5 novembre 2017, il "grande giorno", il giorno della Promessa.

Giorno di ansie, di paure, giorno di aspettative, ma soprattutto giornata di felicità, di entusiasmo e di fraternità.

Promettere indubbiamente può sembrare un vincolo e sicuramente significa prendersi un impegno, ma ciò che dà importanza alla Promessa è il fatto che siamo noi a scegliere.

È facile pensare alla Promessa come un freno che ci costringa a rimanere sulla retta via, un modo per avere delle certezze, ma andando avanti in questo percorso ci si rende conto che, al contrario, è un atto liberatorio attraverso il quale si tende a migliorare se stessi.

Non è pensabile riuscire a non commettere errori durante il corso della vita. Nella pienezza della Promessa, tentiamo di farne tesoro, portandola come modello a cui ispirarsi quotidianamente.

Quella domenica mattina ci siamo alzati consapevoli di cosa abbiamo promesso. La cosa bella più è stata scoprire di non essere da soli.

"L’ Eucarestia come centro, il Vangelo come guida, la Chiesa come madre e i poveri e gli ultimi come fratelli".

Ci siamo riuniti in Dio e in Lui abbiamo trovato delle persone sempre disponibili ad ascoltarti e a starti vicino, quando sei triste e quando sei felice.

Abbiamo trovato vere presenze che lasciano il segno nella nostra vita.

Dio ci ha fatto un grande dono: Lui sa di cosa abbiamo bisogno e cosa possiamo fare. Ci mette davanti diverse esperienze e sta a noi poi saperle cogliere.

"Avendo amato i suoi, li amò fino alla fine". Dio ci dà il Suo stesso Amore come esempio e il tutto non sta solo nel fidarsi, ma piuttosto nell’affidarsi. Lasciarsi guidare con consapevolezza.

La Promessa è un viaggio, è una strada a volte tortuosa e piena di sassi, ma troveremo sempre una mano tesa verso di noi per rialzarci quando cadiamo. IO, DIO, NOI.