Lectio II Domenica di Avvento  (anno C)

Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

Lectio II Domenica di Avvento (anno C)

Il vangelo di questa domenica introduce la figura di Giovanni Battista, del quale sentiremo anche nella III Domenica di Avvento; è questa una figura fondamentale per il Tempo di Avvento, tempo di attesa ma anche di preparazione. Infatti il ruolo del Battista è quello di colui che annuncia un avvenimento straordinario, con il suo grido svolge la missione di sollecitare a preparare la via, spianare la strada. 

Dopo un lungo silenzio in cui non c'erano più stati né segni né profeti, Dio parla di nuovo, e l'eco della sua voce, che tuona attraverso le solitudini, annuncia una svolta decisiva della storia del mondo. Con un intervento ultimo che supera e compie le preparazioni antiche, Dio sta per venire.

La Parola che fa irruzione nel tempo riguarda tutti gli uomini. «Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio». Luca raccoglierà ben presto l'eco universale di questa Parola, quando descriverà, nel libro degli Atti, il lungo viaggio e la prodigiosa diffusione del vangelo, da Gerusalemme fino a Roma (At 28,28). 

Dio fa udire la sua voce in mezzo alle voci discordanti della storia. I grandi lo ignorano o lo disprezzano. Ma, prendendo la parola, uomini semplici non cessano di far risuonare l'invito al nuovo esodo dell'umanità verso la salvezza, verso il Cristo. 

Esaminiamo il brano


v. 1-2

1Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell'Abilene, 2sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto

«Nell'anno...»: Il nostro brano inizia con un lungo elenco di nomi, fornito da Luca che ha come obiettivo quello di dare una solida impalcatura storica al suo racconto. D’altra parte, l’evangelista stesso ha esordito il suo vangelo dichiarando il suo intento di fornire un resoconto delle sue «ricerche accurate» circa gli avvenimenti compiuti con l’avvento di Gesù (cfr. 1,1-4).

Sarebbe bastato nominare Tiberio per collocare l’inizio del ministero di Giovanni Battista nell’anno 28-29 d.C.. L’amplificazione di informazioni, con altri nomi e soprattutto riferimenti geografici, ha lo scopo di mettere in evidenza il carattere universale della parola di Dio la cui sovranità non si esercita solo sul territorio proprio degli ebrei, ma si estende anche sul mondo pagano, sull’oikouméne (già in 2,1 «In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra»). Luca è il primo e l'unico evangelista che colloca la storia della salvezza o del Vangelo nella storia di tutto il mondo.

Oltre al’Imperatore e i suoi governatori, vengono elencati anche Anna e Caifa; nel nostro testo vengono detti sommi sacerdoti, al plurale ma nel testo originario viene usato il singolare. Non vi potevano essere due sommi sacerdoti in contemporanea, Anna era in un qualche modo “emerito”, pur godendo ancora di grande prestigio; probabilmente qui Luca vuole denunciare, non troppo velatamente, la situazione corrotta nella quale versava il sacerdozio gerosolimitano; l’ “ex” sommo sacerdote Anna, dopo essere stato in carica dal 6 al 15 d.C., continuò a controllare quella carica e a tenere le fila del potere religioso grazie ai suoi cinque figli e al genero Caifa che successivamente subentrarono nella funzione di Sommo Sacerdote. Caifa, si può dire, visse nell’ombra del suocero Anna.

L’elenco dei personaggi storici è di sette, pagani e giudei. Attraverso il numero sette si indica la completezza della storia, non importa se pagana o giudea, perché sono ambedue un’unica realtà. 

Ora lo scenario è completo: pagani e giudei sono gli spettatori dei grandi avvenimenti che stanno per avere inizio e i destinatari della Parola; anche se possiamo notare come da una parte vi stanno tutte le autorità civili e religiose, dall’altra la parola di Dio che piomba su un uomo che sta nel deserto e predica un battesimo di conversione: Giovanni il battezzatore, egli sarà la voce che mancava alla parola di Dio.

Interessante che questi nomi riappariranno quasi tutti, in un meccanismo ben congegnato, come attori-autori della passione del Signore.

