Il racconto del pellegrinaggio dello scorso maggio ad Assisi e alla Verna, una vera "esperienza del cuore"

DI GRAZIELLA 

Non è possibile in poche righe palare di tutto quanto abbiamo visitato e gustato, perciò torno con il pensiero ad alcuni luoghi che mi sono rimasti cari.
Tappa d'obbligo per il nostro itinerario è stata la Basilica di Santa Maria degli Angeli che racchiude la Porziuncola. È proprio qui che Francesco, eremita e pellegrino di solitaria preghiera e predicazione nel mondo, ottenne dal Papa il permesso che chiunque l’avrebbe visitata avrebbe potuto ottenere l'indulgenza plenaria, vale a dire fosse liberato dalle colpe e dalle pene di quanto commesso dal giorno del Battesimo.
Io sono felice di averla acquistata insieme ad altre pellegrine come me recitando il Credo e una preghiera per il Santo Padre e attraverso la santa Confessione che ho vissuto l’indomani alla Verna. Sempre a Santa Maria degli Angeli, la seconda sera del nostro viaggio, si è svolta e snodata attorno alla Basilica la processione con le fiaccole accompagnata dal canto "Madonna degli Angeli" a cui anche noi abbiamo partecipato con devozione, meditando le parole della preghiera veramente universale, cioè rivolta a tutti e per tutti. Del pellegrinaggio mi ha colpito anche la chiesa di San Damiano dove Francesco compose il Cantico delle Creature e dove udì la voce del Crocifisso che gli intimava "Va' e ripara la mia chiesa". Fu proprio San Damiano, che il fraticello inizio a restaurare, ad ospitare Chiara e le sue consorelle prima che sorgesse la chiesa a lei dedicata sulla rocca di Assisi e dove sono conservate le sue spoglie. Nel convento attiguo alle Clarisse abbiamo visto il refettorio dove quotidianamente si riuniscono anche con momenti di silenzio e di preghiera e il punto dove Santa Chiara è spirata.
Infine ciò che mi ha toccato il cuore è stata la visita alla Verna. Il freddo della giornata, dovuto anche al fatto di trovarci più in alto sui monti, le rocce e i boschi poco lontani mi hanno fatto riflettere sul grande amore che Francesco nutriva per nostro Signore: nel raccogliersi in preghiera non sceglieva luoghi comodi e sicuri, ma i giacigli più scomodi, nascosti e silenziosi. Qui Francesco ricevette le stimmate e io ho percepito che lì è ancora più viva la sua presenza e la sua spiritualità resiste ai rumori del turismo di massa. Ora lascio agli altri pellegrini rievocare nella propria mente altri punti francescani che li hanno colpiti.
Desidero solo ringraziare fra Enrico per il buon esito del pellegrinaggio da lui organizzato e fra Daniele, il nostro "cicerone", infaticabile e preparatissimo, l'autista del pullman che ci ha accompagnato, le mie compagne di camera e di viaggio.
Posso concludere dicendo che tornerei ancora volentieri in altri luoghi "santi", che trasudano di spiritualità e di carisma francescano per vivere - ricordando le parole di Fra Enrico - "un' altra nuova esperienza del cuore".