Sïa laudato San Francesco

Davide Sottile

Correva l’anno 1876 quando Girolamo Mancini, bibliotecario della biblioteca comunale di Cortona, ritrovò in un sottoscala di Palazzo Casali di Cortona, tra la polvere e i calcinacci, un manoscritto che passò alla storia come il “Laudario di Cortona” (Manoscritto 91 della Biblioteca Comunale di Cortona).

Si tratta del più antico esempio di lingua italiana volgare in musica: troviamo all’interno testi ma soprattutto testi musicati in notazione neumatica su tetragramma (quattro righi e non cinque come il più moderno pentagramma). Il laudario appartenne alla Confraternita di S. Maria delle Laude, operante presumibilmente dalla fine del Duecento in poi presso la chiesa di S. Francesco in Cortona, costruita tra il 1245 e il 1253 dal frate cortonese Elia Coppi, secondo ministro generale dei Minori, e aperta al culto dal 1254. Il volume, che contiene 47 laude musicate, potrebbe avere una datazione tra il 1250 e il 1297 (vedi diversi pareri storici sulla sua origine).
Potremmo definirlo un “libro del cantore”, ossia niente di così diverso dai libretti oggi utilizzati nelle nostre chiese per cantare i canti liturgici, ma appartenente molto probabilmente ad uno dei confrati della Confraternita dei Laudesi, che nel canto si ritrovavano.

Perché Cortona? Siamo nell’attuale provincia di Arezzo, in Toscana, quasi al confine con l’Umbria. Lì San Francesco d’Assisi, a poca distanza dalla città, fondò quello che è stato detto “il primo convento francescano”; lì egli si soffermò più volte e lì vissero alcuni dei suoi primi compagni, San Bonaventura e il cortonese beato Guido, e soprattutto frate Elia, che la tradizione vuole cortonese di nascita e proprietario del terreno su cui sorse il convento. E lì San Francesco dimorò ancora alcuni giorni immediatamente prima del suo beato transito al cielo.
Tra il pavimento e la cripta della chiesa di San Francesco sorgeva - oggi non più visibile e testimoniato solo da pochi elementi architettonici - l’oratorio della confraternita dei “Laudesi”, i quali da principio cantarono per le strade le glorie di Maria e dei santi, con parole vaghe e cantilene incerte, poi cominciarono a radunarsi in quel luogo, sotto la guida dei frati minori. E lì essi si dettero una regola, anche per il canto ora condotto con parole e note ben determinate. Ecco sorgere così, già intorno alla meta del secolo XIII, il nostro “laudario”, formato da “laude”: alcune sono dedicate alla Madonna, altre sono dedicate ai santi, altre ripercorrono le varie fasi del cosiddetto anni circulum, costituito da Natale, Quaresima, Risurrezione, Ascensione, Pentecoste e Trinità, altre riguardano il disprezzo del mondo e l’amore a Cristo.
Con il progressivo affievolirsi e il successivo scomparire della confraternita dei “laudesi”, il prezioso codice rimase per secoli dimenticato nel convento di San Francesco; in seguito è molto probabile che “soppressioni” granducali e napoleoniche lo fecero finire in un sottoscala del Palazzo Casali, dove fu recuperato quasi miracolosamente nel 1876. Oggi il “laudario” costituisce il “pezzo” più famoso e celebrato della biblioteca cortonese, studiato ed ammirato nel mondo.

