Ritiro d'Avvento OFS 2022

Domenica 4 dicembre la Fraternità dell’Ordine Francescano Secolare di Canepanova si è data appuntamento con le Fraternità OFS di Vigevano e di Voghera nel bel complesso romanico di S. Lanfranco, per una giornata di ritiro in preparazione al Natale. Il “ritiro d’Avvento” è diventato per le Fraternità un momento importante, da non mancare, per vivere insieme, in fraterna convivialità l’occasione formativa: un aiuto per vivere con più consapevolezza il Natale in “stile francescano”.

L’anno che sta per finire ha visto esplodere la guerra anche nel cuore della nostra Europa e noi, dimentichi delle tante guerre che ancora si combattono nel mondo, nel trovarcela ai nostri confini, ne viviamo, anche se non direttamente, i suoi effetti devastanti e drammatici e ci troviamo ogni giorno ad invocare e sperare quella pace che sembra ancora lontana. Stiamo vivendo il tempo dell’Avvento, un tempo per preparare il cuore al Natale del Principe della Pace e oggi siamo qui per riflettere, per capire di quale Pace si nutre questa nostra attesa.

“LA PACE CHE ANNUNZIATE CON LA BOCCA, ABBIATELA ANCOR PIÙ COPIOSA NEI VOSTRI CUORI” (FF 1469)

Padre Sergio Colombo, Cappuccino OFM dà inizio alla sua riflessione con la Parola di Dio tratta dal Vangelo di Giovanni: “Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avrete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo” (Gv16, 33). Ci viene subito offerta una parola di Speranza senza nasconderci, tuttavia, la realtà di un mondo incline al male; senza illuderci su una possibilità di pace a poco prezzo. Pace non è assenza di conflitto, ma è capacità di vivere il conflitto come occasione di progresso nei rapporti, piuttosto che loro lacerazione; capacità di resistere alla violenza ponendo in atto risposte non violente. È una falsa pace quella che scaturisce dal non voler affrontare i problemi,
scegliendo un quieto vivere.

“Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione.” (Lc 12, 51)

La Pace vera, che ci dona Cristo, è una Pace esigente, frutto della giustizia. Cristo è Lui stesso la nostra Pace, in Lui possiamo trovare Pace, ricomporre le fratture, sanare le ferite. Portiamo dentro un mondo di divisioni, rancori, sentimenti ostili che abitano il nostro cuore: una trama di inimicizia che si abbatte su quell’Uomo che muore in Croce. La Croce è il frutto della violenza umana nella sua massima espressione, assunta da Cristo senza fare propria l’inimicizia, ma guardandone l’autore con uno sguardo d’Amore. Per mezzo della Croce Cristo crea in sé l’uomo nuovo, in Pace con Dio, e allora in grado di incontrare l’altro uomo in pace. Dio in Gesù spezza la catena di trasmissione della violenza, oppone alla violenza un nuovo tipo di forza, quella che scaturisce dalla propria fede, una forza che permette di vedere l’altro come fratello, anche mentre si pone come tuo aggressore.

Operatore di Pace si comincia ad esserlo nel fare Pace con quanto non ha funzionato nella propria vita, accogliendo come dotati di valore tutti quegli aspetti vissuti come fallimento, insignificanza della propria vicenda. Diventa essenziale disinnescare le dinamiche di violenza nel proprio intimo, riconoscendo che, se accolto, anche il negativo può evolvere.

Francesco d’Assisi ha vissuto un cammino di pacificazione interiore che è penetrato sin nelle fibre più profonde del proprio essere, a partire dallo scoprirsi figlio amato da Dio. Ha potuto spogliarsi di ogni bene e non avendo nulla da difendere e nulla da conquistare, ha potuto guardare intorno a sé e vedere fratelli e sorelle in tutte le persone incontrate, ed estendere questo legame fraterno anche ad ogni altra creatura, perché percepita uscita dalle mani e desiderata dell’unico Creatore. È questa Pace profonda che Francesco pone al centro di ogni incontro, come dono da offrire a chiunque incontrasse:

“IL SIGNORE MI RIVELO’ CHE DICESSI QUESTO SALUTO: IL SIGNORE VI DIA PACE” (Testamento, 27: FF 121)

Lo stesso consiglia di fare ai suoi frati minori e li invia messaggeri di Pace in tutto il mondo.

È veramente pacifico non solo chi conserva la pace nel corpo e nell’anima ma chi la conserva “nelle avversità” della vita. Solo radicato nell’Amore del Signore, egli potrà “conservare la pace nell’anima e nel corpo” che non sarà l’atteggiamento dello stoico o del superuomo. La Pace di cui parla Francesco è la capacità di “restare” consegnati a Colui che si è lasciato consegnare. La Pace è la libertà e la tenacia di seguire quel Modello, sicuri che Egli è l’unica possibilità di vincere ogni guerra e ogni violenza.

“...POSSA LA NON-VIOLENZA DIVENTARE LO STILE CARATTERISTICO DELLE NOSTRE DECISIONI, DELLE NOSTRE RELAZIONI, DELLE NOSTRE AZIONI, DELLA POLITICA IN TUTTE LE SUE FORME.” (Papa Francesco, Giornata della Pace, 1 gennaio 2017)

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