Il custode della nostra vita

Chiara Iozzi

Quando mi soffermo sul tema della fede e della spiritualità penso a un percorso di crescita, maturazione e redenzione dell’anima che possiamo compiere seguendo le indicazioni del Vangelo e l’esempio di santi e beati mostratoci in centinaia di anni di storia cristiana. Di queste persone ci sono rimasti i pensieri, le preghiere, i racconti e le meditazioni che sicuramente aiutano a costruire e modellare nella nostra mente lo stile e il carisma di vita che vogliamo seguire nella nostra esistenza. Eppure, pensando a tutto questo, mi capita di non riuscire ad afferrare veramente la buona notizia consegnataci da Gesù qualche migliaio di anni fa: è come se i punti di riferimento e le aspirazioni fossero chiare, ma appaiono molto distanti e forse a volte troppo idealizzate e irraggiungibili.
Partecipando agli ultimi incontri della Gi.Fra. mi sono resa conto di quale era l’anello mancante in tutto questo sistema che era talmente perfetto da sembrar non dare speranza a una principiante come me. Non mi sarei mai aspettata che ciò che stavo cercando per vivere veramente il Vangelo fosse, in realtà, il mio corpo! Può sembrare strano, o addirittura fuori luogo, accostare la parola “fede” a “corpo”, e invece non ci rendiamo conto che senza quest’ultimo non riusciamo a cogliere consapevolmente ed essenzialmente la bellezza della vita che abbiamo ricevuto in dono.
Noi siamo al mondo con un corpo, e questo corpo è tempio dello Spirito Santo (1Cor 6,19) cioè il mezzo per stare con e nel Signore. E allora che fai, non vuoi rendere bello questo corpo? In questa prospettiva, prendersi cura di se stessi ed essere belli e attraenti al meglio delle nostre possibilità, con pudore, si traduce in una lode quotidiana a Dio e in una conferma del nostro voler stare con Lui.
Dio si è fatto carne per abitare in mezzo a noi, e Gesù ha spezzato il suo corpo e condiviso il suo sangue per la nostra salvezza eterna; attraverso il corpo è iniziata una nuova relazione di alleanza, ed è con la lavanda dei piedi che Gesù ci indica a cosa siamo chiamati. Il corpo ci identifica come unici, ed è il mezzo con il quale ci presentiamo agli altri e siamo coinvolti nelle relazioni; è con la nostra presenza fisica che ogni ideale d’amore si plasma nella nostra quotidianità aiutandoci a capire cos’è, questo Amore.
Credo, purtroppo, che non siamo educati a vederci come un “uno” di anima-emotività-corpo, e tendiamo sempre a separare e a sminuire i segnali del corpo rispetto a quelli che sentiamo nel cuore, e questo eccessivo sentimentalismo ci allontana dalla realtà, rendendola più sterile e non vissuta. Già dal concepimento nel grembo di nostra madre tutto era un’unica essenza, un’unica cellula dalla quale si è sviluppato ogni singolo tessuto e organo di cui siamo composti, e questa unione primordiale di ogni parte di noi mantiene una memoria intrinseca, una connessione profonda e delicata che non siamo abituati a valorizzare perché troppo spesso viene repressa e sminuita.
Quante volte ti capita di sentirti stanco e stressato per il lavoro o lo studio, e forse per orgoglio di mostrarti sempre all’opera preferisci scavare nella profondità delle tue energie pur di andare avanti? E perché non guardi invece il tuo viso che è diventato meno luminoso, la cura di te stesso che si è ridotta all’essenziale, quei chili in più che ti appesantiscono e che non ti sai spiegare? Non sono forse importanti, perché fanno parte di te come la tua mente e i tuoi pensieri? Non sono segni evidenti esteriori di ferite e difficoltà della tua essenza più profonda? Abbiamo mai pensato che spesso per migliorare il nostro rapporto con gli altri, piuttosto che discorsi e parole profonde, ci sarebbe più utile ascoltare i segnali del corpo, perché è esso il mezzo attraverso il quale riusciamo a donarci concretamente a chi ci è intorno?
San Francesco aveva sperimentato una visione santa e benedetta del corpo quando nel Cristo crocifisso di San Damiano scopre e accoglie veramente l’Amore concreto di Dio che è donazione, è consegnare il proprio corpo. In quell’episodio il santo di Assisi sente di restituire il dono del Corpo, per lui immeritato, condividendo il suo con la gente di quel tempo, fino a raggiungere il pieno compimento nell’incontro con i lebbrosi: “Ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo” [FF110].
Se ci pensi, ogni momento importante della vita si imprime nei nostri ricordi solo se mettiamo a disposizione, come un dono, la nostra corporalità: gli abbracci e il calore dei nostri genitori, il primo bacio, i contatti intimi con le persone che amiamo, la mano tesa per farci rialzare. Il corpo però si fa anche custode delle nostre ferite e cicatrici, non per ricordarci incessantemente quanto siamo imperfetti o deboli, ma per mostrare che rimaniamo una preziosa e unica bellezza nonostante (anzi, grazie a) i segni e macchie che la vita disegna sulla nostra pelle.
Presenta sempre il tuo corpo al meglio, per te e per l’incontro con gli altri: esso sarà il più autentico testimone e custode della tua vita che è meravigliosa e ancora tutta da scoprire.

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