Sulla Libertà

fr. Enrico

Tutti noi desideriamo essere liberi, vivere senza condizionamenti di sorta, librarci sulle ali del vento, trascorrere con leggerezza i nostri giorni senza essere costretti da niente e da nessuno a fare quanto non vogliamo.
Distinguiamo, innanzitutto, libertà da libertinaggio: libertà non è ciò che si vuole, ma fare quanto è bene e giusto in vista di un bene che vada oltre, in un cammino di esodo da noi stessi.
La libertà della quale vogliamo parlare è di ampio respiro, abbraccia un orizzonte molto vasto e spazioso, trascende il nostro ristretto campo d'azione, apre scenari infiniti ed inediti. La persona libera si mantiene aperta alla novità che la Vita ogni giorno le presenta e se ne lascia stupire; non rimane prigioniera delle proprie ideologie ma pone al centro l'uomo e il suo vero “ben-essere”.
Dobbiamo riconoscere di essere prigionieri delle nostre stesse parole, delle tradizioni, di molteplici condizionamenti e delle tante affermazioni che ci raggiungono come un fiume in piena ogni giorno. Serve un cammino di liberazione, che liberi la nostra vera libertà, che ci permetta di essere quel che siamo nel profondo: “Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,31-32). C’è un forte e pressante invito da parte di Gesù a fare spazio alla Parola, perché sia questa a liberarci dalla menzogna, sempre pronta ad allontanarci da Colui che desidera farci uscire dall’Egitto in cui ci troviamo, cioè dallo stato di prigionia e di schiavitù.
Il Signore Gesù ci libera dall’inganno dell’antico serpente il quale presenta un’immagine diabolica di Dio: antagonista dell'uomo e non partner affidabile. Sulla base di questa visione distorta tantissime persone sono tenute in pugno dal Diavolo, esse credono che Dio sia geloso della propria vita beata e tema di condividerla con la sua creatura. Il Cristo, invece, morirà per mostrare come il Padre ci ama.
Ancora, il Maestro ci libera dalla paura della morte, noi possiamo, così, vivere questo passaggio con l’atteggiamento dei figli, ovvero di coloro che vedono in questo momento, certamente non facile, la porta per accedere all’unione con Dio Padre. Questo atteggiamento confidente ci permette di percorrere un cammino di liberazione da tutto ciò che allontana dalla vita vera che il Figlio è venuto a donarci e, così alleggeriti, poter accedere al trono della Grazia.
Questa libertà, conquistata per noi da Cristo con la sua morte in croce, non deve però diventare un pretesto per vivere secondo la carne, ma secondo lo spirito, e fare della nostra vita un dono per gli altri. Proprio come ha fatto il Maestro il quale, prima di celebrare la sua Pasqua, depose le vesti e, cinto di un asciugatoio, scelse liberamente di lavare i piedi dei suoi discepoli quale ultimo libero gesto di amore e di donazione.


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