Come in una grande famiglia
Monji il sacrestano di Canepanova e la sua storia tra mensa, convento e santurario

di MONJI
Nel 1993 – dopo 4 anni che mi trovavo in Italia – vidi passare dei frati e, pur non sapendo nulla su di loro, rimasi colpito dal loro abito e, soprattutto, dalla simpatia e dai loro sorrisi. Dopo alcuni anni ho conosciuto una ragazza di Pavia e dopo esserci frequentati decidemmo di sposarci in Comune, visto che io provenivo da una famiglia musulmana. Finita la cerimonia i suoi genitori – che facevano volontariato presso la Mensa del Povero – hanno insistito perché noi passassimo dal Santuario dei frati di Canepanova per ricevere una benedizione: abbiamo accettato con un po’ di timore. Arrivati in convento si presentava davanti a me quell’abito simpatico e quel sorriso che avevo visto tanti anni prima: mi sentii tranquillizzato dall’accoglienza molto semplice e fraterna, sentendomi fin da subito a casa.
Passarono alcuni anni e mi ritrovai senza lavoro, così iniziai a fare volontariato presso la Mensa del Povero e – “il caso vuole” – che i frati mi proponessero di sostituire il sacrestano, il quale aveva deciso di rientrare definitivamente nel suo paese di origine. Accettai subito con grande gioia e timore di non essere all’altezza di un compito così delicato, ma fin da subito iniziai a trovare braccia aperte, capaci di trasmettermi fiducia che gradualmente ho imparato a ricambiare. E così – passati ormai 5 anni – posso dire di sentirmi a casa e di fare il mio lavoro con testa e cuore per la chiesa, il convento e i fratelli frati.
Sin dalla mattina presto quando mi preparo per venire al lavoro lascio la mia famiglia (moglie e 2 figli) per arrivare in convento e trovare una grande famiglia: mi reputo molto fortunato di fare questo lavoro.

Pace e bene.