«La parola di Dio scese su Giovanni»: È una espressione solenne. La parola di Dio è la ῥῆμα θεοῦ (rhēma theoû), che richiama lo stile dell'AT Luca considera l'avvenimento uguale a una delle comunicazioni divine fatte ai profeti; l'espressione vuole dunque indicare una comunicazione particolare.

Dopo secoli di allarmante silenzio “la Parola” per eccellenza, viva e dinamica, risuona sulle labbra del profeta che chiude L'AT.

Sono anche altri i collegamenti con i profeti della AT:

«figlio di Zaccaria»: anche la menzione del nome del padre si riallaccia assai chiaramente alla tradizione profetica (Cfr. Is 1,1; Ger 1,1; Ez 1,3; Bar 1,1; Os 1,1 ecc.);
«nel deserto»: Il deserto è l'ambiente dove Giovarmi riceve la Parola. Nella tradizione Biblica il deserto è il luogo tradizionale della manifestazione di Dio e luogo della prova (Cfr. Os 2,16ss; Dt 8,2-4 ecc.).

Il deserto richiama inoltre l'esperienza fondamentale dell'esodo, l'uscita dalla schiavitù verso la libertà e il servizio di Dio. In esso si è formato il popolo di Dio, divenuto popolo nel comune pericolo scampato, nelle comuni difficoltà superate, nella comune meta agognata, nutriti dalla stessa parola e dallo stesso cibo.

Nel deserto non c'è nulla che uno possegga più dell'altro: si è necessariamente uguali, senza bagagli ingombranti, uniti agli altri; ciò che hai in più ti appesantisce il cammino, e, se non è buttato o condiviso, può diventare motivo di divisione e disavventure. Dunque il deserto è il luogo del transito, tempo di rinnovamento, preparazione a rientrare nella vita piena.

 v. 3

3Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati,

 «percorse tutta la regione del Giordano»: la predicazione di Giovanni è itinerante, nel territorio che sta al confine tra Israele e il mondo pagano. La sua proposta non è quindi limitata agli ebrei e, di fatto, Luca non dice come Marco: «Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme» (Mc 1,5) - cioè tutti ebrei -, parla invece delle folle accorse (cfr. 3,7).

«per predicare»: il verbo κηρύσσω (kèryssò), è tipico della predicazione profetica ha il significato fondamentale di: “agire come un araldo”, “proclamare alla maniera di un araldo”

«un battesimo di conversione per il perdono dei peccati»: il battesimo di Giovarmi richiama si il genere delle abluzioni rituali in uso nel mondo ebraico, ma si distingue nettamente da queste. Esso, infatti, è segno non di un qualsiasi bisogno di purificazione, ma di un radicale mutamento interiore, di un ritorno ai pensieri e alla volontà del Dio dell'Alleanza. 

«di conversione»: dal greco μετάνοια (metánoia) = mutamento di pensiero. È senz’altro una traduzione migliore di "penitenza". È una parola cara a Luca; nel mondo greco classico era usata per indicare un atteggiamento interiore circa una condotta (morale o politica) antecedente. Per i grandi padri del deserto "fare metànoia" era fare la "condanna di se stessi''; riconoscere la propria miseria e correggere quindi le proprie colpe e i propri atteggiamenti. 

Notiamo che spesso Giovanni viene presentato come l’araldo che annuncia il castigo imminente: «Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente?» (v. 7), ma è importante porre attenzione sul fatto che introducendo la sua predicazione, Luca spiega la “conversione” con l’espressione “remissione dei peccati” già utilizzata da Zaccaria nel Benedictus per qualificare la salvezza (Giovanni preparerà le vie del Signore per fare conoscere la salvezza al popolo nella remissione dei suoi peccati, cfr. 1,76-77). La sua rimane quindi, nonostante il suo tono aggressivo una predicazione di salvezza, una “gioiosa notizia”, come sottolinea al v.18: «Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo».

