Affettività, il senso di una relazione

«Più fallace di ogni altra cosa è il cuore e difficilmente guaribile; chi lo può conoscere? Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori, per rendere a ciascuno secondo la sua condotta, secondo il frutto delle sue azioni» (Ger 17,9-10a)

«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati» (Gv 15,12).

1. Essere testimoni di speranza in ambito affettivo - Dobbiamo sempre ricordarci che il cristiano - colui che incarna le Beatitudini - è quello che vive come “pellegrino e straniero” in questo mondo, che sa a rontare il viaggio della vita consapevole delle di coltà e dei rischi che incontrerà sul suo cammino, ma ducioso e determinato a raggiungere la meta, fonte di senso della sua stessa vita. Parole chiave del suo percorso sono libertà dai condizio- namenti del mondo; coraggio di scommettere sul futuro al di là delle possibilità e dei limiti umani; fiducia in una presenza che accompagna e sostiene, anche nella prova e nell’azione. In altre parole, cristiano è colui che sa sperare. Oggi sembra particolarmente diffcile parlare di speranza: la perdita di un orizzonte escatologico (espressa da un generalizzato appiattimento sul “qui ed ora”), il tramontare dell’idea che la storia abbia una direzione, un senso; la confusione super ciale tra speranza e vago sentimento di ottimismo: tutto tende a banalizzare una dimensione umana che ha un respiro in nito, ossia un’esperienza che solo il Risorto può donare.

Bentornati, si ricomincia!

Da ottobre tornano gli incontri di "Pizza e Vangelo", "PassaParola" e "Biblico"

Bentornati! Con molti di voi ci siamo già rivisti dopo le vacanze, in queste prime settimane di settembre. Con tutti gli altri e speriamo con tante altre persone nuove ci ritroveremo presto per pregare insieme la novena in preparazione della ricorrenza di San Francesco. Inizieremo il 25 settembre durante la Messa delle 18.30. Sarà però il mese di ottobre il momento del grande ritorno con la ripresa di tutte le nostre attività di formazione e catechesi. Proseguiranno dunque anche in questo nuovo anno pastorale "Pizza&Vangelo", dedicato ai giovani, universitari e non, tra i 18 e i 30 anni, "PassaParola", la catechesi destinata ai giovani-adulti tra i 30 e i 45 anni e il "Biblico", aperto a tutti, con la lettura orante del Vangelo di Giovanni. Alcuni appuntamenti avranno le stesse modalità dello scorso anno, cambiando solo nei contenuti. Altri saranno rinnovati per offrire una nuova e più attraente proposta.

Camminare nella Risurrezione, oggi!

Dal gruppo dei giovani adulti di Passaparola una riflessione su "Io credo la Risurrezione dai morti e la vita del mondo che verrà".

Di CHIARA LISSIGNOLI 

Camminare è una scelta.

Ci sono molti modi di farlo: da soli, sulla strada, con  lo zaino, con la testa…oppure come abbiamo fatto noi adulti del gruppo Passaparola,  si può camminare con lo Spirito.

Per un anno abbiamo camminato in compagnia: di Gesù, di noi stessi, dei compagni di viaggio e di una preghiera cardine della storia cristiana: il Credo. Preghiera sintetica e profonda che ci ha aiutato, frase dopo frase, a scavare con l’acqua dello Spirito, dentro al nostro credere di discepoli.

Cammino creativo, quello sulle orme di Gesù, perché ti mette in discussione invitandoti a rivisitare ogni volta i tuoi sentimenti, le tue idee e le tue azioni.

Credo: “E il terzo giorno è resuscitato secondo le Scritture”

Gesù è risorto! Sono 2000 anni che queste poche Parole cambiano, alle persone, il modo di leggere la storia... è qualche anno che spingono me a camminare su un sentiero dal quale, già oggi, si scorge l’orizzonte dell’Eternità dentro alla realtà che ci circonda. Al contrario di quanto si possa immaginare è un cammino abbastanza affollato di cristiani e che ha avuto dei precursori illustri, con i quali Gesù ha giocato molto del suo sano umorismo: i due discepoli che camminavano verso Emmaus.

Un viaggio che fa sorridere molto e con ironia ma capace di lanciare domande che scuotono: << Se credi che Io sono risorto, tu? >>

Proviamo a ripercorrere, in tre tappe, l’avventurosa strada di questi discepoli in cerca di qualche ardito suggerimento: "stolti e tardi di cuore"… "resta con noi"... "partirono senza indugio".

Stolti e tardi di cuore. "Stolti", in italiano, è reso più efficacemente attraverso l'espressione "senza testa", inconsapevoli di ciò che accade intorno a loro: Gesù è risorto! E inconsapevoli anche di ciò che accade, di, loro: camminano col Risorto. Provavano un vuoto di senso nella loro vita e a questo dolore si erano abbandonati, avendo già pronunciato la parola fine sull'opera del loro Maestro. Come scrive Benedetto XVI "L'uomo senza una prospettiva eterna rimane chiuso".

