perfezione; 7 → abbondanza; 10 → ricchezza; 40 → indefinito; 12 → tribù / apostoli; 1.000 (Ap 20) → il numero di Dio, (144.000 → 12 tribù x 12 apostoli x 1000 un numero enorme, indefinito, dei giusti dell’Antico Testamento e del Nuovo Testamento). 

Caratteristiche di alcune icone

Da questi canoni generali si può passare ad alcune immagine specifiche: 

Il Pantocrator: è l’immagine di Gesù Cristo, Signore dell’universo; benedicente con la mano destra, con la sinistra sostiene un libro, aperto oppure chiuso, con dei sigilli (Ap 5,1-5; 10,8-11), guarda fisso con uno sguardo serio: la vita cristiana è qualcosa di serio. La tunica interiore deve essere rossa, il Cristo gode della pienezza della vita divina (Ef 1,23; Col 1,19); il manto che lo copre può essere di colore azzurro, verde o giallo, che sono i colori che rappresentano la corruzione, il Figlio di Dio è rivestito della natura umana. 

Il Pantocrator in modo particolare, ma anche quasi tutti i personaggi maschili portano una striscia dorata nella spalla destra, era un’onorificenza che gli imperatori bizantini concedevano ai generali di ritorno trionfanti de una battaglia importante (denominato clavus): Gesù Cristo trionfatore sulla morte e sul peccato, i suoi servi partecipano di quel trionfo, specie se martiri. 

Soltanto il nimbo (aureola) del Cristo porta il segno della Croce con la scritta del participio del verbo essere (ὅ ὤν): Io sono Colui che sono (Es 3,14). 

 Le icone della Madonna, sono le più diffuse e contano una grande varietà. Si fa ricorso in modo particolare ad Ap 12. Sempre la Madonna è la personificazione della Chiesa. 

In questo caso, la Madonna ha la tunica azzurra/verde/gialla, perché appartiene a questa creazione, ma è rivestita della vita divina, quindi il manto è rosso. Le Chiese orientali considerano la Madonna La tutta santa (Πανταγιάς), in base alle parole dell’Arcangelo Gabriele all’Annunciazione: Ave Maria, piena di Grazia (κεχαριτωμένη - Lc 1,28). Porta tre stelle: una sulla fronte e le altre due nelle spalle, rappresentano la convinzione della Chiesa antica: Maria Vergine prima, durante e dopo il parto. L’abbigliamento della Madonna spesso rispecchia quello dell’imperatrice bizantina. 

Si possono riassumere alcuni gruppi di icone mariane: 

La Madonna del Segno: rappresenta la Chiesa proprio del tempo dell’Avvento. 

È la Madonna orante, con le braccia aperte e l’Emmanuele nel seno circondato da un anello dorato. Gesù giovane con un rotolo (libro) in mano che rappresenta le Sacre Scritture. 

La Madonna della Tenerezza. La Madonna (la Chiesa) guarda Gesù Bambino, con una mano lo sostiene, e cioè: la chiesa porta il Cristo, con l’altra mano lo indica. Lui guarda (accarezza) la Madre: sottolinea l’amore tra Cristo e la sua Chiesa. 

Le icone dette Odigitria (η οδηγητρια: indica la via: da ὁδός cammino, e άγω conduco), si differenzia dalla Madonna della tenerezza in quanto la Madre e il bambino guardano il fedele, la Madre sostiene il Cristo, è la Chiesa che porta al mondo il Cristo, con l’altra mano lo indica: Il Cristo è la Via, la Verità, e la Vita (Gv 14,6). 

Il Figlio a sua volta porta un rotolo in mano che rappresenta la Sacra Scrittura, affidata da Lui alla custodia della Chiesa. 

Il “libro”, come lo conosciamo oggi, è un’invenzione del IV secolo, prima si usava il rotolo a cui aggiungevano i pezzi di pelle sopra i quali si scriveva. 

La via della salvezza sono la Persona di Gesù e la Sacra Scrittura presentati al mondo dalla sua Chiesa. 

Maria regina. La Madonna è seduta in un trono con il Figlio Gesù bambino sostenuto da una mano e seduto sulle ginocchia, benedicente e portando il rotolo delle Sacre Scritture. La Madonna lo sostiene con una mano e lo indica con l’altra. 

Maria ascolta la mia pena. Quest’icona occupa nelle Chiese orientali l’icona occidentale dell’Addolorata. La Madre è triste, riflette, ha una mano sul mento in atteggiamento di meditazione. Il Figlio appoggiato sulle ginocchia, legge un brano della Sacra Scrittura: preso da uno dei carmi del Servo sofferente nel libro d’Isaia (di preferenza Is 52,13 – 53,12), che si riferiscono alla passione e morte del Figlio. Un’altra forma è la Madonna che cerca di consolare il Figlio che guarda due angeli nella parte superiore dell’icona che portano gli strumenti della passione: chiodi, croce, scala, lancia… il Figlio siccome si spaventa, si aggrappa alle mani della Madre e gli scappa uno dei sandali. 

Queste quattro ultime forme d’icone vengono denominate anche Mater Dei. 

 Le icone dei Santi cercano di rappresentare il personaggio con le caratteristiche proprie. Una forma privilegiata usa collocare dei quadretti attorno alla figura del santo rappresentando scene della sua vita. I tratti dei Santi devono essere sempre quelli di una persona rinnovata, appartenente al mondo della Risurrezione. 

Le icone che rappresentano le scene bibliche sono numerosissime. In questo caso occupano un posto particolare le 12 feste: 

L’Annunciazione. La nascita di Gesù Cristo. La Presentazione del Signore e della Madonna al tempio. Il Battesimo di Gesù al Giordano. La Trasfigurazione. L’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme. La Crocifissione. La discesa agli Inferi. L’Ascensione. La Pentecoste. La santissima Trinità. La Dormizione della Madonna. 

Si usa esporre alla venerazione dei fedeli la Sacra Icona che rappresenta quel Mistero nel giorno della commemorazione. 

Le iscrizioni

Ogni icona deve avere dei simboli grafici che la spieghino. 

Il Pantocrator e l’Emmanuele porta sempre: IC XC con un trattino sopra che indica che si tratta di un’abbreviazione. Fanno uso della lingua greca. Gesù (Ιησούς) Cristo (Χριστός), la C nel tardo bizantino passò a sostituire la X. 

La Madonna: MP ΘΥ (Μήτηρ Θεού): Madre di Dio, sempre con un trattino sopra per indicare abbreviazione. 

I Santi (῞Αγια) portano il loro nome. 

Le scene bibliche portano il nome della scena e il nome dei personaggi.

Conclusione

Come si può costatare, l’Iconografia è, sì, un’arte, ma soprattutto una spiritualità. Si dice pregare l’icona oppure pregare con l’icona, che significa porsi davanti e meditare sui segni che essa mette in evidenza, manifestando il Mistero rappresentato. 

I cristiani di rito orientale sono convinti che la Sacra Icona, dopo la benedizione, riceve una forza spirituale che la comunica a coloro che la venerano e la contemplano.

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