Sul riposo

fr. Enrico

Quando vai in ferie?
Questa è la domanda tipica dei giorni d'inizio estate.
Un pensiero fisso che ci assilla in questo tempo è quello di ritagliarci dei giorni di riposo.
Ma che cosa vuol dire riposare?
O meglio cosa sta dietro alla parola riposo?
Tanti parlano di staccare la spina, ricaricarsi, uscire dalla routine, evadere dal quotidiano, scappare su un'isola sperduta, vivere dei giorni in cui essere serviti e riveriti...
Ma siamo così sicuri di tornare riposati dopo aver vissuto giorni o settimane di meritate vacanze?
Se osserviamo la realtà, e consideriamo le esperienze raccontateci, o da noi stessi vissute, siamo portati a concludere che tante volte la gente torna più stanca, stressata di prima e, soprattutto, con innalzamento di pressione al pensiero di dover ricominciare un nuovo anno lavorativo, scolastico...
C'è, quindi, qualcosa che non fila liscio nel modo di concepire questo tempo di riposo.
La soluzione al problema non è da ricercare nel tempo estivo ma occorre verificare il modo in cui ognuno di noi vive il proprio quotidiano.
Non possiamo permetterci di demandare a pochi giorni dell'anno un tempo in cui soddisfare i nostri bisogni o realizzare i nostri desideri più veri. Ed evadere o frammentare le forme di approccio alla vita sulla base dei tempi da vivere, non risolve.
Così come non possiamo rimandare al tempo della pensione la realizzazione di tanti progetti che portiamo nel cuore e che per svariati motivi siamo costretti a rimandare a data da destinarsi.
Siamo chiamati a fermarci un momento, o quantomeno a rallentare un po' i nostri ritmi, quotidianamente, proprio per accogliere la vita che ogni giorno ci viene incontro e ci chiede di essere accolta nel nostro oggi.
Il tempo estivo, oltre ai sani momenti di riposo, di svago, di alleggerimento dai ritmi abituali, deve anche consentirci di riprendere in mano le fila della nostra vita per accorgerci di ciò che tiene insieme i tanti aspetti della nostra esistenza.
Questo ci consentirà di fare unità, di riposare, e di non sentirci divisi e frammentati.
Non rimandiamo a domani quello che possiamo fare oggi, ne va della nostra stessa vita.
Siamo chiamati a viver l'oggi, scorgendo i semi del Verbo che il Padre delle misericordie distribuisce con abbondanza, ogni giorno, nella nostra vita.
Alla parola riposo, poi, tanti associano l'aggettivo eterno perché, in tono più o meno scherzoso, collegano il vero tempo del riposo con quello dopo la morte. In questo modo di pensare c'è una profonda verità da accogliere e comprendere: il riposo di cui stiamo parlando, infatti, riguarda strettamente Dio, che ci invita a vivere ogni giorno in comunione con Lui orientando la nostra esistenza al Cristo.
Siamo chiamati, insomma, ad entrare nel riposo stesso di Dio, che consiste nel vivere in profonda comunione con Lui, così da occupare il posto assegnatoci nella creazione.
E l'unico cammino certo che noi conosciamo è quello di seguire il Signore Gesù, ricalcando le sue orme, ovvero provando ad interiorizzare i suoi stessi sentimenti.
Il riposo, quindi, non è da vivere in un ristretto tempo dell'anno o della vita, ma da gustare in ogni momento della nostra preziosissima esistenza.
Allora, non ci rimane altro che entrare in questo riposo e lasciarci abbracciare dal Padre che sempre ci attende e, ancor più, viene continuamente incontro a noi.


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