Puoi piangere!

Beati coloro che sono nel pianto, perché saranno consolati

Gesù che sale sul monte e proclama le beatitudini è un chiaro riferimento a Mosè, ed è proprio colui che ha condotto il popolo fuori dall'Egitto e ha consegnato la legge di Dio che Matteo vuole ricordare nella sua narrazione delle Beatitudinio. Tuttavia, vi è una sostanziale ed evidente differenza tra Mosé e Gesù. Mosè riceve la legge da Dio e la consegna al popolo, Gesù da lui stesso la legge, anzi: Gesù è la legge, in quanto è lui la parola stessa di Dio. In Gesù sono incarnate le beatitudini, è lui il vero povero in spirito, è lui l'afflitto, colui che piange, è lui che ha fame e sete della giustizia, è lui il perseguitato...  

 


Piangere per cosa?

Di nuovo, ci domandiamo: come è possibile proclamare beato chi si trova nel pianto, chi è afflitto? Deve essere chiaro che la beatitudine non sta nell'essere nel pianto ma nel fatto che saranno consolati. L'evangelista Matteo esprime il verbo della consolazione con quello che in termine tecnico viene detto passivo divino, è un modo per indicare un'azione svolta da Dio. Sarebbe come dire: "Dio li consolerà".
Dobbiamo, innanzitutto, capire cosa si intende per "afflizione" (termine che nell'ultima traduzione della Bibbia CEI è tradotto con "essere nel pianto"). Non si tratta di un tipo di sofferenza generico, ma una specie particolare, per comprederlo è utile andare a vedere dove il medesimo termine ricorre nel Nuovo Testamento.

Mc 16,9-11 «9Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. 10Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto11Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero».

Il giorno di Pasqua, prima dell'incontro con il Risorto, troviamo gli aportoli in lutto e pianto. Qui il termine afflizione, hai il significato di lutto per la morte di una persona cara, non solo un lutto ma possiamo immaginare anche una sensazione di sconfitta, frantumazione di tutte le illusioni. Quegli uomini, non solo avevano perso una persona amata ma anche colui sul quale avevano giocato tutta la loro vita, avevano riposto nel loro Maestro le aspettative di salvezza. Ma ora? Tutto sembrava essersi sgretolato e spenta ogni speranza. Ricorda un poco lo stato d'animo di quei due che si stavano dirigendo ad Émmaus e discorrevano tra loro, tristi, della morte di Gesù e delle loro speranze svanite.
Lo stesso sentimento di afflizione - smarrimento - paura lo troviamo, seppure in negativo, nell'Apocalisse, in coloro che appoggiavano Babilonia a seguito della siua caduta (Ap 18, 7.8.11.15.19).
Nel bene e nel male, nel giusto e nel peccato, nel chiaro e nello scuro, i sentimenti si assomigliano: quante volte ti sarà capitato di provare sconcerto allo "sgonfiarsi" di una tua illusione. Magari avevi riposto molte speranze e incanalato parecchie energie verso una tua idea (possiamo chiamarla "idolo"?). Ha volte anche l'idea che abbiamo di Dio è un idolo, così è stato per gli stessi discepoli di Gesù che non avevano compreso il suo modo di essere Messia, lo stesso Giovanni Battista, appare confuso e fino ad un certo punto dubbioso (cfr. Mt 11,2-6).
Può sembrare strano, ma ora non importa se avevi riposto la tua speranza verso qualcosa di male o di bene. Era comunque una tua idea, se è svanita evidentemente era altra cosa dalla realtà.

Mt 9,14-15 «14Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». 15E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Il termine "afflizione" viene usato da Gesù anche nella risposta ai disepoli di Giovanni Battista quando gli domandaronio ragione del non digiuno di chi lo seguiva. Gesù dice che il digiuno non è appropriato agli invitati a nozze quando lo sposo è presente in mezzo aloro, il digiuno sarà doveroso quando «lo sposo sarò loro tolto». È il rischio che sia tolto lo sposo, Gesù, dalla nostra vita che crea afflizione e conseguentemente il digiuno da tutte quelle cose che minacciano di portarcelo via.

Gc 4,9
«9Riconoscete la vostra miseria, fate lutto e piangete; le vostre risa si cambino in lutto e la vostra allegria in tristezza».

Un altro significato che il termine afflizione contiene è quello riferito al peccato, ossia al piangere ed affliggersi per i propri peccati. Pietro dopo aver rinnegato Gesù, pianse amaramente (Lc 22,62) scoprendosi colpevole. Vi è poi l'afflizione giusta anche per i peccati che ci circondano, per esempio Paolo scrive ai corinti parole molto severe aproposito dell'indifferenza o della superficialità con cui viene trattato un grave peccato di un membro della comunità mentre questo peccato di un fratello dovrebbe provocare afflizione in tutti quanti (cfr. 1Cor 5,1-2).
Per poter piangere per un peccato sia proprio che altrui, è necessario amare Dio.

La consolazione

Si diceva all'inizio che Gesù si distinge  - ovviamente - da Mosè in modo sostanziale, essendo lui DIo. Un'altra differenza tra le Beatitudini e i Comandamenti, consiste nel fatto che le parole pronunciate da Gesù sulla montagna non sono degli imperativi. Gesù non dice "dovete essere afflitti" ma "potete essere afflitti". Dovremmo leggere questa beatitudine più o meno in questo modo: "potete stringere relazioni umane autentiche, potete davvero darvi con generosità, potete legarvi alle persone, innamorarvi senza paura di essere delusi, perché la vostra consolazione è Dio". Il verbo "consolare" è l'azione dello Spirito Santo, il "Paraclito". La consolazione è la presenza di Dio che riempie la vita. Il Vangelo, cioè la buona notizia è proprio questa: il fondamento della tua persona, anche nelle dimensioni degli affetti e dei sentimenti, è il Signore.

Is 40,1-2 «1 Consolate, consolate il mio popolo - dice il vostro Dio. 2Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati».

Is 61,1-2 «1 Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, 2a promulgare l'anno di grazia del Signore, il giorno di vendetta del nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti».

Is 66,13 «13Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò; a Gerusalemme sarete consolati».

 

 

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