Tra gli scritti riconducibili a Santa Chiara le lettere sono certamente l'espressione più intima, diretta e confidenziale di ciò che ha animato la sua vita. Lei, una fanciulla nata in una famiglia nobile, che giovanissima abbadona tutto per seguire le orme di Francesco, dedicandosi con passione e rigore a Dio, scegliendo per sé la povertà, la preghiera e il silenzio.
Tra le sue lettere si ricordano, in particolare, le quattro epistole inviate ad un'altra giovane donna, Agnese di Praga, la figlia del Re di Boemia che, come Chiara, ha consacrato la sua vita a Dio, rinunciando alla richezza e a un futuro da imperatrice, accanto a Federico II. Con lei Chiara, che vive ormai in clausura nel monastero di San Damiano, instaura una corrispondenza sororale che dura circa 10 anni, dal 1230 al 1240, superando peripezie e distanze oggi, per noi, inimmaginabili. 
In questi giorni che ci conducono alla sua ricorrenza abbiamo pensato di proprorre una di queste lettere, la quarta e ultima, in cui comunica alla giovane amica e sorella la gioia nel sapere che «sprezzate tutte le vanità di questo mondo, ti sei mirabilmente sposata, come l'altra santissima vergine santa Agnese, all'Agnello immacolato che toglie i peccati del mondo». Nella lettera il Signore Gesù Cristo, è «splendore di gloria e candore di luce eterna», ma anche «specchio senza macchia». È a questo specchio che Chiara ci esorta a guardare ogni giorno. Lo ha scritto ad Agnese allora, e lo dice ancora oggi a tutti noi. 
 
Quarta lettera di Chiara di Assisi ad Agnese di Boemia
1. Alla metà della sua anima, allo scrigno prezioso colmo di intimo amore, l'illustre regina sposa dell'eterno re Agnello la signora Agnese, sua madre carissima e figlia prediletta più di ogni altra, 2. Chiara, indegna domestica di Cristo e ancella inutile delle sue ancelle dimoranti nel monastero di San Damiano di Assisi, 3. salute, con l'augurio di cantare, insieme con gli altri santissimi vergini, il nuovo cantico davanti al trono di Dio e dell'Agnello e di seguire l'Agnello dovunque vada.
4. O madre e figlia, sposa del re di tutti i secoli, non devi per nulla stupirti se non ti ho scritto spesso, come l'anima tua non meno della mia desidera ardentemente, 5. né devi minimamente credere che l'incendio della carità che ti porto bruci meno soavemente nelle viscere della madre tua.
6. Questo è il fatto: l'hanno impedito carenza di messaggeri e pericoli manifesti lungo le strade.
7. Ora invece, mentre sto scrivendo alla tua carità, gioisco ed esulto con te nella gioia dello spirito, o sposa di Cristo, 8. perché, sprezzate tutte le vanità di questo mondo, ti sei mirabilmente sposata, come l'altra santissima vergine santa Agnese, all' Agnello immacolato che toglie i peccati del mondo.
9. Felice certo colei a cui è stato possibile realizzare questo connubio per unirsi col più profondo del cuore a colui 10. la cui bellezza ammirano senza posa le schiere beate dei cieli, 11. il cui affetto avvince, la cui  vista ristora, la cui amorevolezza sazia, 12. la cui soavità ricolma, la cui memoria riluce soavemente, 13. al cui profumo rivivranno i morti e la cui visione gloriosa  farà beati tutti i cittadini della Gerusalemme superna.
14. E poiché egli è splendore di gloria e candore di luce eterna, egli è anche specchio senza macchia.
15. Questo specchio, guardalo ogni giorno, o regina sposa di Gesù Cristo, e senza posa scruta in esso il tuo volto 16. per ornarti, rivestendoti tutta dentro e fuori di variopinti ornamenti, 17. e farti bella, con fiori e stoffe di ogni virtù, come conviene a figlia e sposa dilettissima del sommo re. 18. In questo specchio brillano la beata povertà, la santa umiltà e l' ineffabile carità come, con l'aiuto di Dio, potrai verificare percorrendolo per intiero.
19. Fai attenzione, voglio dirti, al principio di questo specchio, cioè la povertà di lui deposto in una mangiatoia e ravvolto in pannicelli. 20. O mirabile umiltà o stupenda povertà: 21. il re degli angeli, il signore del cielo e della terra è adagiato in un presepio.
22. Nel mezzo dello specchio guarda l' umiltà santa, la beata povertà, nelle fatiche e pene senza numero che sostenne per la redenzione del genero umano.
23. Nel termine dello stesso specchio contempla l' ineffabile carità, in forza della quale volle  patire sul legno della croce e su quello morire d' una morte la più vergognosa.
24. Perciò quello stesso specchio, posto sul legno della croce, richiamava l'attenzione dei passanti a riflettere su queste cose quando diceva: 25. « O voi tutti che passate per via, fermatevi e guardate se c'è dolore pari al mio ». 26. Rispondiamo al suo grido e al suo gemito dicendo con voce unanime e spirito concorde: « Volto e rivolto nella memoria il ricordo, e ricordando verrà meno a me stessa la mia anima ». 27. Accenditi sempre di più questo ardore di carità, o regina del re celeste.
28. E poi, contemplando le sue indicibili delizie, ricchezze e onori duraturi, 29. e sospirando per il troppo desiderio amoroso del tuo cuore, griderai: 30. « Tirami dietro a te, correremo sulla traccia del profumo dei tuoi unguenti, o sposo celeste.
31. Correrò e non verrò meno fino a quando non mi introdurrai nella cella del vino, fino a quando 32. la tua sinistra non posi sotto il mio capo e la tua destra non mi
abbracci felicemente, fino a che non mi baci col felicissimo bacio della tua bocca ». 33. Arrivata a questo traguardo contemplativo, non omettere di dedicare un ricordo alla madre tua poverella, 34. tenendo presente che io ho inciso per sempre la tua felice memoria sulla tavoletta del mio cuore, perché ti considero la più cara fra tutte.
35. Cosa dire ancora? Taccia nell' amore per te la lingua di carne e parli la lingua di spirito.
36. O figlia benedetta, poiché la lingua di carne non potrebbe mai esprimere con pienezza l' amore che ti porto, 37. ti prego di ricevere con benigna indulgenza ciò che ho scritto solo a metà, cercando almeno di cogliervi l'affetto materno dal quale mi sento toccata ogni giorno in ardore di carità verso di te e verso le tue figlie, alle quali raccomanda istantemente in Cristo me e le mie figlie.
38. A loro volta queste mie figlie, ma principalmente la prudentissima verigine Agnese, mia sorella, si raccomandano nel Signore quanto possono a te e alle tue figlie.
39. Stai bene, carissima figlia, insieme alle tue figlie, fino al trono di gloria del grande Iddio; e pregate per noi.
40. Raccomando con la presente alla tua carità, quanto posso, i latori di questo scritto, i nostri carissimi frate Amato, diletto a Dio e agli uomini caro, e frate Bonagura.  Amen