La coppia, frutto dell’amore di Dio, è manifestazione efficace, segno sacramentale di questo amore.

In Amoris Laetitia, Papa Francesco scrive che «quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si “rispecchia” in essi, imprime in loro i propri linamenti e il carattere indelebile del suo amore… Questo comporta conseguenze molto concrete e quotidiane, perché gli sposi, in forza del Sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei» (cfr. AL 121).

È bene riconoscere che due persone limitate non possono riprodurre in maniera perfetta l’unione che esiste tra Cristo e la sua Chiesa. Il matrimonio e l’amore che lo alimenta, implicano «un processo dinamico, che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio» (GPII, Familiaris consortio, 9).

 

Dalla Prima lettera ai Corinzi 13,1-4

1Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi la carità,
sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.

2E se avessi il dono della profezia,
se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza,
se possedessi tanta fede da trasportare le montagne,
ma non avessi la carità, non sarei nulla.

3E se anche dessi in cibo tutti i miei beni
e consegnassi il mio corpo per averne vanto,
ma non avessi la carità,
a nulla mi servirebbe.

 

Tutti i doni che si possono possedere non servono a nulla se non si possiede il principale tra i carismi, capace di metterli a frutto, di farli funzionare. È l’amore. La parola “amore”, pur frequentissima nel nostro parlare, appare molte volta sfigurata.

Continuando la lettura di San Paolo, proviamo a capire quali sono le qualità del vero amore, proprio per inserirci in quel percorso che conduce alla progressiva integrazione dei doni di Dio.

 

Amoris Laetitia n. 89-90

CAPITOLO QUARTO
L'AMORE NEL MATRIMONIO

89. Tutto quanto è stato detto non è sufficiente ad esprimere il vangelo del matrimonio e della famiglia se non ci soffermiamo in modo specifico a parlare dell’amore. Perché non potremo incoraggiare un cammino di fedeltà e di reciproca donazione se non stimoliamo la crescita, il consolidamento e l’approfondimento dell’amore coniugale e familiare. In effetti, la grazia del sacramento del matrimonio è destinata prima di tutto «a perfezionare l’amore dei coniugi» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1641).

. Anche in questo caso rimane valido che, anche «se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe» (1 Cor 13,2-3). La parola “amore”, tuttavia, che è una delle più utilizzate, molte volte appare sfigurata (Cfr. Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est, 2).

Il nostro amore quotidiano

90. Nel cosiddetto inno alla carità scritto da San Paolo, riscontriamo alcune caratteristiche del vero amore:

«La carità è paziente,
benevola è la carità;
non è invidiosa,
non si vanta,
non si gonfia d’orgoglio,
non manca di rispetto,
non cerca il proprio interesse,
non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell’ingiustizia
ma si rallegra della verità.
Tutto scusa,
tutto crede,
tutto spera,
tutto sopporta» (1 Cor 13,4-7).

Questo si vive e si coltiva nella vita che condividono tutti i giorni gli sposi, tra di loro e con i loro figli. Perciò è prezioso soffermarsi a precisare il senso delle espressioni di questo testo, per tentarne un’applicazione all’esistenza concreta di ogni famiglia.

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