Domenica 9 giugno si è chiuso il ciclo di apputamenti di quest'anno con le Domeniche Francescane tenute in Santuario da fra Maggiorino e fra Enrico, con una riflessione sul Cantico di Frate Sole

di GABRIELLA
Imparare la via semplice che ci porta a Dio. Questo ci suggerisce San Francesco con la sua vita, questo ci sussurrano le sue parole, piene di amore per Dio e per il Creato. L’ ultimo appuntamento delle Domeniche Francescane, gli incontri mensili tenuti in Santuario sulla spiritualità francescana è stato dedicato al Cantico di Frate Sole (Cantico delle Creature o Cantico di Frate Focu). Uno dei primi componimenti in lingua volgare della nostra letteratura è l’ inno di lode composto da San Francesco, in più momenti, sul finire della sua vita, per tre distinti motivi: a lode di Dio, per dare consolazione a se stesso (nel dolore e nelle tribolazioni che stava vivendo), per edificare il prossimo. Nelle sue strofe troviamo la magnificazione del Creato, da fratello Sole a sorella Morte corporale e la lode a Dio (“Laudato sii mi Signore”) che a noi lo ha donato affinché ne potessimo godere tutti e in abbondanza. Per Francesco ogni creatura “porta significazione di Dio” ed è dimostrazione sensibile e concreta dell’Amore di Dio per noi, un amore senza fine, perché Dio stesso nel suo Figlio Gesù Cristo, fattosi uomo per la nostra salvezza, è Amore per noi. 

Di tutti i temi che questo cantico ha richiamato, uno però mi ha colpito più di tutti. È ciò che senza esagerazioni si potrebbe definire la rivoluzione francescana nella relazione tra noi e Dio. Fra Maggiorino, facendo riferimento ad alcuni episodi della vita di Francesco, ci ha portato a riflettere sul nostro modo di pregare. Preghiamo chiedendo aiuto, preghiamo chiedendo perdono, preghiamo mostrando che cosa possiamo dare a Dio magari per avere qualche cosa in cambio, sempre immersi in ciò che viviamo ora o nella paura di ciò che vivremo domani. inebriati dalla gioia o rapiti e paralizzati dal dolore, senza riuscire, spesso, a guardare oltre, a uscire da questa dimensione. Eppure in quell’oltre c’è il fine della nostra vita, la nostra vera ricompensa, ci sono la Gioia e la Pace, che già ora potremmo percepire: non si tratta di allontanarsi da questo mondo, ma di riuscire a viverlo per quello che è. Francesco ci spiega bene tutto questo. Lui ormai provato dalla malattia, cieco e infermo, prossimo alla morte, chiede ai suoi frati di cantargli il cantico e di poter udire quelle parole che proprio lui aveva lasciato per sollevar se stesso - e tutti gli altri - nel momento della tribolazione. Per Francesco che innegabilmente soffre e a Dio chiede di essere aiutato nulla può essere di maggior consolazione di ciò che Dio ha riservato a tutti gli uomini e per cui tutti dobbiamo rendere grazi, fin da ora - con canti di lode. “Lodiamo il nostro Signore” ci insegna Francesco, anche se ciò che viviamo ci pare impossible da vivere. Non cadiamo nella disperazione di dare al nostro dolore, alle nostre preoccupazioni, finanche alla nostra felicità il tutto della nostra vita che invece questo tutto lo riceverà da Dio. Perché nessuna paura, nessun fatto, nessun momento, anche se il più difficile (Francesco nel dolore fisico lo vive all’approssimarsi del suo transito) potrà mai essere più grande, più bello e più certo di ciò che Dio ha già riservato per noi, e di cui il suo Amore è testimonianza. 

Potessimo noi renderci conto di questo! Lodiamo dunque Dio nelle nostre preghiere, poniamoci in questa nuova e sicura prospettiva, che non ci allontanerà da ciò che viviamo, ma ci farà guardare oltre, facendo diventare il qui e ora reale eternità della vita. Ora e per sempre: questa è la via semplice che Francesco ci ha insegnato, una via non facile, ma una via vera che mette in gioco la nostra effettiva capacità di Amare Dio. Questo ha fatto San Francesco: ha amato Dio e le sue Creature sopra ogni cosa, superando ogni separazione, ogni motivo di distanza, fino ad avere i segni di questo amore impressi nei palmi delle sue mani e nel fianco proprio sotto il suo cuore. Un cuore che anche noi dobbiamo provare ad avere, guardando a ciò che è per noi sopra ogni cosa.

Grazie a fra Maggiorino e a fra Enrico per l’incontro di oggi e per tutti gli altri che lo hanno preceduto dando a chi vi ha partecipato la possibilità non solo di conoscere alcuni tra i passi più belli delle fonti francescane, ma di vivere una educazione spirituale che il carisma francescano - di cui loro sono quotidiana testimonianza ed espressione - rende davvero autentica e unica.