Orari

  • Giorni feriali

    • Ore 7.55 Lodi mattutine 
    • Ore 8.15 Messa
    • Ore 18.00 Rosario
    • Ore 18.30 Messa e al termine Vespri 
  • Giorni festivi

    • Ore 11.30 Messa
    • Ore 17.30 Rosario
    • Ore 18.00 Vespri
    • Ore 18.30 Messa 
  • Adorazione

    • Ogni mercoledì dalle 12.30 alle 13.20 (da ottobre a giugno)
    • L'ultimo lunedì del mese dalle 21 alle 22 (da ottobre a giugno)
  • Confessioni

    • Tutti i giorni (tranne il venerdì pomeriggio)
      dalle 8.45 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00

Avvisi

Sabato 25 maggio

Ore 21:00 In Santuario, Concerto

Lassa far a mi: La Sol Fa Re Mi

Improvvisazione e contrappunto dal XII al XX secolo per due flauti dolci

Info: https://bit.ly/2JWL1FQ

Domenica 26 maggio

Ore 21:00 In Santuario, Concerto

“Ave Dulcissima Maria”

musica ad honorem Beatae Mariae Virgini

INFO

l brano di Vangelo che ci parla delle dieci vergini che vanno incontro allo sposo, è collocata nel mezzo di altre due parabole altrettanto famose, quella del maggiordomo messo dal padrone a capo dei domestici in assenza del padrone stesso e la parabola dei talenti affidati ai servi durante un periodo di assenza del padrone, a motivo di un lungo viaggio. Queste tre parabole sono definite della vigilanza, perché ci parlano appunto della custodia da tenere in assenza del Signore – Sposo.
 
Dal Vangelo secondo Matteo 25,1-13

«1Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. 2Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; 4le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi.

5Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6A mezzanotte si alzò un grido: «Ecco lo sposo! Andategli incontro!». 7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8Le stolte dissero alle sagge: «Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono». 9Le sagge risposero: «No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene». 10Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.11Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: «Signore, signore, aprici!». 12Ma egli rispose: «In verità io vi dico: non vi conosco». 13Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora»

È ben strano questo andare incontro delle dieci vergini allo sposo, solitamente, nel uso comune dell’epoca, le vergini avrebbero dovuto accompagnare la sposa e non lo sposo. La soluzione è proprio quella che forse viene in mente spontaneamente: tutte le vergini sono promesse allo sposo, non però tutte quante singolarmente ma in modo corporativo, esse rappresentano la Chiesa che effettivamente è sposa di Cristo, per questo San Paolo dirà: «vi ho promessi infatti a un unico sposo, per presentarvi a Cristo come vergine casta» (2 Cor 11,1-2). È altrettanto bello notare che l’espressione “uscire incontro” è una formula tecnica usata per descrivere l’accoglienza del sovrano nella sua visita ufficiale alla città (parousía). Cristo viene e tutti noi siamo chiamati ad andargli incontro.

Il numero dieci indica la totalità ma tra queste vi sono delle stolte e delle sagge. La stoltezza o la sapienza non sono da misurarsi sul piano della moralità, infatti si addormentano tutte. Piuttosto essere stolte o sagge dipende da una specie di saggezza o forse anche intelligenza. Le sagge portano una riserva di olio ‘in piccoli vasi’. Occorre precisare che le lampade non sono quello che forse immaginiamo, il termine usato indica delle torce ossia dei bastoni con, ad una estremità, delle strisce di stoffa imbevute di olio. Per motivi che si capiranno forse tra poco, trovo suggestivo che le lampade non si devono riempire di olio ma unte, tutt’al più intrise. Cosa rappresenta l’olio? In tutta la sacra scrittura troviamo molte volte l’olio. Con l’olio venivano unti i Re e i Sacerdoti (ancora oggi). L’olio è segno di ospitalità, di intimità «Tu cospargi di olio il mio capo» Sal (23,5). L’olio è segno di gioia, bellezza, fraternità: «Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme! È come olio profumato sul capo, che scende sulla barba, sulla barba di Aronne, che scende sull'orlo della sua veste» (Sal 133,2). Ma l’olio è anche segno di misericordia è versato (assieme al vino) dal buon Samaritano sulle ferite dell’uomo ferito e abbandonato lungo la strada. Mi piace questo ultimo significato, pur essendo corretti anche i precedenti. I vasetti di olio da portare con sé non sono solamente le opere buone e giuste, la perseveranza; è anche la speranza ma questa non è semplicemente una visione ottimistica della vita. Penso che di quest’olio possiamo farne rifornimento innanzitutto proprio nell’esperienza della misericordia ricevuta. Vengono in mente «coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello e per questo stanno davanti al trono di Dio» (Cfr. Ap 7,14-15), ma anche tutta una grande maggioranza di uomini e donne che nella loro vita sperimentano ferite di qualunque genere (non importa se ricevute o causate da essi stessi).

Lo sposo non è in ritardo, semplicemente non si sa quando arriva. Certamente l’attesa è stata lunga, ma si ha la certezza della sua venuta, lo ha promesso, verrà! Al suo sopraggiungere si alza un grido che è di gioia, di festa; proprio per la festa occorre luce. Certamente possono apparire un po’ antipatiche le cinque vergini che rifiutano di dare dell’olio a quelle che sono rimaste senza, ma non è solo questione di temere di restare senza anche loro: quest’olio non si può comunicare l’un l’altro e non ci sono negozi dove si può comprare. È un olio che dobbiamo accumulare lungo la vita e che – come scritto prima – lo si recupera nei momenti belli, per mezzo della perseveranza, ma anche, e soprattutto, nell’esperienza della misericordia ricevuta.