Una delle tante persone che frequentano il nostro Santuario e la nostra fraternità ha risposto a questa domanda.

 di GABRIELLA 

Perché andare a Canepanova? Perché è una chiesa che profuma di preghiera! Sì proprio così. Queste parole mi sono venute in mente una mattina della scorsa estate quando, trovandomi in chiesa da sola, mi sono resa conto di tutta la bellezza che questo posto rappresenta per me e, ne sono certa, per molte altre persone. Canepanova è un luogo di preghiera innanzitutto, un luogo di fraternità e di pace soprattutto. Sono di Pavia e conosco questa chiesa da quando sono piccola per la devozione che la mia famiglia ha da sempre per Sant’Antonio di Padova e perché la storica mensa del povero è il cuore della carità cittadina. Non avevo mai conosciuto però la fraternità, né avevo frequentato mai i loro incontri, né ero entrata nel convento. Andavo a messa lì la domenica pomeriggio per poter ascoltare la celebrazione accompagnata dal suono del meraviglioso organo a canne. 

Poi tre anni fa ho rotto il ghiaccio e ho iniziato a parlare con uno dei frati, il caro fra Luca Volonté, e qualche mese dopo, in un periodo in cui sentivo il bisogno di mettermi in ascolto, ho iniziato a frequentare i momenti da loro proposti. Prima gli incontri di catechesi dei giovani adulti, poi le Lectio divine del mercoledì e via via tutte le altre occasioni di preghiera, nei periodi forti e nelle ricorrenze francescane tra cui ricordo, in particolare, la Veglia del Transito nella notte tra il 3 e il 4 di ottobre, una celebrazione che ti avvolge con tutta la dolcezza, la bellezza e le la semplicità del carisma francescano. 

La cosa però che mi ha attirato di più e che mi ha fatto desiderare di tornare è stato ciò che ho ascoltato. La Parola di Dio con cui i frati ti accolgono e ti accompagnano prima che predicata è vissuta, avendo di fronte tutti noi, ognuno con le proprie umane fragilità. Non è mai dottrina che opprime ma discernimento che libera, non è mai imposizione ma un invito ad aprirsi all’ascolto, non è mai una Parola che si lascia un momento dopo averla udita, ma una Parola che si vuole portare con sé, insieme alla pace che essa dona e che i frati non mancano mai di augurarti dicendo: “Il Signore vi dia la sua Pace!”. Dopo tanti anni è stato bello averlo scoperto.