Lectio III Domenica di Pasqua (Anno B)


Il corpo risorto

III Domenica di Pasqua (anno B)

I giorni scorsi, abbiamo pubblicato sulle pagine del nostro sito, un bel contributo di una nostra giovane sorella francescana, Chiara, della fraternità GiFra di Pavia. Chiara inizia la sua riflessione con queste parole:

«Quando mi soffermo sul tema della fede e della spiritualità penso a un percorso di crescita, maturazione e redenzione dell’anima che possiamo compiere seguendo le indicazioni del Vangelo e l’esempio di santi e beati mostratoci in centinaia di anni di storia cristiana... Eppure, pensando a tutto questo, mi capita di non riuscire ad afferrare veramente la buona notizia consegnataci da Gesù qualche migliaio di anni fa: è come se i punti di riferimento e le aspirazioni fossero chiare, ma appaiono molto distanti e forse a volte troppo idealizzate e irraggiungibili» (*).

Questa “onesta” dichiarazione di difficoltà ad unire i punti delle aspirazioni con la realtà, è una questione cruciale della nostra vita di fede. È la difficoltà nel comprendere – e quindi credere – che la fede ha a che fare con la nostra vita sensibile; la risurrezione è un fatto reale, tangibile; il Risorto, non è uno spirito ma Gesù nel suo corpo, a tal punto che si fa toccare e mangia con i suoi discepoli.

Riprendendo il post di Chiara, una delle questioni di questo vangelo, forse la più importante è quella del corpo.

I versetti evangelici, di questa domenica seguono e completano l’episodio di Emmaus, dove Gesù risorto ha camminato con i due discepoli, e dopo essersi seduto a tavola con loro spezzò il pane e lo diede loro. Alla sera di quel giorno, avviene una nuova apparizione del Risorto. Forse dovremmo abituarci a non usare più il termine “apparizioni”. Sarebbe meglio dire “incontri” con Gesù risorto, o forse raccontare il suo “darsi a vedere”, svelando il proprio mistero nella misura in cui i discepoli possono recepirlo.

Per i cristiani provenienti dalla cultura greca (e tra essi ci siamo anche noi), era comune credere che lo spirito vivesse separato dal corpo dopo la morte. Per gli evangelisti, era quindi necessario precisare che Gesù risorto non è uno spirito senza corpo e che non appartiene più al regno dei morti, come gli spiriti. Per questo, nel racconto di apparizione, si insiste sul vedere, mangiare, toccare.

Rileggiamo ora il brano, cercando di esaminarne il contenuto

vv. 35-38

35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
36Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?

Questi versetti collegano quanto segue con la pericope dei discepoli di Emmaus. Utile, però leggere anche i due versetti precedenti:

«33btrovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!».

Quindi, i due discepoli si affrettano a tornare a Gerusalemme, pieni di entusiasmo, per comunicare del loro incontro; giunti presso gli altri discepoli, vengonoi a sapere che la notizia della risurrezione è giunta anche lì. Due particolari. Il primo è che prima che i discepoloi di Emmaus raccontino l’esperienza dell’incontro con il Risorto, si nomina prima dell’apparizione a Simone, che diventa così il testimone principale del Risorto. Altra particolarità è che usando, Luca, l’espressione «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone», utilizza una delle più antiche formule di fede apostoliche.

«35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane».

Luca sottolinea i temi, a lui cari, del cammino e del riconoscimento.

L'espressione «spezzare il pane» (in greco: κλάσει τοῦ ἄρτου - klàsei tu àrtu; reso in latino con: fractio panis) costituisce il termine tecnico più antico, adoperato dalla comunità cristiana per indicare la celebrazione eucaristica.

v. 36

36Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».

«stette in mezzo a loro»: Come nel vangelo di domenica scorsa (cfr. Gv 20,19.26), anche Luca adopera un semplice verbo ( ἔστη - éste) per indicare la presenza di Gesù che, in piedi, si colloca al centro del gruppo. Così facendo non si accenna a nessuna «apparizione» miracolosa.

«Pace a voi»: Ancora come in Giovanni (cfr. Gv 20,19.21.26), anche Luca riporta il saluto iniziale di Gesù nella forma «Pace a voi». La «pace» rappresenta l'evento messianico stesso. Con questo saluto, Gesù comunica l'effetto dell'opera da lui compiuta nella sua Pasqua di morte e risurrezione.

v. 37

«37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma».

