Sul Compimento

fr. Enrico

C’è una certezza nella nostra vita che non possiamo e non conviene mettere in discussione: tutto procede verso il pieno compimento. Ci colpisce l'espressione del vangelo di Giovanni: “È compiuto!”, per indicare come in una situazione di “fine corsa” il Signore Gesù riesca a vedere un compimento. Una vita piena, bella e autentica non è mai quella che soddisfa le nostre attese, ma quella che realizza le promesse di Dio, il quale desidera sempre e solo il nostro vero bene. Una vita autenticamente vissuta non si misurerà con il computo degli anni, ma col discernere nella nostra vita, giorno dopo giorno, il pieno compimento delle promesse di bene fatte da Dio.
Non possiamo e non vogliamo rassegnarci a subire alcunché, ma vogliamo accogliere tutto e sempre come un dono del Padre che realizza il suo folle progetto d’amore per tutta l’umanità. È bello, consolante, e incoraggia pensare e credere che ogni nostra esistenza arriverà al suo compimento, indipendentemente dal numero di anni che ciascuno si troverà a vivere. Questo perché la nostra vita è custodita nelle mani del Padre il quale, se glielo permettiamo, ci plasma continuamente per realizzare il capolavoro che pur già siamo.
Stiamo parlando della vita dei risorti donataci da Cristo attraverso la sua Pasqua di morte e risurrezione. Siamo chiamati ad accogliere questo dono e a muoverci di conseguenza, nella certezza che, già ora, possiamo vivere da risorti. Nella speranza siamo già tutti salvati, è quindi conveniente vivere la vita di Gesù che profuma di pienezza e di compimento. Possiamo, e vogliamo, far nostro lo sguardo di Dio sulla nostra vita, Egli vede già realizzato quel compimento che noi desideriamo.
Siamo certi che una vita bella è anche dipendente dai punti di vista attraverso i quali scegliamo di guardare il nostro mondo interiore, unitamente a quello esterno che ci avvolge, contiene e circonda. Non perdiamo tempo in visioni catastrofiche che non nutrono la nostra vita e ci inducono a pensare che tutto finirà con la morte. Osiamo invece sperare contro ogni speranza e credere che il bene avrà la meglio contro ogni forma di male. Allarghiamo la nostra ristretta visuale e non lasciamo spazio agli sterili pessimismi alimentati dal nostro ego, essi restringono la nostra prospettiva e ci inducono a credere che tutto sia perduto.
Guardiamo a Colui che fa nuove tutte le cose e procediamo a testa alta, nella certezza che il bene fatto sarà custodito per l’eternità e le relazioni belle che abbiamo vissuto rimarranno per sempre. “Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi” (Ap 1,17-18) ci dice il Figlio dell’uomo. Guardiamo a Lui, fidiamoci di Lui, speriamo in Lui, amiamo Lui, per contemplare la nostra vita che procede verso il suo compimento.


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