Il profeta Osea aveva fatto una profezia che sembra trovare proprio qui la sua realizzazione: 

16Perciò, ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto
e parlerò al suo cuore.
17Le renderò le sue vigne
e trasformerò la valle di Acor in porta di speranza.
Là mi risponderà come nei giorni della sua giovinezza,
come quando uscì dal paese d'Egitto. (Os 2,16-17)

 vv. 4-6 

4com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
5Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
6Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

 «Sta scritto…»: (verbo: γράφω, grápho) un'azione completa nel passato, ma che dura nei suoi effetti fino al presente e tende al futuro.

«Una voce»: è un grido umano, ma non ancora una parola. Un dizionario biblico scrive che la parola greca φωνή (phoné) è probabilmente simile a φαίνω (phaíno), che significa portare alla luce, far risplendere, far luce o brillare, brillare, essere luminoso o risplendente. 

È un’espressione che si richiama al costume antico di un araldo che precedeva il corteo reale in tutte le città e paesi che questi doveva attraversare, bandendo ovunque l'invito a riparare le strade e a riattivare i ponti per rendere più agevole il cammino del re. Infatti viene qui citata la profezia di Isaia (40,3-5)

3Una voce grida:
«Nel deserto preparate la via al Signore,
spianate nella steppa la strada per il nostro Dio.
4Ogni valle sia innalzata,
ogni monte e ogni colle siano abbassati;
il terreno accidentato si trasformi in piano
e quello scosceso in vallata.
5Allora si rivelerà la gloria del Signore
e tutti gli uomini insieme la vedranno,
perché la bocca del Signore ha parlato».


Qui Isaia invitava a far la strada per il ritorno dalla schiavitù di Babilonia. 

Non si tratta certamente di lavori stradali, bensì di un lavoro da compiere sul proprio cuore inorgoglito che con il suo peccato fa da ostacolo alla venuta del Signore. Lo stesso Isaia scrive: 

11L'uomo abbasserà gli occhi superbi,
l'alterigia umana si piegherà;
sarà esaltato il Signore, lui solo,
in quel giorno.
12Poiché il Signore degli eserciti ha un giorno
contro ogni superbo e altero,
contro chiunque si innalza, per abbatterlo,
13contro tutti i cedri del Libano alti ed elevati,
contro tutte le querce del Basan,
14contro tutti gli alti monti,
contro tutti i colli elevati,
15contro ogni torre eccelsa,
contro ogni muro fortificato,
16contro tutte le navi di Tarsis
e contro tutte le imbarcazioni di lusso.
17Sarà piegato l'orgoglio degli uomini,
sarà abbassata l'alterigia umana;
sarà esaltato il Signore, lui solo,
in quel giorno. (Is 2,11-17)

 «Ogni monte e ogni colle sia abbassato»: sottolinea l'esigenza di umiltà, condizione necessaria per accedere al regno di Dio che riempie gran parte del terzo vangelo fin dal cantico esultante di Maria nel Magnificat (Cfr. l,51-53a; 14,11; 18,14). 

«Ogni uomo»: (σάρξ,  sárx= carne; ovvero tutto il mondo, ognuno, tutti) Luca è il solo a prolungare la citazione di Isaia fino al punto in cui è menzionata la salvezza di «ogni uomo», che è il tema sopra ogni altro prediletto dal terzo evangelista.

«vedrà la salvezza»: σωτήριον (sōtḗrion), letteralmente lo "strumento di salvezza"; la salvezza per eccellenza, aspettata con varie sfumature di significato, già espressa nel cantico di Simeone (2,30) e in perfetta linea con la concezione lucana dell’universalità della salvezza messianica. Il vocabolo ricorre qui e alla fine dell'opera lucana (At 28,28: «Sia dunque noto a voi che questa salvezza (sōtḗrion) di Dio viene ora rivolta ai pagani ed essi l'ascolteranno!»), come se Luca avesse voluto creare una inclusione letteraria che caratterizzasse stilisticamente e qualificasse teologicamente tutta la sua opera (Evangelo + Atti). Lo strumento di salvezza è Cristo; contemplato dalla Chiesa come venuto una volta per sempre, ma contemporaneamente come colui che sta qui con noi, che resta con noi, che tornerà da noi. 

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