Sul Fine dell'Anno

fr. Enrico

Siamo soliti parlare dell'avvicinarsi del 31 dicembre con l'espressione tipica: "la fine dell'anno" ma, per noi, sarebbe più corretto, proficuo ed opportuno ricorrere ad un'espressione alternativa a questa, perché ciò che diciamo, in fondo in fondo, esprime quello che siamo. Sarebbe opportuno, quindi, oltre a meditare su come viviamo il passaggio dell'anno - perché di questo si tratta, solo di un passaggio - prestare anche attenzione al nostro modo di esprimerlo.
A nostro avviso sostituire i termini e ricorrere all'espressione "il fine dell'anno" potrebbe esserci utile a comprendere che la vita non corre in direzione "della fine", ma procede verso "il fine", e se è chiaro ed evidente quale sia "la fine" della vita, occorre invece stabilirne proprio "il fine". Quando nasciamo l'unica certezza che abbiamo è quella di dover morire, questo dato di fatto, spesso, è per noi motivo di ansia, preoccupazione e angoscia, ma può essere trasformato nella spinta a comprendere il senso profondo della vita e distinguerne "il fine" cui ogni essere umano deve tendere.
Naturalmente, se quando siamo posti davanti al termine di un anno, vediamo di fronte a noi semplicemente una bottiglia da stappare per "sparargli contro” e girare pagina, perché sono troppi gli eventi negativi successi e non vale la pena di ricordare, allora davvero la nostra vita procede inesorabilmente verso "la fine". Ma se consideriamo il susseguirsi dei giorni e dell'anno, come una possibilità, sempre nuova, che ci viene donata per approfondire "il fine" del nostro esistere, vivere e procedere, allora tutto acquista altro sentore, sapore e colore, altri profumi e consistenze.
Proprio il passaggio dell'anno che stiamo vivendo può essere il momento proficuo per non "fare come fan tutti", ma fermarci e ringraziare il buon Dio per tutti i benefici che ci ha concesso, mettere a fuoco e ri-consegnargli tutto il bene vissuto e condiviso. Un criterio di discernimento, utile a capire se siamo sulla buona strada, sarà constatare e verificare i progressi umani e spirituali vissuti nel corso di quest'anno appena trascorso, in modo da scegliere l'orientamento opportuno con il quale iniziare il nuovo.
L'anno Liturgico che la Chiesa ci dona di celebrare, può essere l'aiuto valido e necessario per prendere sempre maggiore consapevolezza del tempo che scorre e percepire con il nostro corpo "il fine" del tempo. Il brano di Vangelo che la Chiesa ci consegna ogni giorno è un ottimo nutrimento per affrontare il quotidiano con lucidità e lungimiranza, senza più vivere da spettatori ma da attori protagonisti della nostra vita, decidendo del proprio domani con le scelte fatte nell’oggi.
Allora iniziamo adesso a prendere in mano la nostra preziosa vita per orientarla verso “il Suo fine”: amare ed essere amati fino alla fine del tempo, ovvero per l’eternità. Ed allora, come è stato detto: "Il termine di tutta la storia sarà un canto di gioia senza fine".


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