Breve nota storica

Le ricerche di vari studiosi hanno ormai appurato che tra il Decimo e il Dodicesimo secolo fiorirono in Italia numerose associazioni e confraternite laico-cristiane, ispirate sia dall’esigenza mistica di una più intensa partecipazione al culto, sia, in particolari casi, da sentimenti di reazione contro il costume corrotto del clero. Scopo delle assemblee era quello di lodare e ringraziare Dio attraverso la preghiera, la penitenza e il canto collettivo, strumento di particolare efficacia nell’espressione mistica dei fedeli, da sempre largamente utilizzato nelle associazioni devozionali di ogni genere. La struttura di quelle primitive intonazioni era certamente elementare, impostata su brevi periodi ripetuti più volte, simile a quella dell’inno o della sequenza; ma proprio in queste semplici cantilene, basate su testi in latino, va ricercata l’origine lontana della lauda, canzone spirituale di carattere popolare, nata al di fuori della liturgia, che così tanta importanza ebbe nella vita religiosa del popolo italiano.
Tali canti, naturalmente monodici, dedicati a Gesù, alla Vergine e ai vari santi, furono inizialmente basati su testi in latino. La svolta importante si ebbe nell’adozione del volgare, lingua molto più stimolante, poiché comprensibile a tutti i fedeli. Anche se il passaggio dovette avvenire in modo abbastanza progressivo, è probabilmente a S. Francesco d’Assisi che va attribuito il merito dei primissimi esperimenti di lirica religiosa interamente in volgare: le sue Laudes Creaturarum, componimento in versetti di volgare umbro (noto anche come Cantico delle Creature o Cantico di Frate Sole) costituiscono un celebre esempio del nuovo genere.
La lauda, cantata pubblicamente nelle vie e nelle piazze, esce dunque dall’ambito ristretto delle confraternite e, grazie all’uso del volgare, diventa un efficace mezzo di richiamo alla fede nel popolo. Il messaggio di rinnovamento spirituale promosso da Francesco e dagli altri ordini Mendicanti sorti nel contempo si diffuse con grande rapidità, alimentando la nascita di un nuovo
fervore religioso; d’altra parte gli animi erano ben disposti ad accogliere parole di pace e di speranza, in un contesto storico, quello degli inizi del Duecento, continuamente turbato da violente lotte politiche e gravi disagi materiali e morali. Anzi, la popolazione, ormai stanca e debilitata, seguendo l’esempio di Francesco, sentì il bisogno di dare testimonianza pubblica di carità e di penitenza.
L’esigenza di una maggior perizia nelle esecuzioni e la finalità di uno scambio di repertorio tra le varie associazioni portarono a fare raccolta dei numerosi componimenti: d’altra parte, alla metà del Duecento, la lauda era ormai pervenuta alla sua forma definitiva, quella della ballata profana, dalla quale dovette trarre non poche movenze di ritmo e di carattere; ed era il momento migliore perché fosse elevata, anche attraverso la sua preservazione, da semplice canto devozionale di trasmissione orale a raffinato esempio della più spontanea arte popolare. Sorsero così i famosi laudari, che custodirono la memoria della lauda fino ai nostri giorni. Ma dei circa duecento giunti sino a noi, soltanto due contengono, oltre ai testi, anche le melodie, assumendo per questo un’importanza enorme: il codice 91 della biblioteca comunale dell’Accademia Etrusca di Cortona e il Magliabechiano II.I.122 della Biblioteca Nazionale di Firenze.*

La lauda “Sïa laudato San Francesco”

Essendo le laude parte integrante del nostro repertorio sacro, anche se nato in contesti para-liturgici, esse non possono mancare, neppure ai giorni nostri, di essere conosciute ma soprasattutto cantate, anche all’interno delle liturgie e nelle celebrazioni. Come secoli fa, la lauda conserva ancora la capacità di saper far cantare il popolo con melodie semplici, orecchiabili, facilmente riconoscibli e in particolare in una lingua propria: riconosciamo lì le origini della nostra lingua italiana.

Con l’occasione della ripresa delle attività del coro “Con un Cuore Solo” della fraternità di Canepanova e in preparazione della festa dell’Impressione delle Stimmate di San Francesco, giorno 17 settembre, ho voluto far conoscere o riscoprire un esempio di questo repertorio.
Cosa vi è di meglio nel narrare le lodi a S. Francesco d’Assisi utilizzando un canto che ha una storia di secoli? Ecco a voi quindi la lauda numero 38 del Laudario di Cortona: Sïa laudato San Francesco.
Qui di seguito i fac-simile tratti dalle foto originali del manoscritto e di seguito il testo per esteso.


Sïa laudato San Francesco,
quelli c’aparve en croce fixo,
como redemptore.

A Cristo fo configurato:
de le piaghe fo signato
emperciò k’avëa portato
scripto in core lu suo amore.

Molti messi avea mandati
la divina maiestade
e le gente predicate,
como dicom le scripture.

Intra ‘ quali non fo trovato
nullo privilegïato
d’arme nove coredato,
cavalieri a tant’onore.

A la Verna, al monte sancto,
stava ‘l sancto cum gran pianto;
lo qual pianto li torna in canto
el sarapyn consolatore.

Per divino spiramento
folli dato intendimento
de salvar da perdemento
molti k’eran peccatori.

Quando fo da Dio mandato
San Francesco lo beato,
lo mondo k’era entenebrato
recevette gran splendore.

A laude de la Trinitade
l’ordine tre da lui plantate
per lo mondo delatate
fanno fructo cum aulore.

Li povari frati minori
de Cristo son seguitatori:
de la gente son doctori
predicando sença errore.

L’altre son le pretiose
margarite gratïose,
vergeni donne renchiuse
per amor del Salvatore.

E li frati continenti,
coniugati penitenti,
stand’al mondo santamente
per servire al Creatore.

San Francesco, glorïoso
tutto se’: desideroso
de dio fosti, copïoso,
amoroso cum dolçore.

Per la tua virtude sancta
a Dio data tutta quanta,
questa dolçe lauda canta
di te, Francesco, franco core!

