In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». (Mc 1,12-15)

Ritrovare l'armonia

Con il rito dell’imposizione delle ceneri e l’invito alla conversione a credere nel Vangelo, mercoledì scorso è iniziato il tempo forte della Quaresima, parola che ricorda i quaranta giorni che ci separano dal Triduo pasquale. E quaranta sono i giorni che Gesù trascorse nel deserto dove fu sospinto dallo Spirito Santo, così come ascoltiamo nella I Domenica di Quaresima. Il deserto nella parola di Dio, nella sua duplice valenza. Da una parte il deserto è il luogo della non vita o quantomeno della vita difficile, della penitenza, della prova. Ma il deserto è anche il luogo della preghiera, dell’incontro con Dio, del fidanzamento (come ci dice in modo esplicito il libro del profeta Osea 2, 16 ma anche Geremia 2,2). Potremmo considerare anche un terzo luogo rappresentato dal deserto: la nostra interiorità. In questo caso il deserto in cui siamo sospinti è quello che si trova dentro di noi e che - in realtà - vorremmo molte volte evitare perché non sempre, in quel luogo, ci troviamo a nostro agio.
L’evangelista Marco, che ha scritto il vangelo che leggiamo in questo anno B, condensa in soli due versetti quello che Matteo spiega in undici versetti e Luca in tredici versetti. Nella sua estrema sinteticità, Marco, che non dice neppure in cosa sono consistite le tentazioni subite da Gesù, usa termini molto forti per dire come lo Spirito Santo non abbia semplicemente condotto o guidato Gesù nel deserto ma lo ha letteralmente cacciato, così dovremmo tradurre il verbo che nella nostra bibbia è riportato con «sospinto». Questo verbo è davvero forte, al punto che è il medesimo usato quando si descrivono la cacciata dei demoni negli esorcismi. Ma a questa forza violenta dello Spirito corrisponde comunque la docilità di Gesù.
I quaranta giorni ricordano anche i quarant’anni nel deserto del popolo d’Israele, uscito dall’Egitto, per giungere alla Terra promessa, così come i quaranta giorni e notti che Noè trascorre nell’arca a causa del diluvio, i quaranta giorni in cui i cittadini di Ninive fanno penitenza nel libro di Giona, gli anni dei regni di Saul, di Davide di Salomone. Il numero quaranta esprime innanzitutto un tempo giusto per arrivare a maturità. Sono anche i giorni durante i quali Gesù risorto istruisce i suoi, prima di inviare lo Spirito. Come dicevo, Marco non ci dice il tipo di tentazioni a cui il diavolo (che qui è chiamato satana, che significa nemico, avversario) sottopone Gesù. Si potrebbe pensare che questa omissione sul numero e il tipo di tentazioni sia motivata dal fatto che tutta la vita di Gesù sia costellata da tentatori e da tentazioni. Sono tentatori di Gesù: i farisei, i discepoli stessi, i familiari, fino sul golgota uno dei condannati con lui alla croce.
Poi abbiamo questa immagine di Gesù che nel deserto se ne stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.Nella tradizione giudaica, il primo uomo, Adamo, prima del peccato se ne stava tranquillamente in compagnia di ogni animale selvatico ed era servito dagli angeli. Allora Marco ci dice che in Gesù si è ritrovata quell’armonia iniziale. Si può considerare riaperto il Paradiso. Ma oltre a questa notizia che sarà proclamata con l’annuncio del compimento del tempo e del fatto che il regno di Dio è vicino (nel senso non di avvicinato semplicemente, ma è ora qui presente totalmente), la vicinanza agli animali selvatici e il servizio degli angeli ci dice che entrando in quel deserto, è ora possibile, con Gesù, riappacificarsi con tutto ciò che temiamo, con quello che ci fa paura, non solo fuori di noi ma anche dentro di noi, e possiamo fare esperienza in questo deserto della presenza e dell’intervento di Dio che si manifesta attraverso i suoi angeli. Allora comprendiamo che la Quaresima è per noi questo tempo donato, nel quale possiamo con fiducia e gioia, affrontare quel tempo che ci prepara all’incontro con il Risorto che avverrà non più in un deserto ma nel giardino fiorito della risurrezione.

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