Sentirsi veramente figli di Dio!

 

Durante gli incontri di catechesi proposti lo scorso anno ai giovani adulti abbiamo approfondito i canoni del Credo, il Simbolo della nostra fede. Ecco la testimonianza di Anna. 

di ANNA BRUNOLDI

Ripercorre gli articoli del Credo è stato come seguire un percorso che tocca alcune tappe per giungere ad una consapevolezza maggiore di cosa significa pronunciare Credo; è stato un percorso dal sentirsi figli, fratelli e infine diventare testimoni. E’ interessante pensare che siamo figli e fratelli di Cristo, ma diventiamo testimoni. Questa rimane una  nostra scelta consapevole che nasce dal vivere un esperienza quotidiana di vita con Dio, un esperienza di amore che si conclude con il desiderio di testimoniare queste esperienza a chi ci sta accanto. Essere figli significa definire Dio Padre; la paternità di Dio è stata una scoperta ed ogni giorno si svela, un incontro iniziato tre anni fa e che prosegue ancora oggi e ogni giorno accresce la forza di questo legame, l’essere figlia di Dio, il sentirmi tale. E se siamo figli di Dio, siamo anche fratelli di Gesù e tra noi. Gesù diventa il modello ideale e a cui tendere e posso dire sì io credo in Gesù Figlio di Dio, come vita da imitare, come fratello a cui chiedere consiglio per essere “perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. Credo nello Spirito Santo. Se penso a Dio, a Gesù penso anche ad un “sistema di comunicazione, è un dono, è un movimento che si sperimenta quando si abbandona il desiderio di controllo e ci si affida a Dio.
La prosecuzione del cammino mi porta a desiderare di testimoniare il mio credo. A lavoro condivido le riflessioni che vengono fatte agli incontri, capita di discuterne, ma il lavoro più grande e impegnativo è portare il credo nella vera e propria attività professionale. Sono infermiera da 12 anni… qualcuno mi fa notare che non dico mai faccio l’infermiera ma sono infermiera. Ed è vero, non sento di fare un lavoro, ma che quel lavoro è per me una vocazione, un desiderio con le sue difficoltà, le giornate storte, ma anche tante emozioni che ho vissuto e vivo con i paziente affidati a me. Mi sono domandata se negli anni ho avuto la capacità di vivere in modo concreto la carità che San Paolo raccomanda come fondamento della fede, come sperimentazione concreta della presenza di Dio nella relazione con gli altri, come comunione con Dio. Nel mio lavoro è un esperienza che si ha la possibilità di vivere spesso; nei primi anni trascinata dall’entusiasmo e dal desiderio di imparare ho in parte trascurato la relazione mettendo in atto gesti di carità sull’onda della simpatia per quel particolare paziente o del fine ultimo di portare a casa qualcosa di nuovo. Sono spesso stati i colleghi con cui ho lavorato  a mostrarmi gesti di carità compiuti per compassione, solidarietà, giustizia e che avevano come fine ultimo il sacrificio di sé, del proprio tempo per l’altro. Ora a 34 anni mi trovo ad essere tra le colleghe con maggiore anzianità di servizio e desidero restituire alle colleghe giovani questi insegnamenti, portare a loro la testimonianza di una carità vera, profonda, umile. Forte di questo percorso che mi ha fatto ripercorrere il mio cammino posso dire con una consapevolezza maggiore SI’ IO CREDO e desidero proseguire il mio cammino in una sequela vera, testimoniando agli altri come l’incontro con Dio ha cambiato il mio vivere.

Fede, Testimonianza, Credo

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