Angelo per puritade,
apostolo per povertade,
martiro per volutade
fosti, per lo grand’ardore.
Mostrò la tua sanctitade
e la pura fidelitade
l’ucelli da te predicate
stando queti et securi.

Penitentia predicasti,
nova regula portasti,
la passione renovellasti,
clara stella de l’albore.

Molti enferme tu sanasti,
cieki et retracti tu sanasti,
morti più resuscitasti
dand’a lor vit’e vigore.

Èi ‘n terra e in mare et in onni lato
sancto savere et provato;
lo tuo nome è invocato
sanitad’ogn’e baldore.

Danne, padre, en donamento
lo tüo ricordamento,
ke lo nostro intendemento
te seguisca guidatore.

O lucerna, sole et luce,
tu ne governa e ne conduce:
sì sia nostro porto et foce
ora, sempre et tutte l’ore.


Inserisco qui una trascrizione in notazione moderna del ritornello della lauda appena presentata.

Se la melodia di questo canto può apparire nota, è perché da esso ha tratto ispirazione Riz Ortolani (nome d’arte del compositore Riziero Ortolani) per scrivere il popolare "Fratello Sole e Sorella Luna" (ndr. Dolce Sentire), per il film omonimo di Franco Zeffirelli. Qui di seguito il testo musicale con le note su pentagramma (volutamente privo di indicazioni di tempo e ritmo) per favorire un più semplice confronto tra le due melodie (in alto “Fratello Sole e Sorella Luna" e in basso “Sïa laudato San Francesco”.

Vorrei soffermarmi brevemente su alcuni aspetti del testo della lauda, tralasciando un’analisi musicologica non pertinente al contesto.
Mi viene da pensare che il ritornello sia quasi scritto per l’occasione della festa del 17 settembre: “quelli ch’aparve en croce fixo”. Potremmo presentare diverse parafrasi del testo: colui che è apparso fisso in croce, vedi le raffigurazioni dell’impressione delle stimmate; o addirittura “crocifisso”, portando i segni delle stimmate come segno della crocifissione; o ancora colui che è apparso come Cristo affisso in croce (“como Redentore”, ossia come il nostro Redentore, al pari del nostro Redentore).
Indubbiamente nella prima strofa troviamo quasi la didascalia del ritornello: fu configurato a Cristo essendo stato segnato delle piaghe (le stimmate). Seconda e terza strofa fanno riferimento alla tradizione, partendo forse da quella biblica dei profeti, fino ai cavalieri dell’epoca (“messi avea mandato”) tra i quali non fu trovato nessuno privilegiato “delle armi nuove” (“Intra ‘ quali non fo trovato nullo privilegïato d’arme nove coredato” ) pronto a combattere il nuovo combattimento della fede nel nuovo annuncio del Vangelo.
Alla quarta strofa sembra che il serafino stesso stia trasportando anche noi sopra il monte della Verna, nel momento esatto in cui il Santo, prima con gran pianto, e poi con un pianto trasformato in canto dalla presenza dell’Angelo Serafino, riceve le stimmate.
E così via il testo prosegue con vari riferimenti alla vita di S. Francesco, dalla sua missione “de salvar da perdemento molti k’eran peccatori”, fino a portare nel mondo “k’era entenebrato” un “gran splendore”. Il testo poetico non poteva mancare inoltre di far riferimento ai tre Ordini (oggi diremmo i Frati, le Clarisse e l’Ordine Francescano Secolare, per l’appunto terz’Ordine) da lui fondati a gloria della Trinità, che continuano a fare nel mondo “fructo cum aulore”.
Lascio al lettore il desiderio di continuare a leggere e comprendere il testo integrale per non dilungarmi troppo.
In occasione della festa dell’Impressione delle Stimmate di San Francesco, giorno 17 settembre, il coro dei giovani “Con un cuore solo” del Convento di Santa Maria Incoronata di Canepanova eseguirà la lauda “Sïa laudato San Francesco” come canto d’ingresso della Santa Messa vespertina.
Mi limito a dire che useremo la forma “ballata” come interpretazione musicale per l’esecuzione della lauda, in cui l’ascoltatore potrà percepire un ritmo nell’incedere del brano.

Invitandovi a partecipare saremo felici di regalarvi un breve ma intenso assaggio di musica medievale: potremo insieme cantare uno dei primi brani giunti a noi di lingua volgare italiana in musica.


* Immagini e testi tratti dall’edizione curata dall’Ensemble Micrologus di Spello (PG) a cura di Edoardo Mirri, Michele Lanari, Adolfo Broegg, promosso dall’Accademia Etrusca di Cortona, assistente di produzione Barbara Bucci. Per ulteriori informazioni sul progetto e sull’Ensemble Micrologus http://www.micrologus.it


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