«sconvolti e pieni di paura»: Qui troviamo una grande differenza rispetto a Giovanni. Mentre nel quarto vangelo, l’effetto del manifestarsi del Risorto è la gioia, in Luca i discepoli sconvolti e terrorizzati. Questo stato d’animo, si spiega con il fatto che i discepoli reagiscono animati da un cuore ancora troppo umano davanti al Risorto. Infatti «credevano di vedere un fantasma ».

La parola,che traduciamo fantasma è pnèuma (ricorre due volte, qui e al v. 39) ed ha vari significati. Esso può indicare lo "spirito'' vitale di una persona, il soffio, il vento, l'anima, lo Spirito Santo. In questo caso ha, però, il valore di "fantasma, spettro", qualcosa di simile a quello che il re Saul vide quando si reca dalla negromante di Endor per evocare lo spirito del profeta Samuele (cfr. 1 Sam 28).

Luca vuole mette in guardia il lettore da una concezione della resurrezione quasi fosse un evento medianico o parapsicologico. Si vuole affermare e dimostrare che i discepoli non hanno visto uno spirito. La risurrezione di Gesù è avvenuta nel «suo vero corpo».

v. 38

«38Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?»

«sorgono dubbi nel cuore»: Il termine «dubbi» è la traduzione di διαλογισμοὶ - dialoghismoi che significa il ragionare con se stesso, o al limite uno scambio verbale. Gesù, intende dire che il tanto (solo) parlare di quell'evento non fosse sufficiente a comprenderlo e accettarlo (cfr. “Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?» 24,17).

vv. 39-43

«39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». 40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43egli lo prese e lo mangiò davanti a loro».

Gesù dimostra di essere proprio lui e lo fa in tre momenti:

  1. i discepoli possono guardare le cicatrici delle mani e dei piedi del risorto (cfr. Gv 20,20);

  2. i discepoli possono toccare il risorto;

  3. il risorto mangia davanti ai discepoli.

Dobbiamo avere ben presente che la resurrezione di Gesù è tutt’altra cosa di quella di Lazzaro. Infatti il Risorto non è subito riconoscibile come Gesù di Nazaret, Maria di Magdala all'inizio lo scambia con il custode del cimitero, i due di Emmaus con un viandante.

La risurrezione di Gesù (e quella che sarà per ognuno di noi) non è “semplicemente” un ritorno alla vita come erta prima della morte (come invece è stato per Lazzaro, e per tutti i resuscitati). La resurrezione di Gesù non è “all’indietro” ma “in avanti”. Si tratta di un passaggio a un nuovo modo di essere.

Anche se la resurrezione di Cristo è un evento in rapporto con la storia (il corpo, le cicatrici, il cibarsi sono segno di una realtà storica), tuttavia supera la categoria di «evento storico»; tocca il nostro mondo, ma la sua realtà piena è al di là di questo mondo.

v. 41

41Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?»

«per la gioia non credevano»: Come dire, «troppo bello per essere vero!».

v. 43

«mangiò davanti a loro»: Per Luca è importante il fatto che gli apostoli abbiano mangiato con Gesù dopo la sua risurrezione dai morti (cfr. « non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti» At 10,41).

È proprio da questa condivisione della mensa con il Risorto che nasce per la comunità cristiana la prassi eucaristica, come reale - anche se sacramentale - continuazione dell'originale «mangiare con il Risorto».

v. 44

44Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi».

«queste le parole»: All’apice dell’incontro vi è la parola di Gesù che spiega il senso di ciò che è avvenuto, richiamando le parole che aveva già rivolto loro durante la vita terrena, ma che i discepoli non avevano ancora accolto e capito.

«bisogna»: viene sottolineata una necessità teologica. La morte e la resurrezione di Gesù è l'adempimento delle scritture sacre.

v. 45

45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture

Solo la grazia e la potenza del Risorto possono «aprire» la mente umana e permettere di capire in profondità la Bibbia, in quanto Parola e Progetto di Dio: è la continua presenza del Cristo in mezzo all'assemblea eucaristica dei discepoli che rivela loro lungo i secoli il senso delle Scritture.

vv. 46-47

46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.

Vengono elencati tutti gli elementi costitutivi del kerygma apostolico (passione, morte e resurrezione) ai quali si aggiungono, l'annuncio della conversione e della remissione dei peccati nel suo nome.

v. 48

«Di questo voi siete testimoni».

L'affermazione contiene una costatazione e un impegno

  1. la costatazione: coloro che hanno visto il risorto lo possono anche testimoniare;

  2. l'impegno: i testimoni non sono liberi di testimoniare o meno, essi hanno «l'obbligo» di rendere giustizia.

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