Ma poi, Gesù, spiegò di Sé attraverso le Scritture e, ai due, si scaldò il cuore perché capire il senso della vita di Gesù, ha riacceso il senso della loro vita.

Questo ritrovare il senso perduto è così reale che insistono affinché Lui, quella scintilla, non se ne vada: <<Resta con noi>>. Non Lo hanno ancora riconosciuto ma è bastato ascoltare la sua Parola e, ora, sanno di nuovo cosa fare nella loro vita: prima era una storia finita male a condurli per le strade del mondo, adesso, sono loro che tornano a decidere di sé! Decidono di: mangiare con uno sconosciuto; riconosciuto Gesù, saltano la cena, ripartono di notte certi del loro cammino!

Vivere in pienezza ha un solo fondamento: il rapporto con Gesù Risorto, con Dio, unica possibilità per non lasciarsi trasportare dalla corrente ma vivere così liberi da potersi permettere il lusso di decidere di sé momento per momento, nonostante i passi falsi.

Incontrato Gesù Risorto non vi è più menzione dei loro programmi "tristi": nel loro presente cambiano i criteri di decisione attraverso cui i discepoli giudicano la loro vita e scelgono. Cambia l’interpretazione della realtà: Gesù è risorto e dona la sua Vita Risorta nel pane spezzato. Questo cambia il mio universo! Significa che Dio mi ha già salvato, non tocca a me meritarmi la salvezza. Significa che la mia morte, i nostri limiti, non sono l'ultima parola e quindi che Dio, è un Dio fedele e leale: i doni che mi ha fatto (la vita, il mio corpo, i fratelli, il mondo …) non se li riprende.

Vivere diventa la mia possibilità di sentirmi amata, non una prova da superare. Alla luce della resurrezione che Dio condivide con ciascuno nel Pane, la mia vita che ricevo è un’offerta di libertà per sperimentare chi sono io! Il centro della mia resurrezione non è il "come", che non potrò condizionare, ma il "perché", che genera le mie possibilità! Essa è la possibilità di lasciarci amare attraverso i nostri limiti e i suoi doni: limiti che non sono un difetto ma, quel confine indispensabile perché abbiamo delle relazioni e, dentro questi legami, possiamo sentirci amati e amare. Se fossimo autosufficienti, l'amore col prossimo non avrebbe spazio e i legami, inesistenti.

La Resurrezione donata da Gesù è un invito per me, a percorrere lo “stesso sentiero” ma con uno sguardo d’eternità e un cuore sereno perché amato già da prima, quindi, salvo dalla morte. Come afferma un canto della Chiesa "Il Signore è la mia salvezza e con Lui non temo più, perché ho nel cuore la certezza: la salvezza è qui con me!".

Partirono senza indugio. Ed è proprio da questa certezza che riparte, stravolto, il cammino dei discepoli di allora ma anche nei secoli successivi. La risurrezione è un dono nella forma della promessa che sostiene la mia vita perché fondata sulla potenza di Dio che garantisce il mio presente, passato e futuro aprendo a ciascuno la possibilità di camminare facendo del proprio meglio perché è, nella Gioia…di vivere sicuro che “Nessun lasciato è perso”.

“aspetto la resurrezione dei morti”

insieme a chi sceglie di credere, da Figli risorti nel Figlio Risorto, Gesù Cristo, per opera dello Spirito Santo.

 

Cittadinanza, né stranieri né ospiti

«Va' e riferisci al mio servo Davide: Dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? [...] Te poi il Signore farà grande, poiché una casa farà a te il Signore» (2 Sam 7, 5.11).

«Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio,edi cati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi insieme con gli altri venite edi cati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito» (Ef 2, 19-21).

Dalla Lettera a Diogneto

I - Esordio1. Vedo, ottimo Diogneto, che tu ti accingi ad apprendere la religione dei cristiani e con molta saggezza e cura cerchi di sapere di loro. A quale Dio essi credono e come lo venerano, perché tutti disdegnano il mondo e disprezzano la morte, non considerano quelli che i greci ritengono dèi, non osservano la superstizione degli ebrei, quale amore si portano tra loro, e perché questa nuova stirpe e maniera di vivere siano comparsi al mondo ora e non prima. 2. Comprendo questo tuo desiderio e chiedo a Dio, che ci fa parlare e ascoltare, che sia concesso a me di parlarti perché tu ascoltando divenga migliore, e a te di ascoltare perché chi ti parla non abbia a pentirsi. 

Dal 15 ottobre catechesi, silenzio, condivisione

PassaParola è nato due anni fa come percorso di catechesi per giovani-adulti tra i 30-45 anni, su richiesta di molti "ragazzi" che sentivano il bisogno di ritrovarsi intorno alla Parola di Dio, unendo preghiera, formazione e fraternità.
Il primo anno ci siamo soffermati su alcuni aspetti del carisma francescano (discernimento, sequela, minorità…); l’anno scorso abbiamo scelto la lettura e il commento del Vangelo delle Beatitudini (Mt 5, 1-11); quest’anno la nostra riflessione sarà sul “Credo”, il simbolo della fede cristiana. Ogni incontro sarà dedicato a un articolo della nostra professione di cristiani, per comprendere meglio ciò che sta dentro il fondamento della nostra vita e del nostro cammino di credenti.

Fragilità, la forza nella debolezza

«Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi» (2 Cor 4,7).

«”Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”. Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. [...] quando sono debole, è allora che sono forte» (2 Corinzi 12,9-10b).

1. “La” fragilità e “le” fragilità - Fragilità viene da frangere, ossia spezzare, ridurre in frammenti. Fragile è dunque ciò che può spezzarsi. In questo generalissimo livello, fragilità è qualcosa che di per sé non si caratterizza né come problema né come ri-sorsa, ma, più semplicemente, come uno stato o un limite della materia e degli organismi viventi. Tuttavia, circolano diversi termini per dire la fragilità riferendosi a condizioni e situazioni problematiche. In ambito sociale, si parla di marginalità, di precarietà (o provvisorietà), di nuove povertà, di soggetti a rischio, di disagio. 

Il valore della povertà

Una promessa che si realizza oggi: il regno dei cieli

La prima delle beatitudini è anche quella che in qualche modo racchiude in sé tutte le seguenti, o meglio, le suscita; inoltre sono questa e l'ultima (i perseguitati per la giustizia) le uniche beatitudini che sono al presente e promettono il regno dei cieli. Come a dire che se gli afflitti, i miti, gli affamati di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore e gli operatori di pace riceveranno soddisfazione un giorno, sono i poveri e i perseguitati che possono sperimentare già ora la gioia del regno dei cieli. Non è facile comprendere come sia possibile questa gioia, soprattutto se non comprendiamo il significato della povertà evangelica che va spiegato per non confonderlo con un semplice disprezzo dei beni terreni. In che modo bisogna essere poveri?

Indifferenza? Mai!

NON RINUNCIARE ALLA FAME E ALLA SETE DI GIUSTIZIA  

Non rimarrò nel vestibolo, o brucerò all’Inferno, o andrò in Paradiso. Non sarà l'indifferenza a  vincere la mia vita, non lo ha mai fatto finora. Se odiare è un sentimento ammesso, ebbene anche io odio gli indifferenti, quelli che non prendono mai una parte, per paura (e li posso comprendere) o per calcolo (e non li posso proprio sopportare). Io ho sempre preso una parte, di star zitta, di lasciar correre proprio non ce la faccio. E quando prendo parte, ecco che mi sento pienamente “io”. 

Ma beato cosa?

«VEDENDO LE FOLLE, GESÙ SALÌ SUL MONTE...SI MISE A PARLARE E INSEGNAVA: BEATI I POVERI IN SPIRITO»

"Ma beato cosa?... Mi prendi in giro? Hai presente in che situazione mi trovo?". È probabile che molti di voi sentendosi dare del "beato" risponderebbero in modo contrariato. In effetti, se guardiamo a come "girano" le cose dentro di noi e - ancora di più - attorno a noi, tutta questa beatitudine non la vediamo mica.

Meno lupo tra i lupi

FARE SPAZIO ALLA MITEZZA 

All’inizio dell'ultimo incontro fr. Enrico ha posto a tutti una domanda: “Perché chiudersi in un convento la domenica pomeriggio? Quale significato dare a questo momento? Cosa avremmo detto a qualcuno che ce lo avesse domandato? Senza nemmeno pensarci troppo la mia risposta immedita è stata questa: “Per non essere raggiungibile da nessuno, se non da Dio”. Una frase un po’ “rapida”, che usa il linguaggio della vita (mala-vita) di oggi, una esistenza sempre “online” che ti vuole sempre raggiungibile da tutti, in ogni luogo e in ogni momento.

Puoi piangere!

Beati coloro che sono nel pianto, perché saranno consolati

Gesù che sale sul monte e proclama le beatitudini è un chiaro riferimento a Mosè, ed è proprio colui che ha condotto il popolo fuori dall'Egitto e ha consegnato la legge di Dio che Matteo vuole ricordare nella sua narrazione delle Beatitudinio. Tuttavia, vi è una sostanziale ed evidente differenza tra Mosé e Gesù. Mosè riceve la legge da Dio e la consegna al popolo, Gesù da lui stesso la legge, anzi: Gesù è la legge, in quanto è lui la parola stessa di Dio. In Gesù sono incarnate le beatitudini, è lui il vero povero in spirito, è lui l'afflitto, colui che piange, è lui che ha fame e sete della giustizia, è lui il perseguitato...